Di Roberto Vannacci scrissi qualcosa alcuni anni fa, quando ascoltai un suo intervento a Villasimius in Sardegna e mi spinsi a fare una riflessione futuristica che si è rilevata vera, motivo per cui attendo solo di vederlo come prossimo ministro della Difesa per un problema che costringerà Crosetto a farsi da parte e, quindi, futuro Presidente del Consiglio.
Di questo ne ho parlato con un bravo magistrato antimafia in un momento di reciproca riflessione sulla politica, il quale si è appuntato sull’agenda la nota proprio per verificare nei prossimi anni questa mia “veggenza”.
Ho stima del generale Vannacci come soldato che ha fatto parte di un reparto non solo elitario ma speciale e, come tale, ha vissuto militarmente ed umanamente le missioni e le operazioni più ad alto rischio le quali lo hanno certamente posto in condizioni di vivere delle esperienze che, ora, riversa in politica con tutto il credito delle sue medaglie.
Meno stimo il politico che ha compreso come strumentalizzare il consenso degli italiani, agendo sulla loro debolezza senza proporre un rinforzo e, come tale, non fa niente di diverso dalla politica stessa, indipendentemente dalle laterializzazioni; ove però la destra investe molto sul valore legato a taluni fregi identificativi proprio della forza, dell’ordine e della disciplina.
Ecco perchè mi permetto di scrivere questo confronto quando da ex militare, ex parà della Folgore ed ex soldato di destra evoluto in una sorta di “anarchico surrezionalista”, dovrei essere il primo ad applaudire dei politici come il generale Vannacci, mio coetaneo, anche se sono entrato ed uscito in carriera qualche anno prima di lui e non ricordo di averlo mai conosciuto nel panorama della Folgore o, al massimo, ci saremo sfiorati in qualche occasione.
Invece riconosco il pericolo di una deriva destrorsa soft, parte di un progetto antico che non giunge con la truppa Vannacci, nella quale come spesso accade confluiscono traditori di altri eserciti che si accodano al comandante vincente.
Rischiamo di passare da un finto capitano ad un vero generale ma, rischiamo anche, di ritrovarci in quella grande caserma chiamata Italia.
Al punto in cui la società italiana è strutturata, vincolata ai problemi della immigrazione priva di una reale pedagogia dell’integrazione ed inquinata dalle criminalità d’ambiente, organizzate e spontanee, nostrane e d’importazione, è chiaro che la manu militari che porterà ordine sarà ben accetta anche da parte del comunista sfegatato che, per quanto all’opposto della politica vannacciana però, non ne può più.
La nostra collettività ha sempre avuto bisogno del leader forte, ora donna con le palle, tra non molto l’uomo con i coglioni direbbero i militaristi pronti a mettersi sugli attenti di fronte al capo, il quale è intelligente e formato per la conquista dei cuori e delle menti e, su questo dovremmo riflettere molto e su cui scriverò ancora.
Siamo una collettività debole, conflittuale, disunita, schierata senza pensiero critico ma solo per ideologie, spesso caratterizzata dall’arroganza dell’ignoranza camuffata da un presunto sapere in realtà tratto da qualche mera congettura da cui giungiamo alle nostre personali considerazioni, il cui peso è leggero ma sembra importante perchè si riscontrano in quelle di tantissimi altri quando, proprio l’ignoranza, sviluppa dei pensieri comuni e condivisi dalla massa, illudendosi di essere un insieme, laddove la banalità del pensiero comune è sovente pari al qualunquismo sul quale proprio la politica investe.
La proprietà captativa, e coptativa, dell’uomo forte, si rinforza più il popolo è debole e più numerosi saranno i gregari del potente di turno ove, Vannacci, è il leader del momento.
Uomo mite e colto che rappresenta la forza, l’ordine e la disciplina al quale non si potrà mai dare del pesciarolo e raramente lo vedremo con le felpe glandiche, perchè sa misurare le parole, proviene dalla cultura della consegna del silenzio, può vantare una sola felpa di elevato valore e soprattutto è capace di organizzare i tempi del successo, senza rincorrerlo.
Questo farà di lui, a mio umile avviso, il futuro comandante della caserma Italia in cui, gli italiani, si sentirano protetti e noteranno un positivo miglioramento del Paese sotto il profilo della minore criminalità straniera, della migliore vivibilità sociale e della impalpabile possanza che caratterizza proprio Roberto Vannacci.
Il quale ha però una debolezza di fondo, la stessa che nasconde dietro e dentro il generale, su cui scriverò in futuro…
F.P.

