nessuna libertà nasce dalla prigionia altrui…

Fabio Piselli, muro di Berlino, novembre 1989

Stavo rientrando a casa da Nizza dopo una giornata di lavoro, utilizzando la strada statale e non l’autostrada perchè intasata dai vacanzieri ed anche in Aurelia si procede lenti ma la vista del mare rasserena gli animi ed il frequente folleggiare con le marce della macchina quando ho avuto un improvviso desiderio di trasgredire alle regole e mi sono così fermato, sono sceso dalla vettura ed ho fatto la pipì contro un muro senza particolari scudi dagli occhi degli altri automobilisti che hanno ipotizzato qualche urgente problema prostatico o probabilmente mentale, visto che ridevo felice di questo processo di minzione sostanzialmente pubblico.

I pochi minuti del flusso ragionato di quelle “due gocce d’acqua” come diceva mio Padre mi ha donato quel senso di libertà che non provavo da tempo, riportandomi alla mente l’esperienza della caduta del muro di Berlino nel 1989 che ho avuto la fortuna di partecipare, anche in quell’occasione con un ribelle processo di minzione sotto il muro stesso.

Che cosa siamo capaci di fare della nostra libertà, mi chiedo, quando ascolto non solo i dibattiti politici ma soprattutto i commenti della gente comune di ogni estrazione sociale e formazione, caratterizzati da una stagnazione storica da cui echeggia il solo gracidare lamentoso di sedicenti principi in attesa del bacio liberatorio di una politica principessa che possa finalmente riportarli al loro vero aspetto e, non più, dei rivoluzionari ranocchi da bar dello sport.

Siamo solo liberi di lamentarci quindi, indicando il colpevole di turno ora nell’esponente politico ora nel nero che avanza, a meno che non passi la palla al calciatore più famoso per segnare e far vincere l’amata squadra e solo in quel momento non siamo dei razzisti di ritorno, ovvero degli inconsapevoli intolleranti alla nostra frustrazione ed incapacità di porre in discussione il fatto che il sistema politico italiano si basa proprio sulla nostra debolezza relazionale, sociale e culturale.

Il linguaggio politico non è una espressione della cultura o dell’ignoranza del politicante di turno ma è uno strumento comunicativo importante, mirato al consenso della gente comune ove comune non significa minore ma tende ad indicare un potenziale insieme di differenze individuali e sociali che formano il gruppo di consenso, rispetto alla sola massa, mossa dal solo intollerante stomaco che imprigiona ogni opportunità di intelligenza residua.

La nostra libertà non la potremo mai trovare nella prigionia altrui, compreso questo possiamo tornare ad essere umani ed è un pensiero che sviluppai proprio a ridosso della caduta del muro di Berlino, osservando le espressioni ed ascoltando le esperienze di quelli dell’est, come ancora erano definiti.

Pensiero che rinnovo in questo mero Blog che scrivo ormai da oltre dodici anni come confronto collettivo delle singole esperienze ora estese alla mia numerosa Famiglia, augurandomi che possa far riflettere sul tema della libertà.

Liberi di capire che ogni muro contiene sempre due prigioni, certamente diverse fra loro per ampiezza di movimenti e vantaggi materiali ma nessun muro potrà mai donarci quella libertà che forse non interessa più a nessuno in questo nostro paese omologato dalle dita puntate contro il nemico di turno, il capro espiatorio dell’intolleranza alla nostra frustrazione che assume le sembianze del linguaggio politico che lo disegna ad ogni governo da fare o da disfare.

Osservo la politica attuale e talvolta ho l’impressione di assistere ad una guerra dei bottoni condotta da degli immaturi di ogni partito politico che sembrano non comprendere che alla fine sono sempre e solo i cittadini a tornare a casa coi pantaloni in mano, oppure siamo noi, collettività, che non lo abbiamo ancora capito…

F.


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