Appello, agli ex colleghi, a testimoniare in favore della verità sulle stragi…

By | Luglio 7, 2026

Da quando, molti anni fa, affrontai più di un colloquio investigativo segreto con un magistrato della DNA su disposizione del PNA e, successivamente, fui chiamato da una DDA per collaborare con la delegata DIA, la scissione tra un Piselli di carta ed un Piselli di ciccia è diventata ancora più marcata rispetto a quella dicotomia che mi ha sempre caratterizzato sin dagli anni in cui ancora indossavo l’uniforme, anni ’80 quindi.

Da un lato c’è chi persiste a darmi del malato mentale e, chi, invece, insiste nel chiamarmi a rendere le mie testimonianze relativamente ai fatti di sangue ed agli eventi stragisti e presumibilmente eversivi avvenuti tra il 1985 ed il 1995, con particolare interesse all’operazione falange armata.

Tanto che, di tanto in tanto, squilla il telefono ed una voce ministeriale mi indica la Procura o la sede del ROS o della DIA in cui recarmi, al netto di quegli incontri meno ufficiali che cerco sempre di comprendere nella loro natura ma indirizzati a capire se ci sono o ci faccio di fronte ad una imminente convocazione.

Mia moglie è ormai abituata a ricevere dei contatti in tal senso e certamente preoccupata perchè nelle ultime occasioni abbiamo ritrovato nostra figlia con la testa ferita a terra e con il danno assonale al corpo calloso del cervello con il quale ancora oggi facciamo i conti e, per quanto riteniamo l’evento distante da questi meccanismi, non conosciamo le cause della caduta se non quanto ci fu indotto ad interpretare che tendeva a condizionarci verso l’assunzione di una causa legata proprio alle testimonianze.

Noi abbiamo sempre scelto di restare radicati ai dati di fatto incontrovertibili e questi, ad oggi, non offrono alcun elemento concreto per confermare una volontà umana di farla cadere, al netto delle suggestioni che insistiamo a non raccogliere.

Il danno assonale al corpo calloso del cervello è il motivo per il quale, ad ogni telefonata proveniente ora dalla DIA ora dai ROS, invio una fotografia della mia numerosa Famiglia, senza pretendere che il suggerimento venga colto nell’invitare a tener conto che, laddove io non sia indispensabile, farei volentieri a meno di rientrare in questa sorta di pluridecennale girotondo delle inchieste sulle stragi.

Quando mi chiamano rispondo come cittadino, come ex militare, come uomo che ha ancora il forte desiderio di verità ma, non lo nego, come persona delegittimata, denigrata e preoccupata per la mia Famiglia, ora tutti emigrati in Francia con la valigia di cartone.

Perchè se cè una cosa che certamente possono affermare tutti gli alti magistrati antimafia ed antiterrorismo con i quali mi sono interfacciato e tutti i funzionari della DIA e gli ufficiali dei ROS che mi hanno conosciuto personalmente, oltre il Piselli di carta quindi, è la mia totale assunzione delle responsabilità di quel che verbalizzo con il mio nome e cognome reale, senza mefisto e senza, mai, aver accettato ne chiesto nulla sotto nessun profilo; non vantaggi materiali ne forme di protezione e, al contrario, anche laddove na avessi avuto i requisiti quando mi furono prospettate, ho sempre rifiutato perchè non credo nella protezione sotto queste forme.

Ma, poi, a dirla tutta, la più elevata forma di protezione me l’hanno data proprio con “la patente del malato mentale”. La quale consente di sentire di tanto in tanto questo strano personaggio del Piselli, dal quale trarre cose utili filtrando quel linguaggio comunicativo con cui tanto gioco e, se eventualmente spendibili, saranno traslate in bocca a qualche collaboratore accreditato nel circo dei dichiaranti e nessuno si prenderebbe la repsonsabilità di portarmi in un dibattimento come teste dopo così tanti anni di fango.

Come avvenne quando negli anni novanta, a ridosso delle stragi, testimoniai di una ambigua esercitazione in Sicilia in cui si recuperarono degli esplosivi dal mare, prendendomi del “malato mentale” per, poi, qualche tempo dopo ascoltare la stessa cosa detta però da uno di quei collaboratori accreditati e dal quel momento gli esplosivi recuperati dal mare erano cosa assodata.

Oppure come quando definivo la falange armata una “operazione d’intelligence di supporto tattico-psicologico”, prendendomi delle sonore risatine di scherno per, poi, dopo che scrissi un articolo nel Blog in tal senso nel 2007 ripreso in un libro scritto da una famosa giornalista con la prefazione di un alto magistrato, leggere ed ascoltare lo stesso termine in un modo ormai sdoganato anche nelle procure.

Sono perciò abituato a queste dinamiche, le quali contengono dei meccanismi potrei dire perversi, perchè in quegli uffici entro come persona informata sui fatti ma rischio di restarci come indagato, soprattutto laddove qualcuno da molti anni è convinto che io abbia fatto parte della falange armata e non riesco a convincerlo che, contro i “falangisti”, ho combattutto una annosa guerra fatta soprattutto di false accuse e di abuso delle risorse dei loro uffici, negli apparati dello Stato.

Ecco perchè, di fronte alla possibilità di una nuova convocazione, come una sorta di terzino fluidificante come avrebbe detto Nilton Santos, vorrei dopo tanti anni invitare i miei ex colleghi in uniforme e quelli incontrati nella collaborazione a gettone o in ausilio alle autorità giudiziarie, ad esporsi con le loro memorie. Loro certamente sani di mente. Loro certamente con le medaglie visibili. Loro che certamente avranno vissuto quanto io stesso ho testimoniato, ma in modo maggiore e più tecnico e allora chi, se non loro, rappresentano la migliore occasione per porre fine a questo circo dei non ricordo.

Mi rivolgo perciò agli ufficiali ed ai sottufficiali sia dei reparti in cui ho prestato servizio e con i quali ho operato extra-reparto, sia a quelli che dalla Folgore transitavano al Sismi e prevalentemente coloro incontrati in area GOS tra il contenitore ufficiale e le sue fuoriuscite ma, soprattutto, a quei militari che, dopo oltre 40 anni (il mio corso sottufficiali è del 1985) si godono la meritata pensione avendo così il tempo di riflettere sul mio invito a testimoniare.

Sarebbe la medaglia più bella e, già che ci siete, testimoniate anche che il 18 dicembre 1986 ero con voi, non a commettere reati…

Ut Ardeant Ardeo

Fabio Piselli