Due parole sul mio rapporto con i giornalisti, tra presunto “protagonismo” e gestione delle notizie su Fabio Piselli

By | Luglio 7, 2026

Dal 2007 a ieri sera ho avuto modo di essere un soggetto “oggetto di notizia”. Ho conosciuto molti giornalisti, anche quelli quotati nel settore d’inchiesta e con alcuni siamo diventati amici.

Professionisti della notizia che non ho mai cercato ma dai quali sono stato sempre contattato e, tra questi, coloro bravi ed esperti e coloro bravi ma inesperti, oltre chi invece non ispirava nessuna fiducia; ma ho scelto sin dalla prima intervista nel 2007 di non scegliere il giornale o il giornalista bensì scegliere di non essere solo un oggetto di notizia. Diventando io stesso un soggetto che eroga un confronto, tramite questo Blog dal 2007 appunto.

Ho compreso perciò che la “notiziabilità” supera la persona e tutto diventa strumentale alla notizia stessa, quasi sempre in buona fede ma in forza di un meccanismo che rende la persona notiziabile, diventadone così l’oggetto.

Ho letto e leggo il mio nome su degli articoli, su dei libri ed in qualche reportage di approfondimento oppure mi vedo sui video di canali informativi delle varie testate tra web e tv.

Il mio “presunto protagonismo” dovrebbe essere appagato perciò.

Però, in realtà, il mio è uno strano protagonismo; di quelli senza smanie perchè non cerco i giornalisti anche se non manco a qualche intervista quando occorre.

Non ho mai accettato inoltre le concrete proposte sia di scrivere dei libri che di un docufilm sulla mia vita, pervenute da affermati giornalisti scrittori e registi ed anche chi mi ha offerto di diventare un “giornalista” di inchiesta io stesso nel collaborare con la sua importante testata. Ma ho rifiutato perchè non sono un giornalista e non ho interesse a diventarlo, non ne sarei capace perchè sono semplicemente uno scrivente un Blog da quasi 20 anni ormai.

Strana smania di protagonismo quindi.

Sia chiaro che soprattutto non mi interessa come sarò descritto o disegnato da parte di chi struttura un articolo o un “pezzo” che mi riguarda, anche laddove ne resto ferito. Perchè non è il mio lavoro ed al massimo potrò avere lo spazio per esprimere il mio confronto, oppure prendere atto della qualificazione dell’autore che, con il suo lavoro, qualifica così se stesso e la sua professionalità.

Per questo non ho mai polemizzato con chi ha esagerato, rinforzato o ridotto una notizia sul mio conto.

Prendo solo atto ed ove posso, nello spazio concesso, dico la mia con la mia voce o con la mia “penna”.

Per le complicate faccende nelle quali sono a vario titolo coinvolto, serve spazio per comprendere, ascolto per capire e desiderio di andare oltre i titoli ed i disegni di copertina, per concentrarsi sui contenuti.

Perchè sono faccende rese contorte, sia per i tragici fatti storici che per i depistaggi e gli inquinamenti intercorsi nel tempo.

Faccende, all’interno delle quali, per restare in piedi, ho dovuto imparare a fare il contorzionista…

F.