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introduzione al caso Fabio Piselli…

la Pisellanza, autunno 2019

Perchè, un Padre di quattro figli ed un marito felice si ostina a condurre delle ricerche in un ambiente pericoloso che pone a rischio la sua Famiglia per dimostrare una verità che non interessa a nessuno, invece di concretizzare le proprie risorse e lasciare questo paese per donarsi una vita migliore, mi hanno recentemente chiesto.

Perchè non l’ho fatto negli anni ottanta e non voglio ancora farlo, ho risposto.

Perchè i fatti sono certamente storici ma sono resi attuali dalla progressiva riapertura di nuove indagini e dalle successive nuove indagini oltre le precedenti, fino a giungere ai risultati delle commissioni parlamentari di inchiesta che hanno attivato delle ulteriori nuove indagini su quei fatti nei quali Fabio Piselli c’entra solo per aver condotto delle annose ricerche per dimostrare le proprie ragioni relative ad un evento minore che, invece, si sono trasformate nella ragione delle proprie ricerche, in essere da oltre un trentennio.

Non è solo una questione di verità storica contro quella giudiziaria, non è solo il bisogno di rivalsa contro una ingiustizia, si tratta invece della emozione della verità, del trauma della non-verità, della psicologia della minaccia, della quotidiana convivenza con una parte della propria storia che non riesce a creare futuro ma solo un perenne presente, vulnerabile ad un passato che non sembra riuscire ad elaborarsi.

Ho deciso di scrivere per lasciare una traccia più articolata rispetto al Blog che ho pubblicato sin dal 2007, dopo che il mio nome fu reso noto alla collettività tramite gli organi di informazione, nome che leggo su alcuni libri o ascolto in qualche servizio giornalistico o documentario.

Scelsi infatti si scrivere il Blog per non essere solo un “oggetto” di notizia ma anche il “soggetto” in grado di erogare un confronto diretto con gli interessati, senza il filtro del doveroso sunto di un articolo di stampa o di un servizio del telegiornale, restando umile nella misura di un mero Blog che nel corso degli anni ha avuto un buon seguito.

Ho deciso quindi di scrivere i motivi che hanno prodotto il “caso Piselli” e le ragioni per le quali da giovanissimo militare di carriera mi sono ritrovato in quei fatti molto più grandi di me, come il presunto traffico di armi con la Somalia e gli eventi degli anni ottanta e novanta legati a quelle presunte strutture clandestine ancora oggi oggetto di più indagini per comprendere se abbiano avuto un ruolo o meno nel periodo stragista di transizione fra la vecchia politica e la cosiddetta seconda Repubblica.

Preferisco farlo ancora una volta tramite la rete, libera e gratuita, invece che accettare di pubblicare un libro o di fare un docu-film sulla mia storia come mi fu proposto; questo non per una sorta di supponenza bensì per la piena consapevolezza che questo mio scrivere è rivolto principalmente ai miei figli, ancora piccoli ma presto in grado di comprendere quanto hanno vissuto e quel che potranno leggere sul conto del proprio Padre.

Scrivere, certamente esteso ai lettori di questo sito che non voglio trasformare in dei “clienti” di un prodotto editoriale, lasciandoli essere degli spettatori di una storia interessante ricca di un confronto umano oltre i contenuti specifici dei temi trattati nei progressivi capitoli di questo mio lavoro.

Ai miei figli quindi, il futuro che mi accompagna ogni giorno, bambini che devo ringraziare per la loro capacità di esprimere quelle emozioni che insieme a mia moglie Sara viviamo in ogni istante e ci danno la forza e la ragione per donare loro un futuro privo di quei pregiudizi sul passato del Padre.

Padre che li accompagna nella loro crescita ispirato al quel “qui ed ora” che consente di vivere pienamente ogni esperienza, ogni momento della nostra vita per quel che siamo e desideriamo essere, una Famiglia.

Una Famiglia che merita di condurre una vita ordinaria, di poter lavorare serenamente, di poter investire proprio in quel futuro che, ancora dopo trentacinque anni, è inquinato da un passato che futurizza se stesso rispetto al solo tempo che passa, trovandoci invecchiati.

Ho iniziato a riflettere su questi scritti mentre ero in attesa fuori dalla porta della rianimazione dell’ospedale Gaslini di Genova, dove mia figlia Matilde era stata portata in coma, timoroso di quanto avrebbe potuto dirmi il medico che di tanto in tanto scorgevo nel pertugio creato dai vari infermieri che aprivano la porta di quella sala in cui osservavo mia figlia intubata, timoroso che potesse giungere con una notizia nefasta o con la possibilità di averlo quel futuro di cui parlo, anche se con le complicanze di una lesione cerebrale che ad oggi sembra non essere grave come appariva nei primi giorni ma che ha mutato l’organizzazione della nostra vita e rimodulato i progetti in essere.

