Due parole sul “coraggio della paura” di Fabio Piselli, paracadutista dagli sforzi speciali…

By | Luglio 7, 2026

In tempi durante i quali la propaganda dell’ardimento rischia di cooptare le attenzioni dei più giovani, tra racconti di forze speciali e valori militari nella scelta della carriera e nelle missioni ad alto rischio assolutamente vere e rispettabili ma, a mio avviso, contenenti proprio i numerosi indici di criticità sui quali scriverò ancora, mi permetto di offrire questo odierno confronto sul significato della paura e di quanto sia importante riconoscere l’elevato valore del coraggio psicoemotivo rispetto al solo ardimento psicologicamente identificativo.

Questo perchè la qualità della vita dei singoli e della comunità in cui conviviamo, con e tra gli altri, è mediata proprio dalla paura, dalle difese individuali e quelle più claniche, dalle relazioni spesso inquinate dal timore e dalla contestuale necessità di apparire, di proporre una immagine di sè stessi agli altri da sè che possa mediare i timori stessi, spesso dimenticando quel labile confine tra la realtà interna ed una verosimilità esterna.

La solitudine spaventa coloro che nel gruppo trovano appartenenza, confusi talvolta tra il banale valore della massa e l’elevato prestigio dell’insieme, spinti così ad omologarsi verso una clonante clanicità che forma una collettività, ora popolino di altri tempi ora più strutturata, al cui interno i fregi identificativi sia civili che militari diventano un polo di mediazione delle paure ed anche in grado di trasformarle, ove nel primo caso avremo quasi sempre l’immagine della consistenza patrimoniale e nel secondo caso quella del bel tenebroso con una postura sicura, dello strutturato appunto.

Chiaramente generalizzo, ma cerco di rendere chiaro il concetto dell’importanza della paura e della solitudine per riconoscere il proprio coraggio e, non, l’ardimento che rischia di essere solo di essere una forma di coraggio in prestito, magari con la gamba ballerina in modo compulsivo che manifesta un indice di stress mal gestito.

La paura è un meraviglioso sensore, importantissima e necessaria per ognuno di noi, sempre. La quale non necessariamente si elabora con le prove di coraggio o col superamento di un limite bensì ha bisogno del solo coraggio di avere paura e niente altro per iniziare a comprendere l’importanza di quel sensore che è e rimane tutto nostro, non esclusivamente delle situazioni che affrontiamo le quali sono eventualmente degli attivatori, con il rischio del panico, ovvero di ritrovarci ad avere paura, di avere paura.

Se servissero solo dei brevetti di ardimento e delle prove di coraggio saremmo tutti degli incursori della vita ma, proprio la vita ordinaria, richiede il coraggio delle emozioni, oggi purtroppo disperso nella omertà del vivere che spinge molti a quella omologazione camuffante una realtà piacevole solo perchè si crede di non avere dei problemi, fuggendoli o negandoli oppure attribuendoli sempre e solo agli altri.

Ognuno di noi è un problema per gli altri ed una soluzione allo stesso tempo, ecco perchè è necessario riconoscere il proprio valore individuale senza finzioni per aiutare sè stessi e gli altri da noi. Per farlo occorre il coraggio di affrontare le proprie emozioni e, non solo, le sensazioni tra “lo star bene ed il malessere”.

Il senso del gruppo e quello dell’appartenza consente di acquisire forza e sicurezza ed è importantissimo nella vita in generale, ora in famiglia, ora al lavoro e soprattutto per quei reparti militari più elitari ma dobbiamo sempre ricordarci che la paura non risponde al coraggio ma è proprio il contrario, ovvero è il coraggio che si esprime dalla paura.

La paura richiede degli sforzi speciali per manifestare a sè stessi, e solo a sè stessi, quel coraggio indispensabile per affrontare e tentare di superare le proprie difficoltà emotive, relazionali e del vivere, indipendentemente dalla uniforme che gli mettiamo sopra, ora reale ora immaginifica.

Tornerò su questo tema in futuro…

F.P.

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