DUE PAROLE SUI FAMILIARI SUPERSTITI AGLI UCCISI NELLE STRAGI ED IL CORAGGIO DI NON VITTIMIZZARE LA SOFFERENZA, TRASFORMANDO I PROPRI DOLOROSI RICORDI IN MEMORIA COLLETTIVA…

By | Luglio 7, 2026

Ringrazio ancora l’avvocato Isotta Cortesi, già consulente della commissione antimafia e persona impegnata nella ricerca della verità sulle stragi insieme alla Fondazione Giuseppe Costanza ed anche Andrea Poli per avermi invitato alla commemorazione della strage di Capaci che si è tenuta oggi a Parma, alla quale hanno preso parte lo stesso Costanza, autista del dottor Falcone sopravvissuto alla esplosione, Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo e sorella dei gemelli salvatore e Giuseppe uccisi a Pizzolungo, presente anche Carlo Palermo, sopravvissuto allo stesso attentato, che ho rivisto con enorme piacere dopo qualche anno ed anche Marene Ciaccio Montalto, figlia del magistrato anch’egli ucciso dalla mafia nel 1983.

Ho avuto modo nei momenti privati sia ieri sera a cena che oggi a pranzo di confrontarmi con Giuseppe Costanza e con Carlo Palermo, ancora combattivo seppur provato dal tempo che passa e da qualche acciacco, con Isotta e Andrea e proprio questa mattina di salutare Margherita Asta e scambiare due riflessioni con Marene Ciaccio Montalto, oltre a stringere la mano ad alcune autorità tra il Questore ed il comandante provinciale dei carabinieri di Parma, un generale della Guardia di Finanza, assessori ed esponenti dei movimenti antimafia e, chi mi conosce bene, sa che sono sempre stato restio dal partecipare a questo tipo di eventi pur riconoscendone l’importanza ed il significato.

Un evento dedicato prevalentemente al ricordo ma anche a fare memoria, grazie alla presenza di numerosi studenti con i loro professori che, benchè sabato, hanno desiderato esserci.

Chiaramente non sono mancati i momenti delle lacrime e della voce spezzata, come è giusto che sia perchè l’espressione delle emozioni consente anche di elaborare quei traumi dai quali proprio i figli ed i familiari delle vittime sono stati effratti ma, debbo dire in questo caso, senza alcuna forma di vittimizzazione o di vittimismo bensì con la piena capacità di gestire le emozioni del proprio dolore senza contenerne l’emotività ma, anche e soprattutto, senza concentrare in questa il contenuto del confronto.

Fare memoria futura di quei dolorosi ricordi del passato significa anche accettarne il “qui ed ora” del quotidiano vivere la mancanza dei propri cari, uccisi fisicamente ed in qualche caso anche nel ricordo stesso, a causa di quella terribile classificazione delle vittime in base proprio alla strumentalizzazione politica che se ne può fare.

Nelle dottoresse Asta e Ciaccio Montalto ho riconosciuto l’importante componente umana e psicologica utile ai ragazzi delle scuole ed ai loro insegnanti per comprendere che il dolore merita il coraggio di soffrirlo e, non, di negarlo o di camuffarlo proprio nelle dinamiche della vittimizzazione e del vittimismo che talvolta possono essere degli ottimi cuscini compensatori delle cadute sotto il suo peso, aggravato dai decenni durante i quali la verità rimane purtroppo minorenne mentre tutti noi ci evolviamo e diventiamo adulti, anche anziani ormai.

E’ infatti importante parlare della morte degli uccisi per far vivere il desiderio di verità, per conoscere e riconoscere i meccanismi che inquinano le indagini, per consentire alla nuove generazioni di essere i nostri testimoni futuri, non delle battaglie passate ed attuali, ma delle ragioni per le quali ci battiamo senza cedere alla tentazione di mollare tutto per lo scoraggiamento degli scarsi o ballerini risultati investigativi, oltre la sola mafia.

Mollare tutto è il primo meccanismo difensivo per elaborare un lutto, una ingiustizia, una verità nascosta ma, in realtà, non serve a nulla se si ha quella intelligenza utile ad andare oltre, senza restare impantanati nel ruolo della vittima però.

I sopravvissuti Carlo Palermo e Giuseppe Costanza hanno i segni delle complicanze traumatiche dell’essere sopravvissuti mentre gli altri sono morti intorno a loro nello stesso botto, questo è inevitabile, ma hanno anche il coraggio della propria paura trasformata in memoria, non solo in un ricordo commemorativo tout court.

Oggi ho visto questo, il coraggio di osare appunto e, un tempo si diceva che “chi osa, vince”…

Fabio Piselli