Nel corso di più interrogatori avanti le AA.AA. che mi hanno convocato, ho indicato spesso l’interesse di Giovanni Falcone verso Vincenzo Li Causi che, se non ricordo male, lo sentì almeno in una occasione ma non escludo altri incontri.
Recentemente, prima di recarmi alla Procura di Caltanisetta dalla quale sono stato chiamato, sono passato da Trapani, sengatamente alla via Virgilio e non solo nei pressi dell’abitazione di Li Causi poco dopo gli uffici di una autorità che si occupava del settore agricolo se non ricordo male ma, anche, in un’altra abitazione sempre nella via Virgilio (negli anni ’80 ancora un cantiere) ove lo stesso Li Causi incontrava gli esterni alla struttura Gladio trapanese.
Più ex magistrati dicono che proprio “Gladio” ha voluto prima l’allontanamento da Palermo di Falcone poi la sua morte ma, come altre volte ho detto anche in sede testimoniale, Gladio era un contenitore con più anime, dal quale vi sono state delle fuoriuscite specialmente dopo la sua rimodulazione inziata dal 1985, per cui indicarlo come una unica struttura rischia di confonderci.
Sono fermamente convinto, ma sia ben chiaro che è una mia personalissima opinione, che Vincenzo Li Causi avesse fornito al Dottor Falcone un ampio quadro di conoscenze della struttura siciliana ma non quella per la quale lo stesso Li Causi era vincolato al segreto militare e di Stato, ovvero il CAS trapanese, bensì tutto quanto rigurdava invece ciò che perimetrava lo stesso ambiente, ovvero soggetti diversi dal solo SISMI al quale Li Causi apparteneva e, per i quali, non aveva vincoli di segretezza laddove non di stretta pertinenza del suo incarico.
Per far capire meglio a chi legge, un conto è il trattamento del segreto per il proprio incarico Riservatissimo, altro conto è la riservatezza su fatti convergenti ma sempre di pertinenza dell’incarico stesso, altra cosa è la consegna del silenzio su eventi che perimetrano il proprio incarico ma che sono gestiti da altri enti, o personale di altre amministrazioni.
Di fronte ad un magistrato che interroga un operatore come Li Causi, quest’ultimo aveva tutte le risorse della procedura penale per appellarsi al giusto Riservatissimo e Falcone avrebbe avuto le stesse procedure per interpellare la Presidenza del Consiglio dei Ministri per accedere eventualmente al trattamento dei contenuti segreti ma non ho elementi per dire se questo sia mai avvenuto.
Diverso avrebbe potuto essere il rapporto di due siciliani esperti, parte dello Stato e con un senso del dovere elevatissimo al netto delle ufficialità degli incontri. Dico questo per esperienza, laddove nelle volte in cui sono stato contattato dai ROS o dalla DIA o dagli stessi magistrati, proprio nei momenti meno ufficiali, dal caffè allo scambio di personali considerazioni, si riconoscono quei segnali di reciprocità tali da concretizzare una collaborazione non immediatamente percebile dagli atti verbalizzati.
Già molti anni fa, quando mi fu rischiesta una intervista, parlai delle indagini che Gladio presumibilmente fece sulla strage di Capaci, proprio per indirizzare gli inquirenti verso ciò che, ancora una volta presumibilmente, lo stesso Li Causi attivò sia nella sua area di responsabilità che per responsabilità personale da tutelare laddove era consapevole delle perimetrazioni esterne del centro trapanese oltre i soli aventi diritto e requisiti, tra i quali, “i cattivi”.
Sono convinto che Vincenzo Li Causi abbia rappresentato un ottimo confronto per gli interessi di Giovanni Falcone su quel contenitore chiamato Gladio, dal quale ancora oggi è necessario riconoscerne le fuoriuscite per meglio comprendere la differenza tra la legalità di una struttura riservatissima e lo scudo meno legale che la stessa ha rappresentato per chi ne ha sfruttato le risorse per porre in essere quel nuovo modello di destabilizzazione iniziato nel 1986 e concretizzatosi dopo le stragi siciliane e continentali con la nuova politica del 1994.
Quando mi hanno chiesto, agli effetti di legge, se io abbia mai fatto parte di Gladio, ho sempre risposto che nè ero del SISMI nè ero della Gladio ma, chiaramente, le loro indagini hanno evidenziato la mia presenza in un perimetro nel quale soggetti riconducibili a quei settori erano presenti e, per questo, ho sempre lasciato traccia proprio per evidenziare la presenza di quei “fuoriusciti” che hanno sfruttato la propria posizione per manipolare altri operatori dello Stato o ex tali, sui quali scriverò ancora.
In conclusione, se vogliamo la verità sulle stragi, dobbiamo necessariamente comprendere bene le dinamiche di quella scissione avvenuta al SISMI e segnatamente al GOS dal 1985 al 1989 in particolare, con il preciso riferimento alle reali ragioni per le quali fu attivata una base Gladio in Sicilia e, su questo, farò un prossimo video.
F.P.