Alcune riflessioni sul centro Gladio di Trapani e sui collaboratori ” a gettone”

By | Luglio 7, 2026

Sono trascorsi ormai molti anni da quando fui chiamato a partecipare a dei colloqui investigativi segreti disposti dal Procuratore Nazionale Antimafia, durante i quali si cercava di meglio comprendere il collegamento tra le stragi del ’92 e del ’93 con un presunto supporto esterno alla sola mafia.

La falange armata ed il centro Gladio di Trapani sono sempre stati degli argomenti coltivati sin dagli anni novanta da parte degli inquirenti tra ipotesi concrete e girotondi inutili; mi permetto quindi di esprimere questo odierno confronto per gli interessati ricordando che sin dalla fine degli anni ’80 ho sempre ripetuto le stesse cose, sia quando mi davano del pazzo millantatore che nel momento in cui sono stato riconosciuto pienamente attendibile, ma scriverò un articolo sulla lotteria della credibilità per meglio spiegare queste dinamiche.

Come ho accennato nell’articolo riguardante il GOS, nel 1987 i Servizi sono stati autorizzati ad aprire un Centro Addestramento Speciale anche in Sicilia ed individuano la zona di Trapani ove sarà operativo il cosiddetto centro Scorpione, il cui riferimento noto per la collettività è stato Vincenzo Li Causi, uomo del Sismi ucciso in Somalia nel 1993.

Per alcuni è potuto sembrare anomalo attivare un nucleo Gladio in Sicilia per contrastare l’eventuale invasione sovietica ma, a dire il vero, i russi bazzicavano spesso nel mediterraneo tra sottomarini e truppe scelte, poi c’erano i libici specialmente dopo i missili lanciati su Lampedusa nell’86 ed il sud rappresentava sostanzialmente un crocevia importante che meritava non solo il classico monitoraggio, ovvero occhi e fonti tali da segnalare presenze d’interesse per l’intelligence militare, ma vi era in progetto una collaborazione con l’Alto Commissariato Antimafia e il desiderio di riconvertire gli operatori Gladio in sostegno al contrasto alla criminalità organizzata contro il traffico di drpga e sullo stesso canale quello delle armi, fino a diventare un’antenna operativa sul mediterraneo.

Trapani è stato soprattutto un laboratorio extra-Sismi, ovvero un polo in cui gravitavano sia gli operatori del Servizio militare che i loro collaboratori fiduciari ma, anche, quei collaboratori esterni a gettone che non rientravano nella fattispecie del tipico collaboratore esterno del Sismi, ove questi era registrato come tale e quindi noto al Servizio, mentre gli esterni a gettone erano noti solo ai funzionari dell’intelligence sul territorio con i quali si interfacciavano in un rapporto 1:1, seppur triangolando i contatti per spezzare la routine.

Trapani sotto il profilo della Gladio non ha rappresentato nulla per la rete Stay Behind ma ha assunto un importante ruolo per inserirsi nella lotta alla mafia con un metodo squisitamente militare e d’intelligence militare, diverso quindi dalle amministrazioni di polizia già presenti all’interno delle quali vi erano nutrite esperienze antimafia, per quanto in quegli anni non esistevano ancora nè il ROS nè la DIA.

In un video che pubblicai sul canale youtube alcuni anni fa feci riferimento alla dottrina Reagan, ovvero ai suggerimenti americani giunti al Sismi negli anni ottanta per attivare una struttura simile al loro SOG (special operation group) e, a mio umile avviso, per questo nacque il GOS (gruppo operazioni speciali) che replicava i meccanismi americani per le cosiddette operazioni coperte anche verso il contrasto al narcotraffico voluto proprio da Reagan. Chiaramente in modo diverso e con tutti i giusti limiti della nostra legislazione e, all’interno di questo ombrello, furono attivati i collaboratori a gettone per scinderli dal Sismi e renderli “spendibili” nel momento in cui fossero stati colti nel porre in essere un’azione penalmente rilevante, proprio perchè non erano nei Servizi e nemmeno nel registro dei collaboratori esterni del Servizio militare; passando inoltre per millantatori quando si qualificavano come collaboratori dei servizi segreti agli inquirenti ordinari, per i quali non vi erano riscontri tramite i canali Digos ed il collaboratore a gettone era una figura sconosciuta in Italia in quel periodo, rubricando chi diceva di esserlo come millantatore appunto.

Trapani ha rappresentato un polo anche e soprattutto per i collaboratori in tal senso già presenti in Sicilia o che giungevano nell’isola periodicamente, ovvero coloro i quali furono attivati militarmente per supportare, in maniera esterna nel rapporto 1:1 con il capomaglia sul territorio, il sostegno all’Alto Commissariato Antimafia previsto nella collaborazione col Sismi e delegato prevalentemente alla rete Gladio.

