Il metodo “evocativo” consiste nel rinforzare il trauma originale con una serie di progressive ed anomale situazioni tali da riportare alla memoria soprattutto il ricordo emozionale, per esempio farci trovare in ripetute occasioni presso i nostri mezzi o quelli di casa, delle bambole con la testa “ferita” nelle regioni in cui quella di nostra figlia Matilde ha riportato i traumi che causarono il danno assonale al corpo calloso del cervello.
Un metodo vigliacco ma efficace, perchè ottiene subito lo scopo ed è inoltre difficile poterlo trasformare in una sorta di querela perchè, in fondo, cosa denunci, una bambola rotta la cui interpretazione è tutta nostra in realtà? Motivo per cui quando è accaduto mi limitai ad informare il funzionario dell’antimafia con cui mi interfacciavo giusto per immettere la segnalazione in un quadro di insieme di fatti eventualmente configurabili come “ingerenze”.
Matilde ha trascorso gli ultimi anni lottando contro un vero e proprio “filo” invisibile, tali sono gli assoni danneggiati, riuscendo a riprendere una vita ordinaria pur con qualche fatica ed ostacolo prodotto dal trauma, il quale non è passato ma solo elaborato ovvero il danno assonale rimane una spada di damocle con tutte le sue potenziali complicanze, mentre l’evento traumatico è riuscita a superarlo in toto con la forza che la caratterizza e con il nostro aiuto naturalmente perchè l’evento ha coinvolto e coinvolge tutta la Famiglia.
Chiaro che se troviamo delle bambole con il loro evocativo significato questo impatta su di noi, poi torniamo sereni ma, fosse anche per pochi minuti, vincono i cattivi perchè riescono a far breccia sulle nostre emozioni.
Allo stesso modo le visite notturne, quando ancora vivevamo nella vecchia casa italiana, con relativi colpi alla porta a calci o martellate oppure con il lancio di frattaglie (casa di campagna con topi attratti dal sangue), quindi i pedinamenti di soggetti ignoti (due dei quali presi e consegnati alla polizia) ed altre cortesie intimidatorie con le quali non voglio annoiarvi.
Tutto questo però non aveva le caratteristiche della minaccia tout court o del reale ed effettivo pericolo, bensì il valore induttivo a farci percepire emotivamente qualcosa di simile; in sintesi lo scopo reale era ed è lo stress, l’ipervigilanza, la paura che possa accadere di nuovo a Matilde o agli altri 4 figli e, infine, la stanchezza che sin dopo il trauma ci affligge per le ore di sonno assolutamente ridotte tra crisi epilettiche e complicanze varie.
Lo dico senza vittimismo e senza vittimizzazione ma per fare il bilancio del nulla che raggiunge molto. Nulla, perchè nei fatti non è accaduto nulla di realmente intimidatorio o penalmente rilevante. Molto, perchè anche nei giorni scorsi un qualcosa di simile è accaduto ed ha attivato soprattutto in Matilde un processo di stress che non possiamo permetterci.
Questo è il vigliacco gioco di chi della vigliaccheria ne ha fatto coraggio.
Perchè ci vuole coraggio per fare cose del genere e riuscire a guardarsi allo specchio…
F.

