Qui tutti si ammazzano o vogliono morire mentre lotto con il frigo vuoto senza nemmeno lamentarmi poi troppo a dire il vero. Gente un tempo così forte e feroce nell’uccidere dei cittadini inermi e qualche operatore dello Stato reso incapace di reagire per la freddezza con cui sono stati abbattuti e, ora, pronti a fuggire dalla vita in un modo che, sinceramente e per quanto umanamente mi sforzo di comprenderne le ragioni, mi convince poco.
Con Gullotta ormai è tardi ma con Bellini potremmo provare a somministrargli qualche pillola formata dalle palline Zigulì e chissà se, convinto di essere in punto di morte, non gli venga voglia di presentarsi al creatore con la coscienza pulita confessando ogni ricordo; se serve mi vesto anche da prete e mi faccio chiamare Don Vittori, parroco di origine livornese della confraternita degli ‘onci di ponci, pronto a recitare l’Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.
Scherzi a parte provo a comprendere questa reiterata richiesta di Paolo Bellini per una eutanasia farmacologica, laddove egli grida al complotto per la sua condanna per la strage di Bologna ma desidera morire invece di restare a combattere contro le fonti di calunnia. Avrebbe più eco in realtà se articolasse le sue affermazioni d’innocenza, magari aiutando le autorità antimafia ed antiterrorismo ancora interessate alla sua persona ed agli eventi che lo hanno visto coinvolto ma, in certi ambienti, questo sostantivo maschile ma apparentemente poco masculo sostiene una comunicazione più viva che mai, per quanto contratta.
Tutto questo mi ricorda un carissimo collega della Folgore, il quale fu colto dalla di lui moglie nel dilettarsi con altra donna di spiccate virtù orali e nel cacciarlo di casa pretese talune garanzie rispetto al mantenimento, tanto che il meschineddu, raggiunta casa mia disperato, tentò di convincere la moglie che si stava suicidiando per lei con alcune confezione di palline Zigulì che facevano parte del mio corredo di salotto, mangiandosene a pacchetti e chiedendomi di rinforzare questo suo impasticcarsi in favore delle orecchie della moglie.
Funzionò e, anzi, da quel momento la consorte imparò anche a soddisfare taluni gusti altrimenti compensati da terze di riferimento, quasi una esigenza evolutiva insomma.
Chissà, magari lo conosceva anche Paolo Bellini…
F.P.

