uguaglianza ed equità, non siate schiavi dell’odio…

23 Marzo 2019 Off Di Fabio Piselli
uguaglianza ed equità, non siate schiavi dell’odio…

Il nostro è un paese debole basato sulla debolezza dei suoi cittadini, prede delle dinamiche dell’odio e dei meccanismi del rancore, vero motore delle azioni e delle reazioni dell’ignoranza con cui ogni giorno ci relazioniamo.

Restare umani, equilibrati, intelligenti, sembra essere diventato uno scopo e non più una risorsa basica per confrontarci con noi stessi e con gli altri da noi, col mondo che ci circonda, in cui viviamo e agiamo la nostra vita in prima persona. Pensandoci bene, non sono sicuro se la nostra vita è realmente l’espressione diretta del nostro essere oppure una mera reazione agita tramite la mediazione del rancore e dell’odio, della frustrazione che ci trova sempre intolleranti e mai capaci di sostenerne il peso ed elaborarne i contenuti.

Debolezza, che ci rende vulnerabili sotto tutti i profili, infelici sempre in cerca di un nemico sul quale proiettare la nostra intolleranza, prede soprattutto delle politiche dello stomaco e dell’influenza della paura che, spesso, si trasformano in una risorsa del consenso politico, indipendentemente dalle polarizzazioni del governo di turno.

Restare umani è paradossalmente una rivoluzione contro l’umore unico e non più contro un singolo induttivo unico pensiero, bensì l’umore che spinge a lottare per le finte tutele dei diritti di uguaglianza, senza conoscere invece il significato di equità, motivo per cui si lotta per questa uguaglianza la cui guerra rende diversi gli sconfitti mentre, proprio l’equità, consentirebbe di condividere le risorse reciprocamente e con uguali benefici.

Il rifugio del diritto di uguaglianza è il primo fortino del rancore che si basa sulla frustrazione di un diritto privato o negato ed invece acquisito da altri, forse meritevoli forse no, tale da imporci il tipico quesito del rancore:…”perchè loro si e noi no?”.

Domanda che parrebbe essere un confronto per capire una diversità, un abuso, una prepotenza, la cui risposta rappresenta, nel modo in cui l’affrontiamo, il grilletto dell’odio oppure la serenità dell’intelligenza.

Pretendere l’uguaglianza dei diritti è giusto, ma senza la coscienza dell’equità si rischia così che, per essere uguali nel diritto, alla fine trasformiamo in diverso qualcun altro.

I diritti sono importanti nel loro valore assoluto di riferimento all’interno di una vita collettiva che raccoglie le esigenze individuali, ove nel nostro strano paese ci si confonde spesso fra la vita di comunità e gli interessi di orticello, abusando dei diritti camuffati nel valore dell’uguaglianza reso sterile dagli egoismi.

Siamo una collettività che condivide il vantaggio dei diritti o siamo solo una massa di egoisti assemblati in una larga comunità chiamata paese, Stato, mi chiedo. Paese governato da una politica che rispecchia esattamente la debolezza di cui parlo quando investe in essa e non permette ai cittadini di crescere, di maturare come collettività e come persone individuali.

Rancore, rivalsa, odio, invidia, sono queste le risorse sulle quali desideriamo costruire la base della serenità di un paese, della nostra individuale felicità?. Oppure stiamo sostituendo il piacere delle emozioni con la mera soddisfazione di una “vittoria” che ha tanto il sapore della rivalsa invece, della prepotenza della frustrazione così meramente ri-compensata e non superata.

Riflettiamo se il nostro stile di vita attuale non sia fortemente condizionato dalla nostra debolezza, che ci rende tutti schiavi dell’odio sotto il cui peso la nostra vita perde il valore delle emozioni, del buon senso, dell’intelligenza e soprattutto delle relazioni fra le persone.

L’uguaglianza, laddove non incontra l’intelligenza dell’equità, rimane un valore privo di buon senso che investe solo nella frustrazione da ri-compensare, purtroppo con il rendere diversi chi sembra aver un diritto a noi negato, senza capire il perchè lo abbia ottenuto, senza conoscerne i requisiti e le individuali condizioni ma assumendo a bandiera di rivalsa il solo pensiero de “lui si ed io no” come giustificazione di una lotta per gli uguali diritti.

Lottare per l’uguaglianza dei diritti è sacrosanto in un paese libero e democratico, occorre però comprendere il valore effettivo della privazione di un diritto laddove il riferimento è puramente egoistico, altrimenti si rischia di strumentalizzare il concetto di uguaglianza solo per soddisfare le proprie frustrazioni, cercando una sorta di ricompensa in una guerra fra poveri privati di buon senso, il buon senso dell’equità…

F.P.