Il sequestro dello Stato da parte della Falange Armata e due parole per spiegare che cosa era questa “invisibile presenza”…

By | Luglio 7, 2026

Nei giorni scorsi, mentre ero in Sicilia e da Trapani mi stavo recando alla procura di Caltanisetta, proprio mentre ero nella città a forma di falce ho potuto ripercorrere alcuni ricordi storici sia per fornire alla procura nissena un più nitido riferimento alle due palazzine di via Virgilio rispetto ai tempi di quando era ancora un cantiere, che per verificare la presenza di quei messaggi non verbali caratterizzanti una forma di comunicazione “rupestre” contratta, oggi considerata come una sorta di mappa di Bedolina.

Ritrovarsi nel 2026 a parlare, agli effetti di legge, delle vicende accadute negli anni ’80 ed i primi ’90 significa rischiare di attualizzare le memorie con il rischio di sovrapporne i ricordi e quindi con tutto il dovere di attenzione per dire quel che è giusto far sapere e per sapere quel che è giusto dire, all’interno di così annose complesse ed inquinate indagini relative alla falange armata ed al periodo delle stragi.

La magistratura e le polizie giudiziarie delegate fanno il loro lavoro e seguono dei percorsi sostanzialmente tecnici, diverso è la gestione delle informazioni da parte di chi, come me, sembra assumere quella paradossale posizione della invisibile presenza che mi ha sempre caratterizzato quando ero ove non avrei dovuto essere, con tutta l’ulteriore difficoltà di dimostrare che non ero ove qualcuno dice che sono stato, per esempio quando mi hanno accusato di essere stato presente nel compimento di un presunto reato ai danni di un transessuale nel 1986, 40 anni fa.

La mia lotta nasce da quel periodo in realtà, la quale mi ha portato a perimetrare le fasi embrionali della operazione falange armata nelle sue articolazioni militari nell’asse compreso tra Livorno-Bologna-Verona con escursioni a Ravenna e Padova. Un percorso non solo topografico ma anche pregno di una ramificazione di convergenze che hanno contribuito a confonderne l’interpretazione tra una falange armata reale e concreta ed un suo doppio solo comunicativo, ingerente però come presenza psichica avvertita da tutti gli italiani e dalle cosiddette “forze repressive” contro una presunta organizzazione eversiva, mai pienamente compresa fino ad oggi.

La falange armata ha saputo dimostrare una forza politica e militare senza dover sequestrare nessuna personalità politica e militare, come invece era accaduto fino a pochi anni prima con le brigate rosse per esempio. Già questo è stato un importante segnale di mutamento di un nuovo modello di destabilizzazione che tra il 1986 ed il 1994 ha portato al reale processo di mutazione della politica italiana.

L’operazione falange armata ha investito prevalentemente nella valenza del supporto tattico psicologico che ha saputo associare sia agli eventi programmati che a quelli spontanei, poi eterodiretti, concentrandosi sui piccoli territori e non più contro lo Stato repressivo centrale.

Se si analizzano bene le dinamiche della psicologia della falange armata, questa ha saputo in realtà sequestrare lo Stato investendo nelle sue criticità rappresentate dagli organi istituzionali di repressione stessi, come la polizia ed i carabinieri. Corpi dello Stato in cui vi sono state sia le vittime che i persecutori di quelle stesse vittime; ovvero poliziotti che hanno ucciso altri poliziotti e carabinieri, e carabinieri che hanno ucciso altri carabinieri, ove altri carabinieri hanno depistato le indagini sui poliziotti e sui carabinieri uccisi. Raffinando sostanzialmente quanto durante gli anni di piombo si definivano ancora essere delle deviazioni, apparati paralleli o infedeli dello Stato.

Occorre, oggi, analizzare bene la differenza tra la palpabile seppur eterea operazione falange armata, pura nel suo supporto tattico psicologico, ed una mai costituita falange armata in termini di organizzazione ma, paradossalmente, così strutturata nella sua invisibile presenza grazie alla quale sembrava non essere ove invece era.

Non è solo un gioco di specchi e di doppi sensi bensì un vero e proprio sistema del doppio, sul quale tornerò con futuri articoli appena sarò svincolato dal segreto investigativo per meglio farne capire il significato in termini di eventi.

Coloro i quali hanno fisicamente contribuito allo sviluppo di un progetto che ha dato dei meravigliosi risultati secondo i fini previsti dal nuovo modello di destabilizzazione, non necessariamente erano consapevoli di strutturarsi all’interno della falange armata ma più verosimilmente hanno solo percorso un indirizzo ideologico che ha trovato degli snodi di riferimento in un livello progessivamente superiore, riservato a pochi.

Capirne le esatte diramazioni è molto difficile per chi non conosce il preciso percorso nell’asse Livorno-Bologna-Verona con le escursioni già accennate, all’interno del quale proprio le comunicazioni contratte non verbali “rupestri” hanno consentito di mantenere elevatissimo il livello del segreto senza la necessaria qualificazione per certificare il trattamento del segreto stesso, pur in possesso di alcuni.

Alcuni magistrati nella sfera dell’antimafia e dell’antiterrorismo sono convinti che io abbia fatto parte della falange armata, ai quali ho risposto che in realtà ho combattuto i falangisti uscendone sostanzialmente sconfitto ma, a dire il vero, per combatterli, ho effettivamente perimetrato la fase embrionale della operazione falange armata percorrendone i segmenti sia quando ero in uniforme che dopo.

Ecco spiegate le ragioni per la quali conosco quel che non dovrei sapere e testimonio quel che non potrei conoscere, diventando così ancora una volta una sorta di invisibile presenza, tale però da evidenziare le ombre della società, di dottrina Junghiana, le quali riflettono sostanzialmente ciò che è già dentro lo Stato ma che, lo Stato stesso, non riesce ad affrontare.

Detto questo vi ricordo che scrivere il Blog è parte del mio lavoro ed ogni gratificazione è gradita…

F.P.

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