Partiamo dal presupporto che non ho nessuna intenzione di dare seguito al suggerimento di porre fine alla mia vita. Ho una Famiglia meravigliosa che proteggo con le mie risorse da vivo e, non, da morto, oppure morirò provandoci.
E’ sempre molto difficile parlare di suicidio laddove questo continua ad essere considerato un atto di debolezza, una fuga, una sorta di vigliacca estrema scelta per togliersi dalla responsabilità del vivere.
In ambito militare il suicidio rappresenta un linguaggio comunicativo, uno strumento per rinforzare un “credo” e l’onore che caratterizza il valore di chiunque scelga le armi come professione, ove queste portano in ogni caso alla morte, ora del nemico ora la propria, ma all’interno di un campo di battaglia o comunque per ragioni legate al servizio.
Diverso è il significato del suicidio indotto di un militare, specie se proveniente dai reparti elitari o dalle forze speciali, perchè se può sembrare destabilizzante contro la forza che richiama il loro fregio rappresenta invece una scelta di onore se indirizzata al salvataggio dei propri fratelli o camerati; si pensi all’eroe che per salvare i colleghi rimane in campo di battaglia sapendo di morire o chi si gettaa sopra una bomba per proteggere gli altri, oppure la propria Famiglia.
Ucciditi ed i tuoi cari saranno salvi, altrimenti tra strani incidenti e false accuse li distruggiamo uno per uno.
Un fraseggio che ho ascoltato in due occasioni tra quella passata e quella più recente, niente che non comprenda o che non abbia seriamente valutato, soprattutto dopo quanto accaduto a Matilde.
Ho preso in considerazione la possibilità del suicidio come estremo atto di Amore verso la mia Famiglia ma, invece che farlo come “depresso” che non sono mai stato, diversamente dall’ipotesi di chi giunge ad un tale indice di depressione da non farcela più e si tira un colpo, ho riflettutto con la mia piena capacità di usare quell’umile intelligenza che ho salvato da tante battaglie.
No. Non mi suicidio. Specialmente perchè non mi fido di chi lo suggerisce. Tutte cazzate l’onore ed il valori del “suicidio medagliato” perchè, ritengo, che in realtà sono così vigliacchi da non avere nemmeno il coraggio di uccidermi, sperando che faccia tutto da solo.
Sono perfettamente consapevole che rappresento per alcuni ex colleghi ciò che loro sanno di voler essere, di poter essere, ma di aver scelto di non diventare. Ecco perchè non mi uccidono, pur essendo stati resi edotti che ho citato i loro nomi avanti le autorità antimafia ed antiterrorismo nel corso degli interrogatori testimoniali.
Ucciderebbero sè stessi e quel valore che paradossalmente ancora ci lega nonostante le differenze totali per scelta di campo sin dagli anni ’80. Io contro i falangisti, loro falangisti essi stessi o partecipanti alla fiera del non ricordo mentre raccattavano i vantaggi del silenzio.
Non mi uccido anche se non temo la morte, quella a paro a paro si diceva un tempo.
Temo di più la vita con le sue responsabilità, ad iniziare dal nutrire la mia numerosa Famiglia fino al crescere serenamente 5 meravigliosi figli colmi di Amore e di bella energia, nonostante tutto.
Mi rivolgo anche a chi si trova nella mia stessa situazione, magari depresso sul serio, che ipotizza di farla finita credendo che tutto finisca. Non è affatto così.
Il suicidio lascia in chi ci ama un peso enorme, dal senso di colpa al vuoto delle risposte ai quesiti che il suicidio stesso non potrà mai colmare. Lascia un dolore che non passa se non attenuato dal tempo, durante il quale i figli ed i coniugi saranno sempre e comunque segnati da un atto del genere.
Uccidere sè stessi per suicidio rappresenta un lento e progressivo omicidio delle emozioni di chi si lascia. Senza onore e senza le cazzate militari pregne di ipocrisie perchè, alla fine, anche sul campo di battaglia la differenza la fanno gli uomini e le donne con le loro individuali azioni, dalle quali trae gloria il reparto.
No, non mi uccido. Combatto anche senza denti, con poche risorse e con nulla in tasca ma ricco di quell’Amore che caratterizza la mia Famiglia.
Famiglia che necessita di un marito e di un padre in vita, magari indebolito e isolato, ma vivo per tutto il resto della mia morte, quella che verrà per destino o cause naturali e, non, per suggerimenti vigliacchi di chi non ha nemmeno il coraggio di uccidermi…
Fabio Piselli


Ciao Fabio, purtroppo l’Italia da le medaglie ai morti ed isola e distrugge chi tenta di sconfiggere il marciume di questo Paese
è uno strano Paese, il nostro