Eva Mikula tra pregiudizio e condanna morale, dalle fasi uterine della banda Savi alla dodicesima squadriglia della Aeronautica Militare di Padova…

By | Luglio 7, 2026

Nel nostro strano Paese abbiamo sempre bisogno di una “puttana” per sentirci tutti meno magnaccia e, la ragazza di allora Eva Edit Mikula, ha offerto sia con la sua origine che con le sue attitudini il ruolo necessario alla morale utile per pulire la coscienza collettiva di una collettività ancora incosciente di quanto si sarebbe scoperto, oltre a ciò che il territorio subiva da qualche anno a causa di un vettore del terrore rappresentato dalla uno bianca.

Territorio all’interno del quale una giovane ragazza proveniente dall’est Europa, presumibilmente da Nagybánya (Transilvania), in tempi in cui polacche rumene ed ungheresi non erano così numerose come adesso e molte di loro erano costrette a passare dai “birillini” dei night club per riuscire ad inserirsi in Italia, magari grazie all’italiano attempato che s’innamorava, è diventata la giovane fidanzata di Fabio Savi, l’unico perdente di concorso della banda detto il lungo.

Per capire bene e meglio il ruolo di Eva non dobbiamo trasformarla nella donna di Diabolik per forza ma, più verosimilmente, indirizzarci verso l’aspetto psicoemotivo e relazionale di una ragazzina di 19 anni anagrafici non necessariamente verificati oltre i soli canali Interpol, però già in grado di sapersi automanipolare e manipolare degli uomini più adulti utlizzando la sua avvenenza e quella esigenza di trasgressività necessaria per soddisfare talune fantasie che anche Fabio Savi alimentava nella sua progressiva escursione da frustrato carrozziere, che sparava alle bottiglie, a uomo forte con il potere di vita e di morte sulle persone.

Scriverò ancora sull’importanza della componente sessuale e della sfera della trasgressività libertina nei fatti di quel periodo all’interno dei circuiti uniformati della regione, per comprendere in modo più esaustivo talune interconnessioni tra i vari componenti dei corpi dello Stato ancora poco valutate.

La morale, associata all’ipocrisia, ha rappresentato allo stesso tempo un feroce pregiudizio sociale per Eva Mikula ma, anche, un valido alibi giudiziario laddove si è voluto avallarne un ruolo di sudditanza nei confronti del fidanzato Fabio Savi. Questo non significa che la stessa Eva fosse complice o concorrente nei reati, lungi da me ipotizzare una cosa del genere, ma rappresentava la cassaforte dei segreti di uno dei componenti della banda Savi, della quale lei e solo lei aveva le chiavi.

Occorre tornare alla mentalità di quel periodo, in cui la valutazione della “condotta morale” aveva una sua importante componente anche nelle fasi investigative e di giudizio oltre che nella società civile, soprattutto in una regione in realtà scissa tra una realtà caratterizzata da una mentalità da parrocchia e da una nota vena sensuale che rendeva famose le bolognesi, tanto per fare un esempio da caserma.

Ho sempre ritenuto Eva Mikula la vera artefice della scoperta dei Savi e non una mera prolunga del piacere del lungo della banda, il cui amore verso quella giovane ragazza era tale solo per lo specchio che le offriva di una sua immaginativa figura del quale si era innamorato. Ove la manipolazione la si riconosce nel permettere all’uomo di amare sè stesso attraverso quella donna e, se si comprende questa dinamica si comprende non solo l’intelligenza emotiva di Eva quanto il suo spessore cognitivo della situazione della quale era ben consapevole; poi, altra cosa, è capire quanto margine avesse Eva tra il far sapere ed il salvare la pelle oltre al tutelare quei vantaggi materiali che chiaramente rappresentavano un radicamento di sicurezza rispetto che tornare a quando non era ancora la fidanzata del lungo.

