Una delle prime forme di manipolazione protesa all’intossicazione delle informazioni è quella del condizionamento passivo verso gli investigatori delegati dalle AA.GG. e verso i giornalisti d’inchiesta, selezionando quelli bravi e capaci dai cosiddetti anafasici ed investendo in quest’ultimi per simularne una capacità invece solo caratterizzata dalla mediocrità diffusa e dalla bravura d’esperienza ma, non, dalla concreta capacità di analisi di un contenuto che invece necessita di una eccellenza per essere sintetizzato.
Un condizionamento passivo che, grazie alla “tecnica dell’innesto”, diventa attivo al fine di far crescere una notizia tossica da una radice sana e scindere due diverse mitosi ove, purtroppo, l’interfase sarà caratterizzata dalla prevalenza della notizia tossica ma veicolata dal suo portatore sano, ora investigatore di PG ora giornalista d’inchiesta.
Niente di nuovo si potrebbe dire ma, invece, la novità consiste nell’assenza di quegli anticorpi idonei non tanto a riconoscere il condizionamento dall’esterno (passivo) quanto quello proprio, interno (attivo).
La verosimilità della notizia tossica si diffonde per una sorta di moltiplicazione agamica che sarà caratterizzata da una sua apparente validità perchè risponderà positivamente ai primi riscontri, del tutto simili alla genesi spontanea della radice sana.
Il problema è che dopo un lungo tempo di attesa e di perdite di energie per vederne crescere i frutti, nulla accadrà o saranno solo gusci vuoti di forte spessore sui quali, poi, vi saranno altri condizionamenti passivi per attribuire le responsabilità tra la fonte primaria e gli attori procedenti tra i meccanismi tipici della difesa del proprio ufficio contro la ricerca di un colpevole a perdere.
Tra i vari segreti servizi di quei servizi segreti che definisco essere derivati, termine su cui scriverò ancora, vi è proprio l’ufficio ricerca verità e perdite di tempo ovvero la collimazione delle informazioni di polizia e giornalistiche protesa a impistare gli attori con un flusso di indicatori basati sulle loro necessita operative, non falsi quindi, ma gusci vuoti di forte spessore che inizialmente porteranno anche a delle presunte verità validate (con tanto di encomi) per poi non concretizzare nulla di probatorio e restare perciò dei gusci vuoti, il cui forte spessore sarà rinforzato dalla “buona fede” ora degli investigatori ora dei giornalisti, forte della quale confliggerano fra ipotesi opposte o colpevolizzazioni sterili.
“Il collimatore” è quella figura capace di innestare sulla radice sana una serie di elementi che sembreranno altrettanto sani, tali da permettere agli attori procedenti di riconoscersi bravi ed in buona fede spesso senza nemmeno riuscire a capire di essere stati impistati e, non, depistati anche se un colonnello dei ROS mi diceva che tecnicamente è un depistaggio in ogni caso, ma raffinato mi si permetta dire.
Il paradosso consiste nel fatto che colui che cercherà di dire che, in realtà, vi è un condizionamento passivo prima ed attivo poi nato proprio dall’impistaggio, sarà considerato come un visionario, un millantantore, un mitomane o addirittura parte di quei Servizi deviati che, personalmente, ho sempre definito derivati.
Sarà costretto perciò a indagare lui stesso per accompagnare in modo altrettanto passivo gli interessati a riconoscere, non il loro condizionamento, ma un “improvviso” suggerimento antonimo che porterà tutti ad osservare lo stesso quadro di insieme ma con una ottica meno viziata e, naturalmente, senza merito o gloria alcuna ma, come ci insenga l’esimio Otto Grunf: “chi vale vola, chi vola vale, chi non vola è un vile“….
F.P.

