Due parole sul conflitto tra il dottor De Luca, la politica e “la pista nera” mentre, in tutto questo, sono stato chiamato dalla Procura di Caltanisetta…

By | Luglio 7, 2026

Stavo giocando con il mio quinto figlio quando mia moglie mi avvisa che era giunto un messaggio da parte di un sedicente ufficiale dei ROS e, atteso le esperienze del passato, ho fatto due riscontri prima di ricontattare il numero e comprendere così che ero stato convocato presso la Procura di Caltanisetta nel merito delle indagini sulle stragi del 1992.

Questo mentre tra telegiornali, dibattiti nei salotti televisivi ed in rete si era scatenata la bufera tra il dottor De Luca, degli ex magistrati di spessore, esponenti politici e membri della commissione antimafia sulla richiesta della procura nissena per l’archiviazione della cosiddetta “pista nera”, privilegiando un altro indirizzo investigativo già noto come “mafia e appalti”.

Sara, mia moglie, donna molto paziente, mi guarda con i suoi occhi verdi e profondi ma altresì pregni di quella stanchezza chiosata in un “ancora” più esclamativo che interrogativo. Trovandomi quasi in imbarazzo nel dire timidamente che questa volta non c’entravo niente, con una espressione simile a quando mi coglie nel rubare gli estratti di frutta dalla colazione dei nostri 5 figli.

Cerco a quel punto di comprendere che cosa possa ancora io servire alle indagini in tal senso, dopo quanto ebbi già a testimoniare alle autorità antimafia a suo tempo, ritenuto pienamente attendibile ma con quella tipica riserva del magistrato di lungo corso che consiglia ai colleghi “di adottare la tecnica dell’alleanza con Piselli, perchè è parte dei bravi, ma se lo arringhiate inizia a raccontarvi cose che vi portano in un ampio panorama di altre cose per poi giungere a quelle stesse cose che in poche ore si potrebbero verbalizzare con serenità”. E, questo, è relativamente vero.

Contestualmente a questa inaspettata chiamata vi erano stati degli incontri con i giornalisti Piccinini e Biazzo da loro proposti durante i quali ho discusso di quanto pubblicavo nel Blog e di quanto riguardava la mia esposizione testimoniale in generale sul presunto supporto “militare” alle stragi mafiose, da taluni identificato nella pista nera ma non necessariamente così cromatizzata. Confronti già avuti con altri giornalisti, tra i quali chi ne riferì in una prefazione di un libro e certamente cose già verbalizzate agli effetti di legge nel corso degli anni avanti le AA.AA. che periodicamente mi chiamarono come persona informata sui fatti o “collaboratore fiduciario”, anche se non ho mai ben compreso questo ruolo.

Ho scelto quindi di anticipare la mia discesa in Sicilia, trascorrendo qualche giorno tra Palermo e Trapani prima di andare a Caltanisetta ove infine ho incontrato il colonnello dei ROS, persona professionale e valida, con i magistrari titolari delle inchieste, altrettanto solidi e privi di una cosmetica investigativa altre volte invece presente.

Addentando finalmente un buon pane cunzato trapanese, riflettevo sull’imposizione nei confronti della procura nissena dopo il rigetto della richiesta dell’archivizione sulla pista nera, con le indicazione della GIP verso alcuni indirizzi investigativi e, per un attimo, mi sono anche sentito importante se, non, potenzialmente strumentalizzato laddove una vocina trapanese mi ha informato che presumibilmente anche il dottor Piccinini era stato sentito dalla stessa procura e, facendo alcuni conti con la gestione del programma di Fanpage al quale avevo partecipato, l’importanza ebbe breve durata per lasciare posto al timore del trappolone.

In fondo, a pensarci bene, avrei potuto rappresentare il miglior osso per tutti, di destra e di sinistra, pisteneranti o appaltatori, specialmente per il taglio che lo stesso Piccinini aveva dato al suo “Confidential” sia nei titoli che nelle clip proposte mentre ero in trasmissione con il dottor Carbone ed il dottor Spinosa, seguite dagli innumerevoli shorts veicolati in rete che tra taglia e incolla sembrano disegnarmi quasi simile ai cattivi, per quanto “dissociato” da loro.

Poi, come spesso accade, di fronte ai fatti sul campo di battaglia sono i soldati più fedeli a saper restare in piedi sulle rovine, uscendo così dalla procura per come c’ero entrato, persona informata sui fatti, lasciando chi sperava di vedermi accusato a boccalona aperta.

Che cosa è successo quindi e che cosa succede perciò, nel tentare di seguire le indicazioni della GIP nel rintracciare ogni eventuale elemento conoscitivo o probante l’esistenza di una forma di criminalità eversiva (dis)organizzata ma unita nell’intento stragista, mi chiedo e ci chiediamo, cercando anche di superare la sola pista nera per come proposta fino ad oggi e, non, perchè sia “aria fritta”.

Accade che i magistrati debbono muoversi nei confini delle procedure e dei tecnicismi utili per trasformare le loro risultanze investigative in elementi spendibili in un eventuale dibattimento, pur avendo teorie proprie e valide piste che, in assenza di elementi in tal senso, diventano aria fritta e, non, perchè siano vuote tout court.

Ho sempre scelto di star lontano dalle risse e credo di averlo dimostrato in diretta durante “Confidential fanpage” oltre che nella scelta di muovermi da solo, restare da solo ed affrontare da solo anche la mia stessa paura di ritrovarmi in qualcosa molto più grande di me.

Poi, ripensando agli oltre 40 anni trascorsi, mi sono reso conto che ormai ho l’età per smettere di fare il sedicenne in uniforme e concretizzare l’esperienza stessa in qualcosa di utile che possa consentire a tutti noi di elaborare finalmente quel terribile periodo storico, ancora purtroppo attuale nelle dinamiche politiche e giudiziarie di questo nostro strano Paese…

F.P.