La realtà di quel periodo era monitorata da più polizie, da quelle italiane tra il controllo del territorio e le squadre del buon costume fino alle agenzie straniere interessate sia al traffico delle giovani ragazze dell’est per lo sfruttamento della prostituzione, un vero feroce mercato all’epoca, che al traffico di armi e documenti contraffatti spesso paralleli allo stesso canale dell’est Europa, non senza la complictà di poliziotti di vari paesi intermedi sensibili alla corruzione e, soprattutto, senza dimenticare che eravamo nel periodo di passaggio di una mentalità militare e di polizia fra la guerra fredda e la presa di coscienza dell’Europa dopo la caduta del Muro di Berlino.

Le ragazze provenienti dall’est erano generalmente associate a questo mondo anche quando non ne facevano parte, proprio a causa di un diffuso pregiudizio ed anche in forza di una bellezza allora evidente per fisicità, minori vincoli ai tabù e quella dimestichezza relazionale che impattava proprio sugli uomini più adulti. Molte delle quali rappresentavano delle importanti fonti e dei sensori per i poliziotti e per i carabinieri italiani ma anche per i colleghi stranieri sia a livello Interpol che intelligence.

Eva Mikula è stata presumibilmente anche questo, un sensore prima ed una fonte poi. Occorre quindi comprendere chi erano i suoi referenti, con che tipo di rapporto, diretto o triangolato e, soprattutto, con quali precisi obiettivi operativi sempre ricondando che, in ogni caso, era una giovane ragazza strumentalizzata la quale aveva saputo “allearsi al male per sconfiggere il male” senza diventarne oltremodo parte e questo le va riconosciuto al netto dei pregiudizi e di qualche apparente escursione della sua vita meno compatibile con la moralità da parrocchia.

Eva Mikula ha aperto la cassaforte dei segreti del findanzato (il quale non faceva segreto della sue gesta in quella uterina espressione della masturbazione del potere di essersi finalmente identificato in un uomo capace, pur nel crimine) anche in favore di un suo referente interno alle polizie estere che ha attivato i canali dell’intelligence per filtrare una notizia senza bruciare altre operazioni, come invece avrebbe fatto tramite i corretti canali Interpol. Notizia che dalla nostra intelligence è stata traslata alla PG e quindi una volta coltivata la fonte Mikula si è giunti al teatrino dell’arresto di Fabio Savi, fino alla progressiva disattivazione della maglia Savi compresi i gregari noti, senza smagliature.

E’ infine importante capire la buona fede e la spontanea azione di “un giudice ragazzino e due poliziotti di campagna” come furono definiti il dottor Paci ed i poliziotti Baglioni e Costanza che si comprarono oltretutto un costoso computer portatile del periodo di tasca propria; in realtà meno ragazzino era il magistrato e meno di campagna erano i due operatori tra l’altro già attivi nel pool creato ad hoc fino a poche settimane prima. I quali non hanno affatto recitato una parte ma solo seguito un valido impistaggio che gli ha consentito di fare il proprio lavoro poi, i dettagli operativi più o meno verosimili, lasciano il tempo che trovano nelle ricostruzioni ufficiali.

Oggi, dopo le recenti affermazioni di Roberto Savi a Belve, trasmissione ove era già stata la stessa Mikula, occorrerebbe estrarre dalle memorie di Eva l’elemento che ha saldato la sua collaborazione fiduciaria tralsata poi in favore della AG procedente dell’epoca che, nell’economia dell’importante indagine, ha certamente saputo usare una computisteria investigativa tale da saper classificare le voci di spesa senza finire in passivo.

Concludo dicendo che sulle amiche di Eva Mikula si è detto poco, specialmente quelle che frequentavano alcuni ufficiali e sottufficiali sia dell’Aeronautica Militare (anche della 12° squadriglia) del padovano in libertina uscita in Emilia Romagna che della contraerea dell’Esercito nel ravennate, reparto in cui ero aggregato, detentori di elevato NOS e come tali sensibili sia alla sicurezza interna che al sensoraggio ostile e presumibilmente fascicolati in più uffici di natura informativa, soprattutto chi era stato al nono battaglione di Anzio.

Detto questo, vi ricordo che scrivere il Blog è parte del mio lavoro ed ogni contributo è gradito.

F.P.

USA LA TRANSAZIONE ON LINE, LA RICARICA POSTEPAY O IL BONIFICO ISTANTANEO

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