Dopo 41 anni di esperienza mi permetto di esprimere quanto segue per offrire agli interessati una visione più equilibrata rispetto al “tutti con” oppure “tutti contro” che, nel nostro strano Paese, rappresenta quella tifoseria spesso associata alle ideologie ed agli indirizzi politici che fa degli italiani una fucina di consenso con un ridotta capacità di pensiero critico.
Come x militare, come ex collaboratore, come ex consulente ausiliario di polizia giudiziaria, come ex consulente tecnico di parte ma, anche e soprattutto, come “ex galeotto” degli anni ’80 che per discolparsi ha indagato anche alcuni carabinieri, ritengo di avere avuto le opportunità idonee proprio per formarmi un pensiero critico che descrive l’incondizionato rispetto verso l’Arma ma, allo stesso tempo, anche il rispetto delle intelligenze laddove, all’interno dei Carabinieri, non tutti i vincitori di concorso ne rispettano gli alamari ed i valori.
Un conto è la percentuale di mele marce che ogni sistema istituzionale purtroppo genera e, per questo, lo stesso sistema ha i propri anticorpi ma, altra cosa, è invece un sistema sottointegrato che, di fatto, parallelizza i valori del corpo in tutela di un “andazzo” che supera talvolta le esigenze di Giustizia che, proprio da questo tipo di istituzioni, il Paese si aspetta.
La storia della nostra Repubblica sin dal dopoguerra e nel corso dei vari gravi fatti di strage e di sangue, ha evidenziato fin troppe volte quelle cosiddette deviazioni ed i depistaggi dai quali sono emerse delle manine alamarate, tra quelle transitate ai Servizi e quelle rimaste nelle caserme.
Personalmente il mio maggiore ricordo in tal senso ci riporta a quando ancora lavoravo in uniforme, nel periodo della uno bianca quando un brigadiere dei Carabinieri scelse di depistare le indagini che investigavano alcuni efferati omicidi di altri carabinieri ma, debbo dire, che lo stesso caso Piselli offre nel suo insieme i meccanismi dell’uso interessato delle informazioni. Questo non sempre per una precisa intenzione di dolo o per inquinare volutamente delle indagini, ma spesso per una rodata abitudine alla difesa del proprio ufficio ed alla sudditanza; del resto si parla di una organizzazione militare e di polizia che si basa sulla gerarchia verticale, la quale diventa talvolta un ottimo alibi per coloro che, ora con intenzione di dolo, depistano ed inquinano anche quelle indagini che riguardano le grandi stragi.
I Carabinieri sono quindi una istituzione sana che ha tutto il mio rispetto e questo l’ho sempre dimostrato sia quando insieme a loro svolgevo le attività militari, sia quando piazzavo gli ambientali ma, anche, quando ho puntato il dito verso dei loro colleghi i quali hanno generato quel “falsato informativo” che ho potuto far evidenziare avanti le competenti autorità, nel momento in cui ne ero l’oggetto.
Il “falsato informativo” è una cattiva abitudine che ancora ci portiamo dietro, perchè vi è la piena consapevolezza che i Carabinieri sin dal 1814 hanno quel ruolo informativo, della difesa dello Stato, di polizia militare e della sicurezza pubblica loro delegato per saviezza e buona condotta richiesta ad ogni singolo componente la grande famiglia dell’Arma, ovvero il potere di mandare una persona dalle stelle alle stalle oppure di veicolare un significato induttivo delle informazioni che trattano o generano.
Ho visto, letto ed assistito nel corso di più indagini proprio all’induzione informativa utile da un lato a rinforzare una propria ipotesi investigativa, specialmente prima della riforma del codice del 1989 e, dall’altro, anche a veicolare dei falsi rapporti il cui contenuto rappresenta proprio il “falsato” al quale mi riferisco.
Una falsa relazione di servizio oppure una CNR artefatta rappresentano delle specifiche fattispecie di reato mentre, il falsato, è cosa diversa perchè prende spunto da eventi reali e genera una loro verosimilità informativa la quale non si riferisce a qualcosa di mai avvenuto e quindi falso, bensì a ciò che è accaduto ma descritto in modo tale da perdere quella necessaria cronologia lungo la linea del tempo per riconoscere una precisa sequenza dei fatti e degli eventi, lasciando perciò spazio a quel valore induttivo che, chi genera questo tipo di informative, desidera far intrerpretare al destinatario.
Sono stato un paracadutista dell’esercito e negli anni della mia anomala carriera ho conosciuto l’èlite dei Carabinieri, ovvero il “Tuscania” quando ancora i carabinieri erano parte dell’esercito ed il Tuscania parte della stessa Folgore; ho conosciuto qualcuno che da questo reparto è passato ai GIS, molti dei quali con transiti al Sismi, al Sisde, al ROS e alla DIA. Gente assolutamente qualificata ed operativamente affidabile ma, talvolta, con una spiccata autoreferenzialità che include anche quella difesa del proprio ufficio che in alcuni casi supera i confini del giusto vincolo verso il reparto, del senso del gruppo e della fierezza dell’appartenenza al corpo.
Senza dimenticare che, almeno così era ai miei tempi, il valore del tacito ordine che vigeva proprio all’interno dell’Arma; il quale si manifestava con il solo accenno di una volontà o di una desiderata operativa da parte di un ufficiale ed il personale ne comprendeva il senso, ovvero l’ordine, anche se, sulla carta, quell’ordine tecnicamente non era mai stato espresso nei modi previsti per essere, anche agli effetti di legge, ritenuto tale.
Contrariamente a quanto si possa ipotizzare non ho affatto un rapporto conflittuale con i Carabinieri e nemmeno con la Polizia o con lo Stato in generale, al contrario come ho detto ho sempre fornito la mia collaborazione professionale ed in generale non ho mai fatto mancare la mia presenza quando richiesta ma, chiaramente, tutti sanno che ho quelle riserve esperenziali tali da impedirmi di manifestare quella sorta di sudditanza che nemmeno quando ero in uniforme ho saputo esprimere.
In buona sostanza, quando mi chiamano in qualche ufficio, proprio in forza della mia esperienza, i Carabinieri sanno che poco mi rappresentano le medaglie, gli encomi, gli incarichi di Alta Polizia o i colonnelli ed i generaloni. Ovvero porto il mio enorme rispetto nei confronti dell’Arma dei Carabinieri ma, allo stesso tempo, guardo bene in faccia ogni singolo operatore di ogni ordine e grado con cui mi interfaccio, senza pregiudizi o pensieri persecutori ma con la tattile realtà che purtroppo ha caratterizzato l’esperienza della prigionia negli anni ’80.
Sanno, chi mi chiama specialmente per affrontare alcuni meccanismi legati alla falange armata, che arriveremo nel corso del confronto a porre in discussione proprio un certo falsato informativo redatto anche da qualche appartenente all’Arma e, in quel momento, vi è sempre la scelta tra il qualunquismo delle braccia allargate oppure l’auspicata precisa volontà di capire “cosa ha fatto chi”, “chi ha fatto cosa” e, soprattutto, di comprendere le reali ragioni per le quali il “chi” ed il “cosa” caratterizza il “fatto”…
Fabio Piselli