Ho pensato che quando Matilde come le sue sorelle ed il fratello, si chiederanno i motivi di quella vita in viaggio che hanno avuto nel corso della loro prima infanzia, quando si chiederanno le ragioni per le quali la nostra casa era spesso messa a soqquadro, le auto vandalizzate oppure quando degli sconosciuti ci pedinavano o, come è accaduto solo due giorni prima che Matilde finisse in coma, quando un uomo ha tentato di forzare la porta di casa per poi scappare alla nostra reazione.

Ho pensato che avranno la necessità di avere e trovare le parole giuste per comprendere il perchè Papà e Mamma li hanno “trasportati” in molte località diverse per tutelarli da quelle ingerenze che abbiamo tante volte denunciato, per offrire loro quella stabilità che tentiamo oggi di tradurre in fatti in questa piccola borgata di poche anime, senza uffici e negozi, fra il mare e la montagna in cui viviamo ed abbiamo la nostra casa “fatta a mano” ma sempre con gli zaini pronti per ripartire.

Ho pensato che quando si chiederanno perchè sono nati in quattro differenti città, potranno trovare la risposta in queste righe oltre che negli occhi dei loro genitori.

Genitori che hanno scelto da sempre di non trasformare in una sorta di bandiera i propri figli, bensì di permettere loro di riconoscere il vento della storia per volare autonomi nel loro futuro, liberi dal passato del loro Padre che invece oggi li vincola a dover affrontare degli eventi contro i quali li proteggiamo adottando solo la risorse civili e democratiche come la querela o anche la richiesta di una attenzione politica per quei fatti politici, oltre a tutelarli nelle emozioni di fronte agli eventi più impattanti come il trovare a terra Matilde, senza ancora sapere le esatte ragioni per le quali è oggi una meravigliosa bambina che merita un monitoraggio per misurare l’entità e l’evoluzione del danno che patisce.

Li proteggiamo tramite la resiliente scelta di non re-agire ma solo di agire, di non lasciarci andare ad una istintiva reazione nemmeno davanti al rischio di scoprire che qualcuno possa aver causato il trauma di Matilde.

Ho scelto ed insieme a mia moglie scegliamo ogni giorno di restare serenamente preoccupati ma non prede della paura, quasi passivi alle ingerenze ma non ignavi al loro significato in termini di induzione a percepire una minaccia, in termini di fattori stressogeni che hanno nelle loro dinamiche un perverso meccanismo estorsivo che certamente dobbiamo saper valutare per prevenirne le conseguenze interne ed esterne.

Scrivo per permettere ai miei figli di leggere la loro storia e quella del proprio Padre, nella quale la Madre ha scelto di restare accanto ad un uomo che si è ritrovato in dei fatti molto più grandi sin da quando, minorenne, lavorava per lo Stato come militare di carriera.

Perchè tutto questo inizia infatti oltre trenta anni or sono, quando lo Stato non mi permetteva di guidare una automobile o di votare ma mi ha consentito di indossare una uniforme e di lavorare con le armi.

Il “caso Piselli” non è un evento giuridico tout court con una controparte tipica, è un percorso storico che nasce con la vincita di un concorso, si concretizza con un evento giuridico e prosegue per i successivi decenni all’interno di più fatti giudiziari riguardanti talune espressione eversive, il presunto traffico di armi con la Somalia e la morte di troppe persone casuata e con-causata da chi la verità politica di quel periodo continua a camuffarla con un apparente cambiamento quando, in realtà, è stato solo trasformismo che ha convertito un sistema in ciò che apparentemente voleva abbattere, diventando una controparte potente che non è lo Stato ma chi in esso usa ed abusa delle risorse istituzionali per tutelare gli interessi di un gattopardismo che nutre la politica stessa ed i segreti che la collettività da un lato tanto desidera conoscere ma poco agisce per rinforzare chi tenta di farli emergere.

Conversione alla quale non ho preso parte, restando fedele sia agli ideali che hanno ispirato le mie scelte di vita che al giuramento di fedeltà che feci allo Stato in quegli anni, ritrovandomi poi in un paese inquinato dal risultato di una trattativa che ha mediato non un potenziale conflitto ma le coscienze di chi ha poi preso le redini di un processo di mutamento politico che non è mai avvenuto, lavando così quelle coscienze col sangue e le sofferenze di chi è stato ucciso o ha scelto la “morte sociale” come la più elevata dimostrazione della propria onestà, come un fantasma vivente in cerca della verità per non perire sotto il fango con cui hanno tentato di seppellirlo.

Buona lettura…

Fabio Piselli