DUE PAROLE PER SPIEGARE LE DIFFERENZE NEI PARALLELISMI DEI SERVIZI SEGRETI NEGLI ANNI ’80 E ’90”

By | Luglio 7, 2026

Provo con questo odierno articolo ad invitare gli interessati a capire che oltre alla sola interpretazione dei servizi segreti cosiddetti deviati, vi era anche una sorta di proiezione occulta dei servizi segreti buoni; ovvero un parallelismo tale da rappresentare il conflitto intestino in essere nel panorama dell’intelligence italiana tra la seconda metà degli anni ottanta e la prima metà degli anni novanta, durante il decennio che ha portato il Paese dal “nuovo modello di destabilizzazione” alle stragi del ’92 e del ’93 con la conseguente concretizzazione della nuova politica scesa in campo.

Non sono mai stato un membro del Sismi o del Sisde ma in base alle risultanze investigative delle AA.AA. sembra accertata una mia partecipazione a quei parallelismi che cerco ora di spiegare, soprattutto per evitare di vedermi affibbiare l’appartenenza “agli apparati” come recentemente avvenuto nella diffusione dei video di Fanpage Darkside Antimafiaduemila etc, lasciando spazio ad ogni interpretazione tale da disegnare una mia “deviazione” che in realtà non c’è mai stata nel significato negativo del termine.

Ho sempre operato sulla base della fedeltà al giuramento fatto allo Stato, da quello solenne a quello individuale, sia quando ero in uniforme che dopo e, questo, deve essere assolutamente chiaro ed incontrovertibile senza lasciare spazio a ricostruzioni immaginative sul mio contributo nella lotta alla falange armata ed a quel nuovo modello destabilizzazione; sacrificio proteso verso la tutela delle libere istituzioni in quel decennio sotto attacco e, mi si permetta dire, uscite purtroppo perdenti dalla guerra che in qualche modo ho anche io combattuto proprio all’interno di quei due diversi parallelismi che caratterizzavano le proiezioni delle anime dei Servizi nel loro conflitto intestino.

Partiamo quindi dal presupposto che non tutto ciò che era esterno al Sismi in particolare significava essere una deviazione del marcio, questo perchè proprio i conflitti al suo interno hanno portato taluni quadri ad avvalersi di propri operatori di fiducia, non rubricati al Servizio nemmeno come collaboratori esterni, ove quest’ultimi erano in qualche modo invece amministrativamente riconosciuti.

E’ importante ora comprendere che il mondo delle collaborazioni esterne ai Servizi era in quegli anni un vero e proprio libeccio, tra mogli figli nipoti ed amanti da infilare nel sistema, dalle finte fonti per giustificare delle uscite nere fino ad una nutrita mandria di ruffiani nei vari corpi dello Stato, pronti a svolgere favori e porcate varie richieste da qualche funzionario dei Servizi, nella speranza di entrare nel sistema stesso.

In tutto questo vi erano quei pochi soggetti, tutti provenienti da una qualche forza armata o di polizia o d’intelligence dalla quale erano usciti per congedo, malattia o fatto penalmente rilevante, aventi delle specifiche capacità operative sommate a delle attitudini personali che gli consentivano di essere “oltre” il bacino dei collaboratori esterni tout cuort, per competenze ed affidabilità.

Soggetti che avevano una diretta conoscenza con il proprio referente al Sismi, magari coltivata durante un periodo di servizio comune trascorso in un reparto prima del transito ai Servizi stessi.

Per fare un esempio, quando ero in F.A. e specialmente alla Folgore capitava di osservare dei colleghi passare al RUD e quindi al SISMI, oltre a chi spariva per qualche tempo e tornava “con il foglio matricolare in bianco” sui quali dirò qualcosa appena mi sarà permesso.

Oltre a questo io avevo la particolarità di essere “americano” nel senso che sin dal mio corso sottufficiali era nota la parentela con chi lavorava dentro l’ambasciata statunitense, negli uffici dell’attachè militare, in cui vi erano anche gli operatori della Defense Intelligence Agency tra i quali chi passò alla CIA; motivo per cui ancora oggi qualcuno crede impropriamente che io sia stato un referente di questa famosa agenzia americana.

In ogni caso questo era generalmente il percorso dell’affidabilità nella coltivazione di un proprio singolo collaboratore esterno da parte di chi, dentro ai Servizi e nel pieno conflitto intestino tra chi supportava consapevolmente o solo per ideologia il nuovo modello di destabilizzazione e chi, pur con una simile ideologia, tutelava il proprio Paese nelle sue libere istituzioni; ove quest’ultimi non avevano fiducia nei colleghi e nel personale operante, coltivando così un proprio vivaio di affidabili sostanzialmente ignoti al Sismi, ovvero non rubricati come collaboratori esterni del Servizio in modo legale.

Una guerra combattuta prevalentemente dagli affidabili contro altri esterni, tra chi lavorava per i buoni e chi lavorava per i marci nel Servizio.

Nel corso della valutazione investigativa della mia permanenza nell’area del cosiddetto centro Scorpione di Trapani è emersa proprio questa conflittualità, ove il capocentro attivò un suo affidabile invece che fidarsi del suo apparato, laddove il CAS di Trapani aveva aperto le porte a gente estranea al circuito Gladio come da direttive del Sismi sulle quali ho già scritto e scriverò ancora.

Esterni certamente più fragili, talvolta ricattabili, altre volte in grado di svolgere addirittura delle operazioni in un modo migliore di chi era al Servizio e, spesso, costretti non al segreto, al quale non erano vincolati legalmente, bensì al silenzio; alla riservatezza basata su quella affidabilità che andava ben oltre il solo rapporto di collaborazione fiduciaria.

Generalmente eravamo definiti come “consulenti esterni” per dare un valore alla compulsione che attivava l’incarico, le cui procedure ho dettagliato nelle sedi AA.AA. che mi hanno chiamato ed interrogato nel corso degli ultimi 15 anni.

“Capire chi faceva cosa e cosa faceva chi”, era assai difficoltoso, perchè non bastava un cappello istituzionale di riferimento per riconoscerne la parte giusta, atteso il conflitto in essere in quegli anni all’interno degli apparati dello Stato e per questa ragione vi era solo un rapporto 1:1 con il proprio committente o, al massimo, triangolato con i suoi uomini di fiducia.

Capire, inoltre, chi degli esterni lavorava per i buoni e chi per i marci era ancora più difficile e le tragiche vicende di Piazza e dei coniugi Agostino ne rappresentano ancora oggi la difficoltà nel comprendere quel “chi faceva cosa e cosa face chi” di cui sopra.

In conclusione oltre alla deviazione classica nel suo significato di occulto, marcio, ambiguo, vi erano anche quei parallelismi da meglio comprendere per poi riconoscere il “doppio”, sul quale scriverò in futuro.

F.P.

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