Sono rientrato dal servizio di notte un pò prima stamani, alle 5 ero già a casa ed ho potuto così salutare mia figlia Matilde mentre si stava preparando per il bus che la porta al liceo di Menton, si alza infatti alle 5 per tornare alle 20 tutti i giorni.
Mentre stava per uscire mi ha preso la mano e con il suo solito sguardo da ragazza intelligente mi ha detto: “basta, reagisci, non farti trattare così, non ho più voglia di rispondere a chi mi manda i video che girano in rete di Fanpage con mille domande sul tuo passato e nessuno sa i sacrifici che facciamo tutti giorni da sempre. Mi hai sempre parlato di dignità. Reagisci.”
Il problema non è Fanpage, loro fanno i giornalisti e pubblicano quanto a loro disposizione nel modo in cui scelgono di farlo e con quello qualificano il loro lavoro, come ognuno di noi fa con il proprio. Non ho interesse nemmeno a valutare se siano stati corretti o meno nei miei confronti o l’uso che fanno della liberatoria che in ogni caso ho firmato al pari dello scarso interesse di inseguire ogni singolo short o titolo che possa “danneggiare” la mia immagine.
Il problema lo ravvedo eventualmente nel bisogno della gente di investire nell’odio, nel piccolo particolare denigratorio, nella scarsa volontà di approfondire il contenuto scegliendo di concentrarsi sulla personalizzazione del soggetto di interesse di turno, motivo per cui chi opera nel campo dell’informazione alla fine rischia di trasformare in un prodotto anche gli eventi giudiziari più dolorosi.
Tutto diventa oggetto di quello spettacolo della notizia del mistero che appare ogni giorno in televisione nei numerosi programmi “crime” come in rete, tra i dettagli intimi delle vittime, i particolati trasgressivi dei loro persecutori oppure l’evidenziare dei passaggi nelle esperienze delle persone coinvolte senza comprendere i danni che possano fare nel darli in pasto alla gente, al loro pubblico, ai loro sostenitori.
Ho risposto a mia figlia che l’unico modo per reagire è quello di restare semplicemente noi stessi, coerenti, onesti, certamente non passivi ma, la mia non passività la manifesto con l’offrire un confronto tramite il mio Blog per esempio, senza imporlo.
Diverso è quando prendi coscienza dell’ampiezza dell’impatto che può avere un contenitore come Fanpage in grado di raggiungere realmente il mondo intero con la loro presenza su tutte le piattaforme e con i mezzi che hanno ma, come ripeto spesso, Fanpage non è “il mio nemico” perchè hanno un taglio professionale che talvolta riesce ad offrire una inchiesta meravigliosa ed altre volte rischiano di “passare” sopra le persone; niente di diverso da quello che si vede anche nei palinsesti del grande schermo.
Sono abituato a non fare la vittima ne a vittimizzare la mia Famiglia, perchè rivolgo verso me stesso le eventuali responsabilità, senza andare a cercare chi può aver compiuto un atto poco piacevole.
Ho accettato il loro invito, come ho fatto con tutti gli altri giornalisti che mi hanno contattato nel corso degli anni, perchè il mio interesse è lasciare traccia di ciò che, secondo la mia esperienza, ha rappresentato il decennio 85-95 relativamente a quel progetto di destabilizzazione di cui ho parlato, anche proponendo i motivi della mia lotta per la mia innocenza in merito ai fatti del 1986.
Il resto dipende dalla intelligenza, dall’interesse e dalla sensibilità delle persone nello scegliere di fermarsi al solo titolo esca, ad un assemblaggio decontestualizzato oppure approfondire in maniera corretta i contenuti che comunque Fanpage mette a disposizione per i loro abbonati.
Può piacermi o meno questa sorta di “Piselli un tanto al chilo” ma, come ho detto a mia figlia Matilde, non dobbiamo re-agire in base alle azioni altrui, al netto della violenza fisica che chiaramente ci trova tutti pronti a difenderci, se non restando noi stessi, altrimenti ogni giorno avremmo decine di motivi per non vivere la nostra vita rincorrendo quella che ci cuciono addosso gli altri.
La lezione di stamani verso una adolescente che si avvicina ai suoi 16 anni e con una esperienza di vita vissuta fino ad ora certamente meno ordinaria rispetto ai suoi coetanei, è stata quella di essere sereni tanto da non farci cambiare nelle nostre emozioni, le quali nascono da chi siamo dentro e dalla nostra capacità di mantenerle pure anche quando gli eventi cercano di condizionarle.
In sintesi, Matilde, ha compreso che se deve prendersela con qualcuno per l’imbarazzo che prova di fronte a chi le chiede spiegazioni su quelle condivisioni che girano, il responsabile sono io non Fanpage.
Però, dico sempre, mille voci non rappresentano mille bocche diverse che dicono le stesse cose, bensì una voce originale ripetuta per mille volte la cui eco può forse imbarazzare, magari anche creare dei disagi importanti, ma non ci cambia.
Certamente sto vivendo dei giorni difficili anche in campo lavorativo, sono un educatore, lavoro con le fragilità, ho dovuto certificare la nettezza del mio casellario e rinforzarlo con il certificato di onorabilità rilasciato dal ministero della giustizia francese che ha sentito quello italiano ma, certamente, vi è chi mi chiede delle spiegazioni rispetto a quanto gira in rete nella evidenza dei motivi della mia prigionia di quasi 40 anni fa ormai, senza comprendere che negli short che girano in rete si parla di fatti storici e non attuali.
Fatti che spaventano chi vive una esistenza ordinaria e per i quali sono solo un educatore con un indirizzo specializzato che si occupa di bambini, di ragazzi e di adulti nello spettro autistico.
Tra questi vi è chi mi consiglia di lasciare l’incarico per motivi di opportunità e chi invece se ne frega di quel che gira e rimane radicato alle mie capacità professionali.
Qualunque cosa accada nella mia vita e nella vita della mia Famiglia dipende da me perciò, non dalle scelte degli altri.
La mia lotta è sempre stata contro quel “sistema sottointegrato allo Stato” che ho combattuto sin da quando ero in uniforme, non contro chi, di volta in volta può agire una azione piacevole o meno.
Dipende da me il benessere della mia Famiglia nella capacità di agire delle scelte, anche quando ne hai ben poche o sono rese difficili dalla situazione.
Altrimenti è solo vittimismo e, chi si vittimizza, avrà sempre bisogno di un nemico da imputare e di un salvatore da lodare…
Fabio Piselli
