Il caso che ha reso pubblico il mio nome come consulente ausiliario di polizia giudiziaria in materia di intercettazioni telefoniche, prevalentemente ambientali, è stato quello relativo alla morte del medico Francesco Narducci in riferimento ai delitti del cosiddetto mostro di Firenze nel corso dell’inchiesta proceduta dalla Procura di Perugia e dal PM Giuliano Mignini. Perchè accaddero degli eventi poi ritenuti “misteriosi” tra ingerenti grembiuli massonici e conflitti interni agli apparati giudiziari i cui contorni furono pubblicati sia in alcuni libri che in rete ove, paradossalmente, già il caso del mostro di Firenze era da molti anni un mistero irrisolto ed ancora oggi è stato riaperto per comprendere il significato del feroce assassinio di tutti quei giovani, oltre i meri compagni di merende.
Anche in quella occasione qualcuno provò a dire che mi ero “infilato” dentro le caserme dei Carabinieri o nelle questure della Polizia di Stato, oppure negli uffici della Guardia di Finanza e nelle salette d’ascolto delle procure nel corso di più indagini, da quelle ordinarie e quelle specializzate appunto in delitti seriali o nella criminalità organizzata ed il terrorismo. Poi, però, dopo che sono stato costretto a dimostrare vero quanto, di falso, mi si attribuiva e dimostrare falso quanto di verosimile tendevano a far credere, siamo giunti al far riconoscere non solo la mia presenza negli uffici del Gides che indagava il mostro di Firenze ma anche all’interno di più caserme, questure e procure della Repubblica nel fornire sia il materiale idoneo per intercettare le comunicazioni telefoniche e multimediali ma, anche e soprattutto, per captare audio e video ambientali quasi sempre su decreto della procedente autorità giudiziaria del momento, tra PP.MM. e GG.II.PP. competenti per territorio.
Niente di speciale in realtà, perchè sono molte le società private ed i consulenti free lance che prestano questo tipo di servizi allo Stato per tutte le amministrazioni che necessitano di intercettare, al netto dei requisiti di affidabilità, di fiducia e del NOS che lo strumento della ricerca della prova da parte della P.G. o il monitoraggio d’intelligence richiede. Motivo per cui generalmente coloro che svolgono queste attività provengono dagli stessi ambienti tra Difesa, Interno e Presidenza del Consiglio.
Le intercettazioni telefoniche ed ambientali sono una risorsa importante sia per la ricerca della prova che per il monitoraggio d’intelligence ma estremamente vulnerabili alle numerose variabili che, nel corso delle attività, possono inquinarne il buon esito operativo.
Sono sempre stato tra quelli che sensibilizzava lo Stato a togliere ai privati il servizio in tal senso, ovvero a far gestire dai soli settori specializzati nelle amministrazioni di polizia le intercettazioni telefoniche ed ambientali; specializzando appunto gli operatori soprattutto nelle tecniche di acquisizione dell’obiettivo, di valutazione degli indici di rischio, di penetrazione e quindi del piazzamento degli strumenti atti a captare colloqui ed immagini degli indagati.
Questo perchè, al netto del mercato delle intercettazioni tra corruttele materiali e di carriera, aprire le porte delle caserme e delle procure ai privati rappresentava un rischio di inquinamento delle indagini stesse o sviluppare un ulteriore mercatino delle notizie investigative segrete, ragione per la quale proprio l’indice di affidabilità e di fiducia era elevato nei confronti di chi delegati in tal senso, io tra questi. Senza dimenticare che il nostro è quello strano Paese in cui il metodo di mandare tutto a tarallucci e vino è assai diffuso, anche quando si tratta di delicatissime inchieste, ove si assiste a forme di riduzionismo e di banalizzazione tanto paradossali quanto meritevoli esse stesse di una eventuale indagine per capirne le effettive motivazioni.
Per capire la complessità delle variabili inquinanti questo settore, invito a rileggere gli atti della inchiesta calabrese denominata “gioco d’azzardo” proprio per comprendere la mia non totale cieca fiducia nei poliziotti, nei magistrati e nei politici che gravitavano nel rilasciarmi gli accrediti per lavorare in questo settore.
Ai miei tempi eravamo in elevatissima percentuale solo noi consulenti a gestire le salette intercettazioni tra hardware e software da lasciare poi all’uso operativo degli ufficiali di polizia giudiziaria ed intervenire in caso di malfunzionamenti e nel delicato compito di masterizzare i progressivi intercettati in favore del PM a fine inchiesta per il successivo uso dibattimentale. Parlo dei tempi in cui dall’Huer RT2000 e RT4000 siamo passati prima agli RT 8000 e 10000 poi al più complesso digitale che ha visto anche l’incremento dei privati nel settore ma, soprattutto, eravamo delegati nel piazzare materialmente gli ambientali nelle auto, nei locali o nelle situazioni di pertinenza dei soggetti di interesse operativo delle polizie giudiziarie delegate dalle procure procedenti e, proprio questo, faceva la differenza oltre il mero mercato dei costi dei sistemi o la rete degli amici degli amici e della ex colleganza.
Al tempo dell’analogico le intercettazioni telefoniche erano doppiate sullo stesso sistema in piste diverse, ovvero un nastro originale di PG ed un nastro copia per l’AG con la “strisciatina” che ne indicava i dati operativi tra i progressivi e le indicazioni delle utenze attenzionate; poi vi era il brogliacciamento ed a fine indagine c’era la ceralacca per le bobine conservate poi negli Uffici Reperti per il seguito dibattimentale o di conservazione.
Perchè, come ho detto, un conto era la registrazione dei colloqui telefonici ed il loro brogliacciamento da parte degli operatori di PG mentre, un altro paio di maniche, erano le intercettazioni ambientali sovente delegate ai cosiddetti tecnici o specialisti, per quanto nel passaggio tra l’analogico ed il digitale vi sono state delle “scissioni” tra le correnti di pensiero rispetto alla vulnerabilità della intepretazione di quanto captato tra voci e rumori, specialmente nel corso delle intercettazioni “in diretta”.
Farò un articolo o un video di approfondimento su questa materia, delicatissima e spesso oggetto dei conflitti tra la politica e la magistratura ma, proprio il commercio che ne è stato fatto, ha spalancato il mercato non solo dei tecnici e degli specialisti privati ma, purtroppo, anche a chi sapeva come inquinare le indagini quando in alcune procure la ceralacca non bastava più per tutelarne l’integrità ed il segreto…
F.

