Appartengo a quella generazione che ha conosciuto le “veline” quando ancora gli appunti per il comandante e le relazioni si scrivevano a mano oppure con la macchina da scrivere e la carta carbone, un foglio bianco e tre di carta di riso, fino all’avvento dell’informatica reale e non solo meccanografica che ha rivoluzionato anche l’approccio alla riflessione e mutato i tempi di elaborazione di ciò che si relaziona o si apprende.
La storica velina è conosciuta nel suo ambiguo significato sin da quando il regime fascista inviava agli organi di stampa i propri fogli d’ordine scritti appunto su carta velina e, nel tempo, ha sempre assunto il valore delle notizie caratterizzate da una riservatezza fuori da un contesto normato e più simile al “dice che” strumentale per gli organi di potere.
Le notizie di polizia sono ancora oggi una risorsa operativa interna, utile agli enti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria per avere un flusso di informazioni capaci di “misurare” un soggetto attenzionato in termini di precedenti e di pericolosità, fosse anche durante un semplice controllo stradale i cui eventuali precedenti di polizia rappresentano per gli operatori un indice di valutazione importante ma, bene comprenderlo, i precedenti di polizia non hanno lo stesso significato dei precedenti penali caratterizzati dalle sentenze passate in giudicato. Purtroppo l’opinione pubblica non è in grado di riconoscere questa differenza, motivo per cui il termine “precedenti” induce ad interpretarli come “sentenze” perchè queste informazioni provengono da enti o soggetti di polizia ed hanno, per il cittadino ordinario, la credibilità e l’attendibilità dell’amministrazione stessa laddove sono rese pubbliche e chiaramente non si può pretendere un qualche tecnicismo da parte di chi è estraneo a questi circuiti.
Quanto sopra giustifica il dovere del segreto delle notizie di polizia il cui uso dovrebbe essere prevalentemente solo interno, ma nel nostro strano Paese tutto si mescola e le banche dati si trasformano in un pozzo dal quale molti portatori d’acqua soddisfano delle esigenze diverse dalla giusta operatività di polizia in generale.
I vari scandali che la storia ci ha proposto nel tempo rappresentano quel “mercatino” delle notizie in tal senso, dalla semplice vendita della “strisciata al terminale” agli avvocati che i singoli operatori autorizzati all’accesso alle banche dati facevano, fino a quei flussi di notizie professionalmente analizzate che possono distruggere una persona, una personalità politica e addirittura condizionare altri mercati, anche finanziari.
Ricordo bene quando uno storico cavaliere di un ufficio I dei carabinieri di Livorno mi consigliò, bonariamente e consapevole della mia lotta, di stare attento perchè “i carabinieri ti possono portare alle stelle o, alle stalle” e debbo dire che proprio la mia storia ben rappresenta questa altalena tra il cielo e lo sterco.
La notizia di polizia non è formata solo dalle informazioni presenti agli atti di una questura o di una caserma come le querele, i controlli o i rapporti tra il singolo soggetto e queste amministrazioni ma anche dalla raccolta di dati presso gli organi giudiziari come i tribunali e le procure oltre alle altre amministrazioni pubbliche in generale ma, anche, da un serie di indicazioni operative di polizia nate da segnalazioni (anche anonime) oppure da un seguito d’interesse di iniziativa e da altre variabili non necessariamente compatibili con le norme che regolano il lavoro di un operatore di polizia.
Mentre una sentenza può essere non menzionabile oppure revisionata e diciamo così cancellata, le notizie di polizia sono sostanzialmente eterne, ovvero restano nel circuito locale, nazionale ed internazionale e come tali sono veicolate per uso interno tra i vari uffici di polizia per ogni attività che ne richieda l’accesso; anche quelle eventualmente false o falsate.
Nella mia esperienza come consulente tecnico di parte e consulente ausiliario di polizia giudiziaria e non solo come persona che ha patito degli abusi specifici, ho evidenziato più volte il valore distruttivo dell’abuso delle notizie di polizia laddove è stata immesa nel circuito una informazione priva di riscontro ma pregna di un significato induttivo che, anche e spesso in buona fede, riproduce il suo valore inquinante perchè diventa parte di un ordinario meccanismo delle informazioni in tal senso ed assume vita propria, costringendo ogni volta chi ne patisce gli abusi a dover fare ricorso alla querela per tutelare i propri interessi per, poi, rischiare paradossalmente di essere descritto come una sorta di querulomane perchè denuncia sempre lo stesso reiterato abuso, diventanto così un soggetto che si sente continuamente vittima di vessazioni e soprusi.
E’ una bella trappola in poche parole, perchè ti costringe a girare in tondo all’interno di una gabbia senza porte, oppure a distaccarti da tutto nella speranza che nulla segua.
Quando l’abuso degli accessi ai terminali di polizia si trasforma in un metodo fuorilegge ma sistemico, si parla di un vero e proprio mercatino perchè non solo vi sono fonti di guadagno importanti ma anche di potere, laddove il valore estorsivo consente di condizionare le scelte individuali o politiche di una persona.
Oggi non occorrono più degli operatori dei segreti servizi che producono birichinamente un dossieraggio specifico contro un individuo o una personalità politica con le tipiche attività di osservazione pedinamento e controllo, perchè grazie ai moderni sistemi delle comunicazioni e dei flussi di dati informatici basta andare a pesca nelle banche dati in generale, tra riservatissime e pubbliche, per ottenere un profilo completo di un soggetto attenzionato tra le sue relazioni fisiche, le sue comunicazioni private ed ogni altra notizia possa essere tratta da un qualsiasi strumento informatico proprio con l’abuso delle risorse di polizia e d’intelligence da parte di chi ne fa un illegale commercio, oppure con l’uso illecito di sfotware specifici.
Ho definito questo sistema “il mercatino del dice che” avanti le autorità gudiziarie quando, molti anni fa e molti scandali prima, ne denunciai le dinamiche per tutelare i miei interessi di fronte ad una velina che mi riguardava giunta nel corso della prima indagine su Gladio degli anni novanta ma, anche dimostrandone l’infondatezza e la genesi, a poco è servito perchè in realtà l’antico erroneo avallo di interpretare delle vuote opinioni personali come credibili atti di polizia è ancora utile a molti nel nostro strano Paese, in cui proprio il “dice che” si è trasformato anche nelle grida politiche che caratterizzano i nostri governi.
In sintesi distruggere la reputazione di una persona con “il nulla accreditato” è un metodo che paga immediatamente e costringe chi lo subisce a dover lottare per molti anni con un sistema che alla fine genera sè stesso in cui sarà stritolato, esattamente come l’uso della falsa accusa, la quale ti vincola alle sue negative conseguenze per tutto il tempo che sarà necessario per dimostrarla falsa, appunto.
Questo è il vero valore inquinante la vita di una persona a causa degli abusi delle notizie di polizia vere, false, falsate e verosimili, oltre all’uso estorsivo in generale che chiunque dotato di un simile potere può fare abusando delle risorse del proprio ufficio e di quell’accredito di credibilità che la funzione ricoperta gli dona.
Un Paese serio è in grado di tutelare i suoi cittadini soprattutto contro gli abusi di potere ma, per esempio, se l’abuso d’ufficio non rappresenta più un reato, rimane solo il potere di cui abusare ed i cittadini rischiano di perire sotto i colpi del “dice che accreditato” o di restare per anni vincolati alla speranza di ottenere giustizia, dopo averne subito le conseguenze…
F.P.

