la politica della debolezza…

11 Marzo 2019 Off Di Fabio Piselli
la politica della debolezza…

 

Il nostro è quello strano paese nel quale l’etichettare i pensieri è una sorta di obbligo sociale, ovvero si rischia di essere di destra o di sinistra per ogni riflessione espressa anche solo di fronte ad un caffè al bar.

Il bisogno di appartenere o di attribuire l’appartenenza ad una corrente, ad un partito, ad un gruppo è un vincolo terribile che costringe le persone ad una difesa costante, temendo di esporre i propri pensieri oppure facendolo con l’aggressività della rivendicazione orgogliosa della propria bandiera.

La politica oggi non è più una opportunità di crescita sociale ma solo un accozzaglia di idee confuse, spesso ridondanti fra loro, che si basano sostanzialmente sulla strumentalizzazione dell’ignoranza e della paura della collettività.

Collettività che, per paura di scoprirsi di destra sposa anche la sinistra più opportunista e, che, per non sembrare di sinistra avalla scelte di destra fin troppo radicali.

Lo Stato siamo noi ma dovremmo chiederci in che stato siamo se non siamo capaci di esserlo, lo Stato, laddove continuiamo a delegare al primo citrullo di turno il nostro futuro, di qualunque laterizzazione politica questo sia.

Siamo così immaturi ed incapaci di essere una collettività autonoma e degna di confronto sociale, per aver sempre bisogno di un Duce o di un “quattro volte grande” al quale delegare la nostra vita sociale e personale? Dovremmo domandarci.

Osservo il mio amato paese e ne riconosco le enormi lacune culturali nonostante la grande cultura di cui possiamo avvalerci, la debolezza emotiva che tutti noi compensiamo con l’arroganza dell’ignoranza, aggressiva, conflittuale a tal punto che ci spinge a sposare ogni potenziale “nemico” che ci offrono come diverso da noi, di qualunque colore sia.

La politica è una opportunità e non un bacino di opportunismo ma, tale rimane, fino a quando noi cittadini saremo preda della nostra stessa debolezza, la quale rinforza per simpatia anche il politicante a cui non affideremmo nemmeno la raccolta dei peli pubici caduti nel vater dopo la minzione mattutina che, invece, eleggiamo paradossalmente a nostra guida appena ci offre la giustificazione al nostro bisogno di odiare.

Fascisti, comunisti, etichette che non hanno più senso tanto è cambiato il mondo, a meno che non si voglia ancora credere di fare una differenza fra i buoni o i cattivi indicando ora il nero ora il rosso come espressione di violenza o di tolleranza.

L’ignoranza è la prima arma della violenza e questa è in dotazione a tutti noi, coltivata da un potere che supera la mera polarizzazione politica per sfruttare la nostra guerriglia fra poveri e rinforzare il proprio potere sulle nostre sofferenze, sbeffeggiandoci laddove siamo altresì incapaci di ribellarci alle vessazioni che patiamo, tutti, causate da una politica del servilismo al potere che l’ha creata.

Non vi è peggior politicante che il burattino convinto di essere libero, il quale osserva i propri fili credendoli ali e, di questi, ne abbiamo avuto ampio esempio negli ultimi anni.

Non intendo cedere all’odio verso chi mi impongono come “diverso” al quale offrono quello che invece mi è ridotto o vietato, facile dinamica per creare proprio il terreno dell’odio, la guerra fra poveri.

Come non intendo rinunciare alle mie idee che mi rendono diverso rispetto ad un tema o ad una filosofia di vita, che non sono “contro” ma solo differenti per le quali un confronto umano e sociale basta per trovare un equilibrio fra tutti, senza il bisogno di barricate o di opposte fazioni.

Che cosa siamo diventati oggi per essere così strumentali alle esigenze della politica, espressione di un potere terzo da noi, del tutto incompatibile con la crescita sociale e personale che la politica dovrebbe consentire ad una collettività di ogni razza e colore.

Vero è che mi irrito nel vedere un giovane “negro” muscoloso ed abile al lavoro invece assistito e coltivato nell’arroganza del “tutto mi è dovuto” rispetto alle fatiche immense che faccio per avere ciò che a “lui” è donato in forza di una politica del buonismo.

Vero è che mi irrito nel vedere un giovane “negro” sfruttato nei campi o vessato per non aderire alla politica dell’assistenzialismo cercando di trovare il modo per inserirsi in un paese serio, quasi sempre col desiderio di raggiungere il resto dell’Europa.

Sono quindi un fascista oppure un comunista in base alle situazioni o resto semplicemente un cittadino che si accorge che la politica cerca di sfruttare il mio stomaco e, non, la mia intelligenza, le mie mere reazioni quindi e non la mia capacità di agire.

Desidero restare libero di esprimere il mio buon senso, la mia intelligenza, desiderio restare capace di osservare i fatti compiuti e non le promesse progettuali di una piattaforma politica, ora destrorsa ora sinistroide.

Ma un fatto si compie se contribuisco anche io affinchè questo avvenga, io cittadino, senza restare passivo o limitandomi a delegare il capo di turno da tifare e sostenere con qualche condivisione su FB di un suo cinguettio o articolo che generalmente tende a denigrare l’avversario.

Quando la politica cerca il mio odio o tende a cooptarmi nella denigrazione dell’avversario mi spavento, perchè è priva di quei contenuti seri per stimolare il mio interesse di cittadino attivo, rispetto che la mia reazione di cittadino frustrato.

Viviamo in un paese che ha nella sudditanza verso il potere il proprio gene storico, che tramandiamo di generazione in generazione, tentando di camuffarlo con qualche moto rivoluzionario spesso solo indossato tramite un simbolo nell’abbigliamento o nel taglio dei capelli, come la storia ci insegna.

La politica sta sfruttando il nostro bisogno identificativo e ci offre infatti solo l’immagine dei fatti ma privi di un contenuto serio ed a lungo termine, tanto che cambiamo i governi come le mutande, spesso con qualche residuo poco piacevole.

I ragazzi dei 5stelle sembrano avere tutto il desiderio di cambiare lo schifo dei vantaggi che la politica precedente ha accumulato negli anni, la Lega con Salvini ha trovato nella loro alleanza la possibilità di soddisfare le primarie frustrazioni di un popolo vessato, rifacendosi una verginità perduta col berlusconismo ma, tutto questo, non è politica ma mera conquista di un presunto potere decisionale privo di un reale nucleo forte in realtà.

L’attuale governo ci insegna sostanzialmente che è finita l’epoca della polarizzazione, di una destra e di una sinistra radicale ed identificativa delle idee, per cui siamo cittadini a 360 gradi che ancora non hanno compreso che occorre evolvere le proprie visioni senza imitare le alleanze strumentali che questo governo manifesta, come unico male minore per raggiungere la guida del Paese, nella speranza di non essere solo degli agnelli gestiti da pastori che litigano fra loro fra chi se li vuol mangiare e chi li vuol salvare come nella lotta fra carnivori e vegani.

Ieri un amico francese mi ha chiesto se effettivamente gli italiani riusciranno a rialzarsi, al quale ho risposto tirando fuori quella sana ignoranza livornese che ancora alberga in me, dicendo che già dall’essere a 90° con la vecchia politica ci siamo ritrovati a 360° con questa nuova, ora dovremmo imparare a navigare senza solcare il mare dell’odio e della rivalsa, ma imparando ad essere vento, quello che ci spinge la politica e non il contrario, altrimenti prima o poi si finisce sugli scogli…

F.P.