la Giustizia italiana spiegata ad un anziano “pied noir” francese…

7 Marzo 2019 Off Di Fabio Piselli
la Giustizia italiana spiegata ad un anziano “pied noir” francese…

Frequento la Francia sin dagli anni ottanta, vi ho vissuto per qualche tempo sia da solo che dopo aver formato la Famiglia, ho viaggiato in gran parte del paese ad iniziare dalla amata Corsica ed ho per questo la “presunzione” di capire le differenze fra i francesi, fra i molti diventati tali provenendo dai territori di oltremare o dalle “ex colonie” allo stesso modo di chi pur nato in Francia non ne è ancora un cittadino a tutti gli effetti.

Liberté, Egalité, Fraternité è il motto nazionale della Francia, proveniente dalla Rivoluzione Francese ed adottato ufficialmente con la terza Repubblica il quale ha un fascino nel suo significato che catalizza le intelligenze di chi desidera capire se vi è anche una concretezza reale nella vita pratica di tutti i francesi, oppure è rimasto solo un simbolo eretto ad esorcismo contro ogni nuova rivoluzione.

Quando, come oggi, mi capita di raggiungere Menton e Nizza per produrre i prodotti della mia gastronomia in collaborazione con un laboratorio locale, incontro un cliente abituale che adoro servire sin dal 2012 e che da quel periodo mi raggiunge presso i locali in cui di volta in volta cucino qualche ricetta italiana o produco la pasticceria francese, usando il burro vero e non la margarina zero.

Ascoltare un uomo che ha ormai quasi novanta anni è per me sempre un onore, specialmente se saggio come il buon signore che adora mangiare italiano, anche se “francese al 100 per 100 come un vero pied noir” usa ripetermi spesso ridendo nel raccontarmi qualche episodio della sua Algeria in cui è nato e cresciuto per tornare il Francia, da rimpatriato, nei primi anni sessanta.

Nizza lo ha accolto dopo lo sbarco a Marsiglia quando è fuggito insieme alla moglie ed alla figlia piccola dall’Algeria, ha fatto l’artigiano da sempre e da sempre ha la brutta abitudine di pensare, di riflettere e di cercare di capire gli eventi proprio in forza della sua “intelligenza artigianale” perchè dice di aver avuto una bassa scolarizzazione ma una enorme volontà di sapere che lo ha sempre caratterizzato.

Potrebbe essere mio Padre, mi dico ascoltando questo “pied noir”, il cui ricordo mi accompagna in ogni dove ed anche per questo mi piace parlare con gli anziani; Papà è morto da molti anni per cui mi ritrovo spesso ad immaginare come sarebbe stato adesso, da vecchio.

L’amico francese fra un morso e l’altro mi ha fatto una domanda che mi ha trovato meno pronto del solito nel rispondergli, ovvero mi ha chiesto di spiegargli il sistema della Giustizia in Italia rispetto al concetto di égalité inteso come uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Ho detto ciò che spesso ripeto in breve, ovvero che la legge italiana è uguale per tutti ma sono le indagini ad essere svolte in modo diverso in base a che ne è oggetto, significando tale differenza soprattutto nei casi in cui una delle parti è indicata in qualche apparato dello Stato che ha modo ed opportunità per inquinare le indagini, depistare, interdire in differenti modi le fonti informative ed i soggetti testimoniali.

E, non fate una rivoluzione?

Mi ha chiesto ridendo, per poi raccontarmi che la sua esperienza con la Francia-Stato non ha avuto un percorso sereno, sia negli anni in Algeria che quelli trascorsi dopo il rimpatrio in un paese che non conosceva, in cui avvertiva ostilità per il suo essere un “pied noir” ed ove ha osservato una evoluzione importante fino all’odierna Francia di cui non ha un buon pensiero.

Si è organizzato per essere sepolto in Algeria alla sua morte, anche se non è convinto che la figlia ed i nipoti lo facciano sul serio ed in fondo lui stesso è cosciente che si ancora alla terra con cui si identifica da sempre.

Parlare di giustizia del nostro paese impone un amor di Patria particolare, stando attenti a non scadere nella ipocrisia pur di difendere il valore del senso di Giustizia che provo rispetto alla sua offesa quotidiana da parte di chi ne abusa gli strumenti o se ne fa un alibi sociale.

Quando finisce di mangiare o di mordicchiare qualche prodotto, torna a casa per poi raggiungermi poco dopo con un bicchiere di Cherbat, ci sediamo su uno scalino e sorseggiamo una bevanda ricca di ricordi, quindi mi saluta chiamandomi “Psylli” come simbolo di forza contro il veleno ma di vulnerabilità allo scirocco.

Un giorno spiegherò ai miei figli l’importanza di quello Cherbat (bevanda con cannella e zucchero filtrata e servita generalmente fredda) bevuto insieme ad un anziano uomo, francese nato in Algeria e tornato in Francia da “pied noir” portandosi dietro le tradizioni di un paese al quale è rimasto legato in modo indissolubile..

F.P.