Invito ora chi legge a capire che gli operatori dell’intelligence non avevano nessuna qualifica come Ufficiali di Polizia Giudiziaria e chi proveniva dalle amministrazioni della Polizia e dei Carabinieri la perdeva una volta entrati al Sismi. I contatti tra la magistratura e gli uomini dei Servizi avevano delle specifiche regole in forza delle quali i magistrati si interfacciavano con gli operatori dell’intelligence solo tramite un funzionario di PG debitamente delegato per farlo mentre, con questo nuovo incarico, apparentemente si è aperto il cancello dei Servizi in Sicilia sia in uscita che in entrata verso il mondo della Polizia Giudiziaria e dell’Antimafia.

Qualcosa di nuovo e di embrionale perciò e, come tutti i nuovi progetti, ha avuto un periodo di esperienze e studi per raffinarne le capacità operative.

La sperimentazione trapanese ha consentito di evidenziare i benefici sotto il profilo militare della lotta alla mafia ma anche le vulnerabilità, laddove proprio quella porta aperta e proprio il periodo di esperienze e studi hanno generato una sorta di “terra di nessuno” in cui sono stati allacciati dei contatti con gli ambienti mafiosi in modo tipico dell’intelligence militare, senza coordinamento con le autorità giudiziarie e con procedure del tutto differenti da quelle che gli operatori di polizia giudiziaria adottavano con le proprie fonti ed i propri collaboratori nell’ambiente criminale.

Se per il centro Scorpione il beneficio trapanese del metodo militare rispetto all’acquisizione ed alla analisi delle informazioni (acquisinfo) ha donato un quadro di situazione importante per valutare sia gli indici di rischio che le opportunità di penetrazione del mondo mafioso, diverso era per gli operatori di PG e tra loro chi si interfacciava con l’Alto Commissariato, i quali avevano metodi e procedure diverse come ho detto, tanto da non riuscire mai a saldare realmente questa collaborazione restando due amministrazioni differenti che, al massimo, si incontravano nel momento in cui vi era un filtro di notizie tramite i rodati canali tra un delegato di PG ed un operatore dell’intelligence come prevedeva la normativa. Nel frattempo però i militari avevano avuto spazio libero per inserirsi in un contesto che avrebbe dovuto essere di sola pertinenza di polizia giudiziaria, ove sia i carabinieri che la polizia di Stato avevano le proprie strutture e, se fosse servito un ausilio dei Servizi, questi avrebbero fatto riferimento più al Sisde che al Sismi.

Il CAS trapanese non era nè carne nè pesce, non per le esigenze Stay Behind e non per l’eventuale collaborazione al contrasto alla mafia, ma ha rappresentato un laboratorio per coltivare quelle esigenze (GOS) idonee alle operazioni coperte che in Italia non avevano spazio al pari degli americani e proprio a Trapani e da Trapani hanno trovato ruolo i collaboratori a gettone, sia quelli coltivati dai singoli capimaglia in Sicilia che quelli che la Sicilia la raggiungevano provenienti dal continente, inviati nell’isola dai loro rispettivi capimaglia ove, bene capirlo, questi esterni non si conoscevano tra loro.

Un circuito in cui era quindi difficile capire “chi era chi” e “cosa faceva chi”, soprattutto se consideriamo l’eventuale inquinamento di questa rete da parte di interessi non tanto mafiosi quanto eversivi sia nel periodo ’88-’89 che durante le stragi del ’92-’93; ovvero la presenza di soggetti istituzionali accreditati che, però, rappresentavano quelle “derive antistato” che hanno dato concretezza ad una realtà che possiamo definire come una criminalità eversiva organizzata, grazie anche al supporto tattico psicologico della operazione falange armata.

Tornerò su questi argomenti affrontando caso per caso, voglio solo concludere dicendo che i collaboratori esterni a gettone non erano nè degli sprovveduti avventurieri nè dei mercenari, bensì ex appartenenti ad un corpo dello Stato cooptati dai singoli funzionari dei Servizi, tra i quali anche quei marpioni deviati ed in alcuni casi questi esterni sono stati manipolati a tal punto da rendere la loro collaborazione un supporto agli interessi mafiosi-eversivi e non allo Stato.

Quando sono stato interrogato da una autorità antimafia con cui fu strutturata una sorta di collaborazione fiduciaria con i funzionari della DIA delegati con i quali mi sono intefracciato per oltre un anno, ho spiegato dettagliatamente la mia presenza a Trapani e le differenze tra i collaboratori a gettone “buoni” e quelli invece “cattivi”, ove vi è stata anche una sorta di guerriglia per procura che rappresentava gli stessi scontri interni al Sismi di quegli anni; perchè c’era chi aveva capito la deriva eversiva e cercava di contrastarla anche e soprattutto con gente fidata, ovvero i propri collaboratori a gettone e, non, gente d’apparato.

Il CAS trapanese ha visto una sua doppia utilità, da un lato verso le esigenze dello Stato oltre alle necessità della rete Stay Behind e, dall’altro, un polo di riferimento per quelle realtà massomafiose che hanno supportato le stragi, a mio modesto avviso, da caratterizzare come eversive e, non, mafiose…

F.