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la regola delle 3D…discredito, delegittimazione, denigrazione

Proviamo a fare un gioco insieme, che potrei definire il gioco degli specchi di Stato, per comprendere come funziona la regola delle 3D per distruggere la credibilità di un potenziale testimone proprio sui fatti che indirizzano ad indagare in qualche apparato dello stesso Stato e, questo gioco, è utile non per rinforzare un Fabio Piselli qualsiasi quanto per comprendere l’uso strategico del fango come strumento induttivo al fine di cementificare un pregiudizio.

Se leggiamo un rapporto giudiziario scritto da operatori di polizia nel quale si legge la parola “nullafacente” tutti noi siamo indotti ad attribuire al soggetto così descritto il misvalore del perditempo, del poco di buono, di un soggetto che non ha voglia di lavorare e che conduce uno stile di vita privo di qualità oltretutto se è indagato per essere un presunto rapinatore di transessuali e di detenere illegalmente delle armi.

Se invece leggiamo di un giovane incensurato che ha vinto il concorso nelle FF.AA. e lavora per lo Stato come militare di carriera sin dai suoi 16 anni di età, con note caratteristiche eccellenti ed encomi per i requisiti morali e professionali certificati nei documenti del Ministero della Difesa, il quale nel tempo libero svolge l’opera di volontariato sulle ambulanze, siamo indotti a valutare che questi sia un bravo ragazzo, affidabile perchè ce lo dice lo Stato e moralmente encomiabile anche per il prestare il suo tempo ai più bisognosi dopo aver terminato il quotidiano turno di come paracadutista della Folgore.

Prendiamo ora atto che queste due descrizioni appartengono alla stessa persona nello stesso periodo di tempo, lo stesso ragazzo, da un lato per un settore dello Stato è un “nullafacente” “rapinatore” e detentore di “armi” e per un altro settore dello Stato è invece un incensurato, encomiato paracadutista di carriera e volontario del soccorso nelle ambulanze e nella protezione civile.

Se leggiamo dei documenti di polizia nei quali si descrive una persona come “malato mentale” e “millantatore” si tende a credere che si parli di un soggetto sostanzialmente patologico che racconta eventi incredibili e come tale è considerato da parte di alcuni uffici di polizia, quindi come una sorta di “mitomane”.

Se leggiamo di una persona delegata da parte degli uffici di polizia e delle procure della Repubblica per collaborare come consulente ausiliario nelle attività di polizia giudiziaria nel corso di alcune indagini anche per fatti di sangue di particolare spessore, si tende ad interpretarla come una persona conosciuta nell’ambiente giudiziario, degno di fiducia perchè coinvolto nella tutela del segreto investigativo e quindi una persona affidabile perchè gli sono state affidate delle attività in tal senso nel corso di alcune indagini giudiziarie procedute in più anni.

Prendiamo ora atto che queste due descrizioni appartengono alla stessa persona nello stesso periodo di tempo, lo stesso uomo, da un lato per un settore dello Stato è considerato come un “malato mentale e millantatore” e da un altro settore dello Stato è invece degno di fiducia per collaborare per anni con le procure e con le aliquote di polizia giudiziaria anche nei casi più delicati.

Se leggiamo di un uomo indagato perchè detiene una foto in cui “bacia un bambino in modo ambiguo”, si tende a credere che questi sia un bieco personaggio da allontanare da ogni attività coi minori.

Se leggiamo di un uomo che presta delle consulenze in materia di tutela dei minori all’interno dei processi riguardanti i bambini vittime della pedofilia, nominato da più studi legali come consulente di parte e che vince tutte le cause, addirittura econcomiato dai pubblici ministeri per il contenuto di alcune consulenze descritte nel corso del processo, come consulente e come testimone quindi, siamo indirizzati a credere di avere a che fare con una persona esperta ed apprezzata nell’ambiente forense e giudiziario.

Prendiamo ora atto che queste due descrizioni appartengono alla stessa persona nello stesso periodo di tempo, lo stesso uomo, da un lato presunto pedofilo e dall’altro un apprezzato esperto nella tutela dei minori da parte di magistrati ed avvocati.

Prendiamo ora altresì atto che in tutti i casi sopradescritti stiamo parlando della stessa persona, nel corso della sua evoluzione attraverso i decenni trascorsi da quando si era arruolato nell’Esercito, ovvero il sottoscritto Fabio Piselli.

Ho fatto questa introduzione al gioco degli specchi di Stato per accompagnare i lettori ai fatti che ho vissuto sin dal 1985 e che tuttora patisco unitamente alla mia numerosa Famiglia laddove taluni soggetti interni allo Stato persistono a porre in essere la regola delle 3D, del discredito, della delegittimazione, della denigrazione col preciso scopo di seminare un pregiudizio che, di fatto, rappresenta il bacino della condanna sociale ove non peggio.

Per fare un esempio di come il contenuto “delle carte” possa mutare nel suo significato induttivo, dico che quando si parla di “armi” detenute illegalmente ci si riferisce ad una pistola giocattolo copia di quella di servizio e di un pugnale tipo militare utilizzato come strumento di lavoro da parte dei paracadutisti in particolare ma, leggendo il solo “armi detenute illegalmente” si è indotti ad ipotizzare che si tratti di fucili e pistole vere e utilizzate per scopi criminali o traffici e non certo di un giocattolo e di un coltello stile “camillus” in possesso di ogni paracadutista o tenuto in bacheca come cimelio da molti ex parà.

acquaticità neonatale, 1992

Allo stesso modo questa è la foto in cui Fabio Piselli “bacia un bambino in modo ambiguo” per capire come nascono a tavolino le denunce, in questo caso da fonte confidenziale, che non portano a nulla sotto il profilo giudiziario ma creano seri danni alla reputazione personale, sociale e professionale.

