La scelta della solitudine come forma di appartenza, contro un isolamento testimoniale circondato da tanti guardoni…

By | Luglio 7, 2026

Ho imparato sin da molto piccolo a farmi amica la solitudine, alla quale appartengo anche se sono una persona sociale e capace di relazioni amicali ma, chiaramente, non dipendo dal bisogno degli altri o dalla necessità di essere apprezzato o riconosciuto in qualche ruolo diverso dal mio semplice essere un solitario; un sostantivo che mi è sempre stato attribuito sin dalle prime pagelle scolastiche e fino alle note caratteristiche, oltre che in un rapporto informativo alla autorità giudiziaria per i fatti del 1986.

Paradossalmente durante la prigionia del 1988 la cella d’isolamento è stata per me il momento migliore, durante il quale ripassavo a mente le letture leopardiane ivi perfino l’infinito per scongiurare il timore del tempo da trascorrere ai ferri.

L’isolamento è invece una condizione imposta da una società spesso viziata dal pregiudizio e dalla omertà, oltre che dalla situazione nella quale ho scelto di essere tale, isolato, per tutelare le mie testimonianze e soprattutto la mia indipendenza; ove le prime sono eventualmente d’interesse delle AA.AA. ma la seconda è tutta mia e la tutelo proprio con l’appartenenza alla solitudine.

Percorsi testimoniali apparentemente ignorati ma progressivamente richiamati dalla quiete mossa dai misteri irrisolti, i quali attirano una ampia massa di guardoni in attesa della mia fine, pronti allo stesso tempo ad applaudire una eventuale caduta in disgrazia che il riconoscimento del mio aver tutelato lo Stato e la verità.

Proprio questo, mi spinge da tempo a rinunciare ai banchetti dei saccenti per ritrovarmi con la mia numerosa Famiglia tra mare e montagna, ove esprimere le nostre emozioni con quella pubblica riservatezza che traspare dai nostri visi sempre protesi a vivere il qui ed ora pur buttando un occhio verso il futuro.

Purtroppo, nel nostro strano Paese, è il passato delle verità nascoste che è ancora miope.

Talor m’assido in solitaria parte, sopra un rialto, al margine d’un lago, di taciturne piante incoronato quando il meriggio in ciel si volve, la una tranquilla imago il sol dipinge ed erba o foglia non si crolla al vento, e non onda incresparsi, e non cicala strider, nè batter penna augello in ramo, nè farfalla ronzar, nè voce o moto. (Giacomo Leopardi, la vita solitaria).

F.P.

USA LA TRANSAZIONE ON LINE, LA RICARICA POSTEPAY O IL BONIFICO ISTANTANEO