la lunga scia del Moby Prince…

15 Marzo 2019 Off Di Fabio Piselli
la lunga scia del Moby Prince…

Sembra che l’ipotesi dell’avvio di nuove indagini da parte di una qualche autorità giudiziaria stia prendendo concretezza, ignoro l’ipotesi di reato sulle quali potranno basarsi ma la strage del Moby Prince ne offre in abbondanza anche se la maggior parte sono belle e prescritte, attendiamo perciò qualche prossimo lancio di agenzia per sapere contro chi sarà acceso questo ennesimo fascicolo penale dopo 28 anni dai fatti.

Indagini trans-generazionali tipiche del nostro strano paese, nel quale il rinnovato ricordo di un tragico evento rappresenta da un lato l’unico appiglio per quelle verità disperse e dall’altro il lungo tempo per disperdere le memorie testimoniali, quelle utili in sede di dibattimento processuale ove costruire le prove degne di una sentenza come importante è la memoria collettiva per non perdere il ricordo delle vittime rimaste senza giustizia.

Eccoci ancora qui, 28 anni dopo, a sperare in una azione giudiziaria diversa dalle precedenti per raggiungere finalmente una compatibilità fra la verità storica e quella giudiziaria, auspicabilmente senza le altalenanti conclusioni tipiche del panorama investigativo e giuridico di un paese nel quale in molti purtroppo non vedranno più l’alba ed in troppi non assistono al tramonto di quegli annebbianti depistaggi che persistono a perturbare i tempi di giustizia.

Su quel traghetto ci sono salito prima quando era ancora tale, una nave passeggeri, poi dopo come persona informata sui fatti, dopo che il rogo lo ha trasformato in uno dei misteri di Italia che ha lasciato una lunga scia ancora oggi solcata dalla volontà di saperne le cause e comprenderne le con-cause.

Un lettore di questo Blog mi ha chiesto perchè non ho mai scritto un libro sul Moby Prince, anche quando mi fu proposto, al quale ho risposto che non ho scritto, non scrivo e non scriverò mai un libro sulla morte di tutte quelle persone, non ne ho titolo rispetto invece ai loro parenti o ai giornalisti ed a chi scrive per mestiere.

Ho l’antico desiderio di scriverne uno sui motivi che caratterizzano il cosiddetto “fil rouge somalo” che riconduco al traffico di armi e di rifiuti tossici verso la Somalia e, chissà se, alla fine non mi decida realmente a mettere insieme le tante pagine che ho scritto in tutti questi anni.

In realtà tentai di scrivere il libro “a mare armato” una decina di anni fa ma sopraggiunse un sequestro di documenti e non potei più portare avanti quel progetto editoriale, oltre al fatto che in quel periodo vi erano ancora le indagini aperte su più fronti che mi coinvolgevano e si adombrava il reato di violazione di segreto investigativo.

Ricordo ancora il vortice nel quale fui risucchiato pochi giorni dopo aver deposto sui fatti del Moby Prince, quando sono stato accusato di aver svolto delle illecite intercettazioni telefoniche ed ambientali e di aver violato un segreto, con tanto di titoli sui giornali e sequestro di tutto il mio archivio computerizzato e documentale ivi comprese le annotazione degli appuntamenti col dentista; accuse cadute nell’infondatezza della notizia di reato molti anni dopo, così scrisse il GIP nei motivi di archiviazione, troppi per dire che non ho avuto delle conseguenze negative in danno della mia vita sociale e professionale proprio a causa di quelle chirurgiche false accuse nate a tavolino in orari ministeriali.

Il tempo è galantuomo ed occorre essere resilienti nell’attesa degli anni necessari per ritrovare qualche verità naufragata e soprattutto per dissolvere la nebbia ed inseguire la lunga scia del Moby Prince, sperando in un abbrivio sereno questa volta per giungere in una rada che non sia ancora una volta un porto delle nebbie…

F.P.