Potrei farne almeno altri dieci di esempi come questi per fatti accaduti nel corso di oltre trenta anni, durante i quali ho sempre assunto questa sorta di immagine speculare della mia persona e della mia storia, nata dal fango proveniente da dei soggetti che operavano ed operano in alcuni settori dello Stato, i quali adottano alla perfezione la regola delle 3D che raggiunge sempre il risultato sperato, quello del sospetto, che induce comunque a prendere una prudente distanza dal soggetto così chiaccherato.

Tutto questo accade non perchè sono un testimone detentore di verità dirimenti, non lo sono affatto, rappresento invece un periodo compreso fra gli anni ottanta e quelli novanta che ho pienamente vissuto a vario titolo all’interno di più eventi ma che hanno origine dal fatto storico che mi ha visto passare da encomiato militare di carriera a “nullafacente” ma anche come persona informata sui fatti relativi agli eventi sui quali ancora indagano più procure e commissioni parlamentari di inchiesta che mirano ai settori marci dello Stato.

Sono un uomo che ha superato la cinquantina, Padre di quattro figli e marito felice ma ancora impegnato in questa lotta fatta di specchi che, tale sarà, fino a quando non si metterà la parola fine a quelle indagini storiche che nel nostro strano paese necessitano di più generazioni per essere risolte o quantomento sopite con qualche verità, purtroppo labile perchè vulnerabile alla nuova prova che indirizza verso una nuova verità con una nuova inchiesta.

Immaginate ora come possa sentirsi la mia prima figlia Matilde, che ha otto anni, quando il genitore di un suo compagno di giochi all’improvviso le sbatte la porta in faccia perchè qualche operatore dello Stato, o sedicente tale, le ha fornito senza che fossero richieste delle terribili notizie sul conto di suo Padre.

Questa è la nostra vita, vincolata alla semina strategica del pregiudizio da parte di chi è ben cosciente che la regola delle 3D paga sempre.

Una falsa accusa è strategica, perchè la peggiore condanna che patisce chi la riceve è rappresentata dal tempo che intercorre fra la ricezione della calunnia e la sua soluzione giudiziaria come tale che, nel nostro strano paese impiega da tre a dodici anni di media se, poi, questa falsa accusa nasce a tavolino negli ambienti di Stato si attiva la regola delle 3D che sfrutta il potere della credibilità che si tende ad attribuire a chi lo Stato lo rappresenta, per poi scoprire che invece era solo un detentore di pala per gettare fango, magari senza nemmeno sapere il perchè ma solo per ordine ricevuto dal suo livello superiore che costringe a risalire una scala gerarchica dalla quale manca sempre qualche gradino, o grado.

Ecco perchè, ancora nel 2019, sono e siamo stanchi di dover subire la condanna sociale che sfrutta l’ignoranza di chi ha sentito dire da “fonte certa” qualche notizia che ha impegnato degli anni per essere dimostrata falsa o infondata.

La vita sociale perde così il suo senso di comunità, di far parte di una collettività caratterizzata dal mutuo riconoscimento di essere membri di una società fatta di regole e di intelligenze che riconoscono dei valori e soprattutto il diritto della libera scelta di condividerli o meno, sulla base del rispetto delle idee diverse o delle diverse storie di vita.

Il nostro è un paese basato sulla debolezza morale, proteso all’acquisizione del vantaggio proveniente da qualche detentore di potere o del potere di raccomandare e questo trasfroma molti in dei gran ruffiani.

Ai miei quattro figli insegno a non essere dei ruffiani, ad allontanarsi da chi “induce a credere” facendolo col potere donato da un ruolo pubblico del quale si fa bandiera di credibilità sociale, li educo sin da piccoli ed a misura della loro comprensione a confrontarsi sempre con la storia delle persone osservando il loro parlare coi fatti e non con il “dice che”.

Una persona, questo sono ed intendo restare, non un personaggio, non un oggetto di qualche informativa e nemmeno un soggetto vittima di reato.

Sono una persona, un uomo, un Padre che si trova costretto a scegliere se restare a lottare contro l’ignoranza, che come tale mi batte con l’esperienza, oppure donare alla mia Famiglia della altre opportunità senza impedire ai miei figli di socializzare anche con gli ignoranti.

Non vi è supponenza o rancore in quel che scrivo ma il risultato della stanchezza, perchè dopo oltre trenta anni il dover ancora subire il dito puntato non è solo un fastidio personale, è il segnale del tessuto sociale e culturale di un paese immaturo, nel quale se rappresenti un confronto intellettuale rischi di mettere in evidenza la mediocrità altrui e guai a farlo.

Siamo diventati un paese di mediocri, spinti alla espressione dell’odio, della denigrazione verso chi non rispecchia un riconoscimento identificativo comune, nero o bianco che sia, buono o cattivo che sia, l’importante è creare il catalizzatore espiatorio di quella debolezza ora più che mai fomentata da una politica che nella mediocrità confonde il populismo ed il popolarismo.

Strano paese il nostro, nel quale l’umiltà è confusa con l’umiliazione ed in cui l’intelligenza che offre un confronto incontra gli ostacoli di chi è incapace di porre e di porsi in discussione, trovando facili alleanze e consenso nella massa.

La regola delle 3D paga sempre in ogni settore, dalla quale prendo non una prudente distanza ma il reale distacco, fosse anche dal paese stesso…

F.P.

Posted in il fil rouge somalo