Partiamo dal presupposto che in assenza di una documentazione certa ed accertata, anche questa riflessione rientra nel campo delle ipotesi ma potrebbe rappresentare un confronto per meglio comprendere la realtà di Vincenzo Li Causi sin da quando fu sentito agli effetti di legge dal Dottor Falcone, il quale pur non avendo una percezione precisa di cosa fosse la struttura Gladio nel suo insieme, aveva presumibilmente una migliore conoscenza del centro di Trapani e di ciò che, nell’area di responsabilità di Li Causi, transitava in termini di persone e interessi.
Al netto degli aspetti tecnici degli interrogatori posso dire per averlo direttamente vissuto, soprattutto quando si parla di eventi di questo spessore e con magistrati di spessore, l’innesco quasi inevitabile di una sorta di linguaggio non verbale tra persone di esperienza, magari nei cinque minuti prima di formalizzare l’escussione ma, in ogni caso, nasce quel flusso che può trasformare la prudenza in fiducia e, la fiducia, in affidabilità.
Vincenzo Li Causi era un uomo dei Servizi vincolato alle normative ed agli impegni di segretezza, ove le procedure già allora donavano l’opportunità di appellarsi agli articoli che obbligano il magistrato ad interfacciarsi con la Presidenza del Consiglio laddove si eleva il segreto di Stato ma, anche di fronte a questo, sono relativamente convinto che proprio il riconoscimento di una reciproca intelligenza tra lui e Falcone abbia consentito di “ammiccare” un contenuto idoneo a “misurarsi la febbre” e sviluppare una potenziale collaborazione.
Sono sempre stato convinto che Li Causi e Falcone abbiano strutturato una embrionale ed umana forma di collaborazione pur rispettando il vincolo ai segreti e le procedure di legge; dico questo perchè l’aspetto umano è quello sul quale ho sempre investito nel momento in cui ci si ritrova ad essere in quel limbo in cui il passaggio da teste a indagato è molto facile.
Aspetto che richiama i meccanismi psicologici e le dinamiche comunicative non necessariamente verbali, le quali caratterizzano anche e soprattutto i siciliani e Li Causi e Falcone rispecchiavano la loro sicilianità in un modo tale da capirsi anche senza troppi discorsi.
Per quanto a mia conoscenza e per le esperienza vissute ho ipotizzato quindi che Vincenzo Li Causi si fosse trovato nella posizione di non aderire alla gestione dell’area di Trapani con le ingerenze extra-CAS delle quali ho parlato nel corso dei miei interrogatori testimoniali, senza altro aggiungere su questi, pur dovendo sostanzialmente accettare le direttive del suo livello superiore ma, allo stesso tempo, trovando nei suoi collaboratori esterni e in altri modi una opportunità di veicolare quanto egli non avrebbe potuto dire o fare.
Veicolare non significa denunciare tout court ma strutturare un qualcosa idoneo a far attenzionare dalle autorità preposte una persona o un accadimento invece camuffato da fatto interno e ordinario, oppure reso segreto dall’ombrello ufficiale sotto il quale si trova, per esempio laddove una esercitazione che simula un evento immaginativo in realtà nasconde al suo interno una operazione attiva.
In buona sostanza ritengo che Li Causi abbia potuto rappresentare un confronto valido per Falcone e, dopo la strage di Capaci, lo stesso Li Causi si sia posto in condizione di veicolare la conoscenza di quanto da lui ritenuto essere una “presenza anomala” delegando a chi aveva più spazio di lui per farlo.
Molti di voi che siete interessati a quel periodo terribile, tra chi legge le carte giudiziarie o parlamentari rese pubbliche e chi naviga in rete, assumete una interpretazione di persone come Vincenzo Li Causi, parte del Sismi e di Gladio, come soggetti apparentemente negativi o strettamente vincolati all’amministrazione ma non sempre è così. Proprio perchè vi è il fattore umano che rimane prevalente anche nei soggetti più scafati e, sul quel fattore, ho sempre investito per esempio nel mio ex lavoro di consulente tecnico di parte o di consulente tecnico ausiliario di polizia giudiziaria.
Trasferire la percezione nel corso di un interrogatorio in un verbale è assolutamente impossibile ma, sempre sotto il profilo dell’ipotesi, ritengo di credere che Falcone abbia assunto un quid informativo da dover decifrare oltre i vincoli al segreto ai quali era strettamente sottoposto Li Causi.
Sarebbe interessante un approfondimento tecnico sui più incontri avvenuti tra Falcone e Li Causi, ovvero una “acquisinfo” completa tale da ricostruire perfino l’abbigliamento ed anche gli accendini usati per le sigarette, oltre alla cronologia del contatto con Li Causi sin dai giorni precedenti alla ricezione della notifica, quindi ogni successivo “appunto per il capodivisione” presumibilmente scritto da Li Causi in merito ai contenuti dei quesiti somministratogli da Falcone…
F.


Ma quindi Fabio anche Cammisa detto anche jupiter era un collaboratore esterno?
probabilmente il fiduciario di qualche singolo funzionario e non necessariamente del Servizio ma diverso dai gettonisti per capirci..più strutturato per precise mansioni
Ecco, entrando nel merito della questione la domanda è: chi decise al vertice di istituire il centro Scorpione a Trapani?
La risposta, per quanto pubblicamente documentabile, è che fu istituito per decisione di Fulvio Martini, direttore del SISMI il 1° marzo 1987. Francesco Cossiga era capo dello Stato: è lecito ritenere fosse stato informato? Io penso di sì: Cossiga divenne poi il “picconatore del sistema”. Questo contesto già dice molto secondo me. Dopodichè al di là di quelli che erano gli operatori istituzionali, è da capire in che misura potesse essere possibile un “servizio segreto dentro un servizio segreto” in quel contesto: cioè una unità “in nero” dentro una struttura di intelligence istituzionalmente riconosciuta. Gladio e le realtà gravitanti intorno ad esso potrebbero certamente rientrare in quella dimensione.
ritengo di ipotizzare che il centro trapanese fosse più in funzione antimafia, o comunque in supporto al dottor Sica avendo altresì la possibilità di monitoarne il lavoro, che gladio tout court, ove gladio non era illegale in ogni caso…ogni servizio segreto del mondo ha la sua area ombra ma, in Italia, la legge del 77 era abbastanza stretta e non lo spotevi dire, per cui ognuno ha creato un parallelismo…dopo l’85 credo che sia mutato il senso del “doppio” su cui tornerò ancora per meglio spiegarlo
Domanda: Il centro Scorpione quando venne chiuso? Si dice a fine 1989 (Wikipedia) che vuol dire 6 mesi dopo il fatto dell’Addaura, ma Carlo Palermo nel libro “La Bestia” riporta un documento (a pagina 192) datato 11 aprile 1991 proveniente dal “Comando SIOS Marina di Roma” e “indirizzato al Centro Scorpione di Trapani” che a dire dell’ex giudice non risulta “ancora del tutto morto”. Quindi mi chiedo se sia possibile identificare il momento in cui il centro Scorpione viene definitivamente smantellato, e se questo avvenga prima o dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio. Tu che ne pensi?
le date ufficiali contano poco rispetto alla chiusura di un centro la cui operatività era polivalente, per cui dovremmo chiederci cosa hanno chiuso…presumibilmente Trapani è stato una sorta di polo logisitico per più attività, capire la differenza tra quelle leali e non solo legali o meno è il lavoro dei magistrati…