in morte di Marco Mandolini, incursore paracadutista…

23 Febbraio 2019 Off Di Fabio Piselli
in morte di Marco Mandolini, incursore paracadutista…

Marco Mandolini è stato brutalmente ucciso il 13 giugno del 1995 in una scogliera alle porte di Livorno, da mani e menti ignote.

Trasformare in un fascicolo investigativo la vita di un uomo che di mestiere faceva il sottufficiale dei paracadutisti nei reparti più specializzati degli incursori, ne trasforma non solo lo stile di vita compiuto con quella scelta professionale ma anche la condotta di vita in base alle presunte testimonianze che le indagini hanno raccolto nel corso delle inchieste ancora aperte sul suo omicidio.

Omicidio, che ha visto una immediata de-umanizzazione nelle sue dinamiche ed una successiva de-umanizzazione sulla storia di un militare di carriera encomiato e sul quale lo Stato aveva investito molto.

Misteri, ipotesi di complotto, pruriti scandalistici oppure indirizzi di indagini più concreti fanno parte di tutto il corollario di questo tipo di eventi criminali, che lasciano il segno nella memoria collettiva.

Ho sempre creduto che ricordare un uomo e specialmente un militare per come è stato ucciso sia riduttivo in qualche modo, per questo vorrei che fosse ricordato anche nella sua vita oltre il suo omicidio, vita della quale poco conosco se non i pochi ricordi per averlo occasionalmente conosciuto ai tempi della carriera militare nella Folgore e per qualche incontro amicale a Camp Darby, senza un legame di amicizia o una frequentazione comune.

Dopo la sua morte sono state dette tante cose, spesso in contrasto fra loro e caratterizzate dal poco onore da parte di chi dell’onore ha fatto uno stile di vita.

Ripeto spesso che di fronte al massacro di un collega in quel modo, la Folgore ed i suoi reparti avevano tutte le risorse per bloccare Livorno e trovare l’assassino o gli assassini di un sottufficiale valoroso nel giro di poco tempo, con quello stesso ardimento e con quella stessa fedeltà che caratterizzano i paracadutisti e la fratellanza fra loro.

Fratellanza che nei confronti di Marco Mandolini avrebbe dovuto avere un maggiore spessore, una maggiore compattezza ma quando vincono “le voci” significa che anche negli ambienti più arditi e formati da gente seria e dura nel proprio lavoro, esistono delle sacche di ignoranza, di pregiudizio, di viltà, di scarso onore e di presunta fedeltà.

L’interesse della collettività in Marco Mandolini non dovrebbe essere solo nei misteri della sua morte che merita una certa verità, quanto nell’evoluzione della sua vita, della sua esistenza, per capire chi era sin da bambino e da ragazzo prima di diventare un militare dei reparti più elitari delle forze armate poi.

Credo che capire le emozioni in vita di chi è stato brutalmente ucciso ci consenta di ridurre i disegni depistanti che ne hanno fatto, per far meglio risplendere quel sorriso che hanno spento in un lago di sangue…

F.P