riflessioni sul caso degli abusi di Bibbiano…

Fabio Piselli, convegno Hansel & Gretel

Nel 2001 entrai in contatto col circuito associativo e professionale che gravitava intorno ad Hansel e Gretel del dottor Foti, successivamente sono entrato nel Movimento Nazionale per l’Infanzia con cui ho collaborato nell’assistenza ai minori vittime di reato ed alle loro famiglie oltre che intervenire in alcune trasmissioni della RAI dedicate a questo tema.

Nel 2003 detti le dimissioni associando una informativa diretta ad una Procura della Repubblica per il seguito di competenza rispetto alla gestione di un caso di abuso in danno di un bambino che avevo in carico unitamente alla madre.

Il Movimento Nazionale per l’Infanzia è stato un ottimo progetto nel quale sono confluite le maggiori associazioni italiane per la tutela dei minori, fra le quali quella di Luciano Paolucci al quale il mostro di Foligno uccise il figlio, progetto caratterizzato dalla volontà di porre l’infanzia violata al centro delle attenzioni delle inchieste giudiziarie rispetto alla cultura adulto-centrica fin troppe volte evidenziata proprio nella conduzione delle investigazioni sui casi di abuso sessuale sui minori.

La mia informativa-querela inoltrata alla AG riguardava sostanzialmente l’operato di alcuni soggetti che nel circuito della tutela dei minori vi avevano proiettato una propria visione della protezione dell’infanzia e della gestione delle indagini contro un adulto presunto abusante, oltre ai vantaggi economici e di carriera fra i professionisti e gli operatori di polizia.

Ho conosciuto Claudio Foti col quale intervenni in un convengo e mi incontrai più volte perchè anche Hansel e Gretel era parte del Movimento Nazionale per l’Infanzia, come ho conosciuto e mi sono confrontato con tutti gli altri fra collaboratori, avvocati e presidenti di altre associazioni.

Lo scandalo che osservo nei TG ed in rete rispetto alla recente inchiesta partita da Bibbiano non mi sorprende sotto il profilo “operativo” quanto sul piano personale per come ho conosciuto Foti.

Quando svolgevo la professione di consulente di parte nei casi di abuso su minore ed anche prima, ovvero sin dagli anni novanta, ho sempre lottato per sensibilizzare la collettività sia verso le reali necessità dell’infanzia che per cambiare il metodo di gestione delle indagini sui casi di pedofilia.

Ho svolto la mia ultima CTP descrivendone i contenuti nel corso di un processo presso il tribunale di Pisa, alcuni anni or sono, in tutela della minore vittima di violenze ed il suo abusante fu condannato, dopo la quale mi “congedai” dal settore della pedagogia forense, contento comunque di aver visto dei positivi cambiamenti dalla prima volta che mi interfacciai con un PM nel 1993, quando ancora l’abuso su un minore era un reato contro la morale e non contro la persona.

Nella mia esperienza di educatore dirigente di comunità infantile e consulente di parte, ho tratto la convinzione che lavorare nel campo della tutela dei minori rappresenta una missione difficile ma anche un potente alibi sociale, motivo per il quale in ogni indagine in cui sono stato chiamato ho sempre suggerito di indagare per primi gli operatori a stretto contatto col minore vittima, questo per stigmatizzare il fatto che la pedofilia è un fenomeno trasversale presente in ogni categoria sociale e professionale e non vi sono professioni esenti dal rischio di individuarvi un abusante.

Molte volte ho studiato gli atti delle varie inchieste in cui ho prestato le mie consulenze ed ho sempre evidenziato il troppo potere delegato alle assistenti sociali ed ai vari periti nominati dalla AG procedente, non sempre capaci di scindere la propria persona dalle esigenze del minore

Il caso di Bibbiano rappresenta nella sua gravità il risultato dei decenni di deleghe in favore di chi per formazione dovrebbe avere tutti gli strumenti per rispettare gli esclusivi interessi dell’infanzia ma, troppo spesso, gli interessi di carriera, di prestigio ed economici prevalgono e trovano ampio spazio proprio nelle lacune prodotte da un sistema investigativo e di giustizia ancora non pronto per comprendere che un minore è una vittima sempre, sia quando questi è stato effettivamente abusato sia quando egli è oggetto di false memorie o di una strumentalizzazione da parte di terzi.

La tutela dei minori è una vetrina dalla quale in molti vogliono affacciarsi, ricordo ancora le decine e decine di pagine di consulenza redatte dai “professoroni” contro le poche mie pagine oltre al fatto che alcuni di questi non accettavano di confrontarsi in un processo con un consulente che era un mero educatore e non un altrettanto professorone ma ho la soddisfazione di aver vinto tutte le consulenze, arricchita dal fatto che quelle consulenze si traducono in reale tutela di un minore, questa è la missione di ogni educatore.

Viviamo in un paese ancora vincolato ad una mentalità partigiana e condizionante i pensieri collettivi, soprattutto in materia di infanzia, per questo lo spessore della terribile cultura adulto-centrica è tutt’oggi forte e merita di essere abbattuto se vogliamo veramente tutelare i bambini.

Il caso di Bibbiano non è solo grave per quel che emerge dall’inchiesta ma anche per il fatto che vi sono state delle denunce precedenti da più parti che avrebbero potuto porre in discussione non tanto Claudio Foti, quanto il sistema di formazione in materia di lotta alla pedofilia e gestione delle memorie di abuso in generale.

Domande induttive, considerazioni ingerenti, ricatti morali, estorsioni emotive sono ciò che rischia di subire un bambino presunta vittima di abusi quando il suo caso non è solo “suo” ma rappresenta il bacino di interessi di chi lo gestisce, un vero e proprio circuito e non solo il singolo operatore sociale o di polizia.

Occorre a mio avviso una profonda rilettura del sistema tutela dei minori, anche dopo l’enorme passo avanti fatto nel 1996 ma è importante porre il bambino vittima al centro delle attenzioni, perchè egli non è solo la vittima dell’abuso patito ma è anche il solo testimone, è anche l’oggetto del reato ed è soprattutto l’unica fonte di notizie utili per essere trasformate in elementi probatori e non dovrebbe essere anche la vittima di chi dice di tutelarlo.

Ricordandoci sempre che la violenza contro un minore, non termina quando il suo abusante si riveste…

F.P.