proposta di una commissione nazionale di inchiesta collettiva sui fatti legati al traffico di armi e di rifiuti tossici con la Somalia..

23 Febbraio 2019 Off Di Fabio Piselli
proposta di una commissione nazionale di inchiesta collettiva sui fatti legati al traffico di armi e di rifiuti tossici con la Somalia..

Alcuni anni fa scrissi un articolo nel quale proponevo la costituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla strage del Moby Prince e, per pura coincidenza, qualche anno dopo è stata effettivamente istituita ed ha raggiunto l’ottimo risultato di aver tolto la nebbia come causa esclusiva della tragedia; chissà se scrivendo questo odierno articolo fra qualche anno potremmo assistere ad una inchiesta “popolare” gestita dalla collettività per approfondire gli eventi legati al traffico di armi e di rifiuti tossici con la Somalia.

Sono fermamente convinto che solo analizzando un quadro di insieme più ampio si potranno meglio approfondire i singoli eventi legati a quel fil rouge somalo caratterizzato dal traffico di armi e di rifiuti tossici che rappresenta il segreto principale sul quale si sono sviluppati una ampia serie di interessi da tutelare anche con la morte di coloro che, col proprio lavoro o con la propria memoria, avrebbero potuto porne in discussione non solo la rilevanza penale ma soprattutto quella valenza politica interna ed estera ancora vincolata al ricatto del segreto.

Sono cosciente di sognare in questo senso, ovvero quello di assistere all’organizzazione di una commissione di inchiesta formata da cittadini che hanno scelto di diventare un insieme e di non essere più massa, capaci di ottenere delle risposte dalla politica dopo aver raggiunto la maturità nel saper formulare le giuste domande prive di quel “trauma” del complottismo che talvolta inquina anche le migliori intenzioni. Ma in fondo il sogno è un lusso che di tanto in tanto mi regalo e chissà che non si possa avverare prima o poi.

Sogno una commissione formata da liberi cittadini, fra i quali anche coloro qualificati tra giornalisti, magistrati, esperti di indagini e di intelligence fino alla classica casalinga di Voghera, tutti uniti nel solo colore del desiderio di verità sia sui fatti principali che su quelli complementari al traffico di rifiuti e di armi che dall’Italia e passando dai porti italiani ha raggiunto la Somalia, focalizzando le ricerche nel periodo compreso fra la metà degli anni ottanta e quella degli anni novanta.

Tante e troppe sono le morti di coloro ancora privati di una verità, da chi è morto nel terribile rogo di un traghetto a chi è stato massacrato con decine di coltellate su una scogliera livornese, fino alla uccisione di giornalisti ed agli strani suicidi di coloro appartenenti ai servizi di intelligence che avevano tutte le ragioni, personali e di istituto, per svolgere una indagine in tal senso.

La nostra politica ha tutte le opportunità per offrire alla collettività una conoscenza maggiore di quanto ci è stato dato a sapere fino ad oggi, specialmente ove ad ogni risultato di una inchiesta parlamentare sulle stragi italiane e sugli eventi somali emergono quelle nuove verità che, in realtà, sono solo i vecchi segreti mai emersi prima. Politica che è ancora troppo vincolata agli interessi di partito e di bandiera per riconoscere la maturità che ha raggiunto la collettività e la cittadinanza italiana rispetto alla sudditanza che in passato ha manifestato di fronte al potere.

In questi trenta anni ho lottato da solo, anche per scelta personale, contro un gigante che ho certamente solo scalfito ma al quale ho lasciato quella cicatrice che è oggi un marcatore tale da riconoscerne la vulnerabilità, data non dalla forza di chi ha scelto di combatterlo ma dalla scelta di farlo con la piena consapevolezza di uscirne sconfitto ma non perdente, cosciente di uscirne a pezzi ma sereno di mantenere intatti valori per i quali si sceglie di lottare contro un avversario potente e con mezzi di offesa importanti.

Non ho mai creduto ai “poteri forti” quando alla debolezza della collettività, certamente sono consapevole che proprio nel fil rouge dei fatti legati alla Somalia gli interessi sono potenti e coesi da una condivisa esigenza del segreto, che utilizzano quegli strumenti tipici di una amministrazione istituzionale o di una azienda multinazionale con un feroce potere economico per non parlare della manovalanza impiegata per lo smaltimento dei rifiuti tossici in termini di criminalità organizzata, associata a quei servizi di sicurezza più oscuri che, nel nostro strano paese, hanno sempre dato ombra ai fatti più segreti.

Credo invece alla forza della collettività se solo avessimo la capacità di diventare un insieme, perdendo quella caratteristica di massa assemblata da un unico richiamo, tanti singoli che autonomamente scelgono di unirsi spinti da un motivo condiviso e non più una etero-direzione di intenti che mette insieme i tanti interessi individuali.

