Tra me ed alcuni professionisti oltre ad un magistrato dell’antimafia con cui mi sono recentemente interfacciato, vi è una sorta di sfida aperta nel vedere se le mie “previsioni” rispetto a Vannacci, sin dal suo edordio con il libro, si riveleranno ancora esatte come è accaduto fino ad ora; ovvero l’ipotesi che entro due anni prenderà prima un ministero poi enterà nel governo o, addirittura, premier.
Con Vannacci l’Italia troverà il suo iniziale equilibrio, tornerà la sicurezza, l’ordine e la morale donando così soddisfazione alle media ed alta borghesia, i lavoratori in uniforme si sentiranno appagati dal proprio ruolo perchè riceveranno un indice di sudditanza maggiore e sostanzialmente il Paese si trasformerà in una dolce democratura a basso impatto sulla popolazione, tanto da assuefare tutti in questa bolla di sicurezza in favore degli allineati.
Coloro che, invece, non si applotoneranno saranno trattati con la classica “prudente presa di distanza” la quale equivale all’isolamento, fino a creare una sorta di nuova classe sociale all’interno della quale, tra il malumore ed il disagio, nasceranno delle forme di libera opposizione che troveranno una silente manu militari pronta a soffocarla fino alla opportunità dello scontro rappresentato dalla clandestinità e, quindi, dal timbro di “eversori” siglato contro tutti coloro che sceglieranno di trasformarsi in ribelli.
Il passo successivo sarà lo scoppio di qualche ordigno, indipendentemente dalla sua origine, il quale darà il via alla repressione e si innescheranno così i primi rastrellamenti degli schedati potenzialmente simpatizzanti del nuovo partigianato, tanto da arrivare al “controllo della sicurezza” e non più alla sicurezza tramite il controllo.
Sembra un particolare insignificante ma, in realtà, è la chiave di volta della trasformazione da democratura a regime a basso impatto.
Ogni Paese ha gli strumenti per donare sicurezza alla propria collettività, tramite il controllo, ora sotto forma di monitoraggio d’intelligence, controllo del territorio ed attenzionamenti specifici e, questo, rientra nella concezione di dare ed avere quei necessari indici di sicurezza contro i considdetti nemici interni ed esterni. La sicurezza tramite la capacità di controllo, di analisi e di situazione.
Quando si passa invece, al controllo della sicurezza, significa che l’obiettivo non è più la collettività ma il potere assunto, e, da questo momento, si rimoduleranno gli indici di rischio che, con le esigenze della collettività, non hanno nulla in comune.
Perciò se, prima, la cittadinanza (selezionata per requisiti) si sentiva al sicuro perchè sicurizzata, da questo monento la stessa cittadinanza dovrà rassicurare chi la securizza di non rappresentare un rischio.
In buona sostanza si eleveranno i requisiti di “appartenenza” e si ridurrano le libertà individuali, anche quelle della alta e media borghesia, all’interno della quale l’irrigidimento dei moduli di controllo rappresenteranno un disagio e si innescheranno, di nuovo, le classiche dinamiche della nascita del prossimo governo, esattamente come la storia ci ha sempre insegnato.
Ma, noi italiani, che di storia ne abbiamo, persistiamo a chiamarla solo passato…
Fabio Piselli