Se ci pensiamo bene abbiamo tutte le risorse per sviluppare un progetto di questo genere, specialmente oggi con l’uso di internet e delle reti condivise, con la possibilità di avere una classe politica meno vincolata alle vecchie caste ed apparentemente più ricettiva in termini di “Giustizia” capace anche di raggiungere i segreti delle segreterie speciali dei ministeri e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, meglio di quanto abbiano tentato di fare i magistrati e le commissioni parlamentari del passato.

Lo so, sogno ad occhi aperti, questa rivoluzione culturale che cambierebbe l’asse della ricerca della verità da verticale ad orizzontale, non più lo sguardo verso l’alto in cerca di un potere amico bensì un occhio a vista lunga in avanti, circondati dalla forza di una cittadinanza che ha saputo abbandonare gli interessi privati per capire che solo una verità certa ed accertata permette di vivere in un paese libero, in cui concentrarsi sui propri interessi senza quella sudditanza ad una politica del consenso che, del ricatto del segreto, ne ha fatto uno strumento di potere.

In passato mi hanno chiesto di entrare in politica ma, come dissi allora, provengo da una esperienza di giovane di destra che si evoluto verso delle idee liberali con l’esperienza e la maturità, questo non significa che non faccio e che non partecipo alla politica del mio paese, lo faccio pensandoci bene solo scrivendo un mero Blog.

Blog dal quale anche con questa odierna proposta faccio partire uno stimolo di riflessione per organizzare una commissione collettiva nazionale di inchiesta, una sorta di associazione fra liberi cittadini di ogni colore politico ed estrazione sociale che mirano alla ricerca ed al recupero di documenti e memorie tali da soddisfare le esigenze di un indirizzo investigativo, capace di accompagnarci alla conoscenza di quegli eventi sui quali manca ancora una verità che ci permetta di elaborarli sotto tutti i profili.

E’ vero, ho impiegato trenta anni per dimostrare una mia verità e per trovare un documento che in trenta anni nessuno ha cercato, ma questo è un caso personale ed ho lottato da solo, motivo per cui sono certo che se una simile lotta la conduce una intera collettività i tempi si accorciano ed i risultati si incrementano, o almeno così spero.

Le ragioni delle mie ricerche non hanno ancora trovato quella piena soddisfazione per cui ho iniziato la ricerca delle mie ragioni, ho imparato in tutti questo tempo ad essere paziente e resiliente come ho compreso l’importanza di una collettività unita, insieme, non ammassata.

Occorre però perdere quel senso del “tifo” che in molte occasioni evidenzio nei casi di cronaca, perchè anche nei fatti più terribili la ricerca del consenso ingerisce in modo importante e fuorviante.

Non siamo un popolo con una ridotta capacità intellettiva ma con una scarsa proprietà di memoria storica e, per questo, potremmo iniziare a ricercare e collezionare quei documenti e quelle memorie utili anche e soprattutto per raggiungere le numerose verità sulla morte di troppe persone, legata a vario titolo a quel fil rouge somalo che merita una analisi maggiore del riduzionismo che da più fonti rilevo.

Fra il 1985 ed il 1995 il nostro paese è cambiato a causa di un progressivo processo di eventi che nei loro contenuti hanno prodotto le cause della morte di innocenti cittadini, di bravi giornalisti, di magistrati esemplari e di coraggiosi militari che hanno scelto di scendere da un carrozzone non più sostenibile di fronte ai valori per i quali si erano arruolati.

Dal 1994 questo cambiamento ha consentito alla mafia di farsi Stato ed in questi lunghi anni si è sviluppata quella “nozione di sistema” di cui ho parlato e meglio descriverò in questo Blog, tale da radicare nelle varie amministrazioni una mentalità del consenso e del vantaggio personale, non più un mero commercio di interessi come può accadere in un circuito di potere ma un vero e proprio cambiamento culturale che ha generato un ampi numero di ladroni.

Un vecchio collega mi disse che un settore dello Stato con cui ho collaborato era formato da una ampia percentuale di ladri, da una ampia percentuale di amici dei ladri e da un piccola percentuale di esclusi e bollati dai ladri e dagli amici dei ladri e, anche per questo, ho accettato il “bollo” che sin dalla mia carriera militare mi porto dietro.

Lo Stato siamo noi, collettività, con un potere immenso che ancora non abbiamo compreso, impariamo quindi a gestirlo partendo dalla ricerca di una verità che vincola il potere al segreto ed al vantaggio di mantenerlo tale.

Per farlo occorre iniziare a confrontarsi su una proposta del genere e valutare se vi sono le condizioni per concretizzarla, altrimenti sarò felice di aver sognato di vivere fra gente capace di quella maturità che, la responsabilità della libertà, richiede…

F.P.