Ilaria Alpi. In risposta a quanto scritto dall’ambasciatore Giuseppe Cassini…

19 Marzo 2019 Off Di Fabio Piselli
Ilaria Alpi. In risposta a quanto scritto dall’ambasciatore Giuseppe Cassini…

Gentile Dottor Cassini,

Ho letto con interesse quanto Lei ha pubblicato nel sito raggiungibile a questo link relativamente alla vicenda Alpi\Hrovatin.

Evidenzio nel linguaggio comunicativo da Lei adottato sia il piacere di togliersi qualche sassolino dalle scarpe nei confronti di alcuni giornalisti “complottisti” sia quella commistione fra gli umani sentimenti nei confronti delle vittime e dei loro famigliari che la supponenza del sapere da parte di chi ha sostanzialmente vissuto di persona parte di quegli eventi.

La teoria del destino cinico e baro che caratterizza i tragici eventi, privi così di una ipotetica oscura verità oltre il mero crudele fato, potrebbe offrire ai parenti delle vittime ed alla collettività interessata la migliore opportunità di elaborare il lutto e condividere in questa ragione il dolore, magari trasformandolo nel tempo in progetti sociali o quelle azioni della memoria scevre di ogni interesse oltre il sofferto stesso ricordo di chi ha perduto la vita, appunto in forza di un destino beffardo.

Orbene il suo è un linguaggio comunicativo che ben conosco, mirato al riduzionismo non solo dei fatti ma anche delle persone laddove se ne offre una descrizione la cui valenza induce ad una denigrazione delle intenzioni e delle capacità, questo sia nei confronti dei presunti cattivi che di chi ucciso in un paese ad elevato rischio, il quale si ritrova poi “cucita addosso” la postuma etichetta dell’inchiesta interrotta per pervenuta esecuzione apposta da un interesse complottista da parte di giornalisti descritti come integralisti, oltre al naturale bisogno di una verità spendibile per dei genitori in preda al meccanismo di negazione, che ne influenza la capacità di elaborare la morte della figlia.

Linguaggio che ha nella sua correttezza formale e certamente sincera il senso di questa induzione, che ho più volte evidenziato nel corso di ormai una trentennale esperienza al confronto con gli eventi giuridici in tal senso.

Colgo il suo suggerimento a credere che chi ha provato a trafficare coi rifiuti tossici erano in realtà dei ruba galline inaffidabili e che era del tutto improduttivo trafficare in armi per le ragioni che ha spiegato, sia sotto il profilo di opportunità d’ambiente che commerciale.

Ne ho preso atto e mi ci confronto con estrema attenzione e lealtà, atteso che per quanto mi concerne non ho pregiudizi di sorta bensì appartengo a quella categoria di persone “jolly” ovvero che hanno fatto parte di un evento ma senza una particolare lateralizzazione che li obbliga a perseguire forzatamente una tesi rispetto ad un’altra, come meglio descrivo più avanti.

Prenda quindi atto che sono sereno sia nell’accettare la cosiddetta banalità del male, che nel cercare di andare oltre il mero riduzionismo del “così van le cose” in quei disgraziati territori.

Lei ci offre nei suoi scritti quel che sapeva, e si sapeva in generale all’interno dei gangli delle amministrazioni istituzionali direttamente coinvolte, dal MAE alla Difesa fino al Sismi; ovvero le mere note informative di prudenza riconducibili alle ipotesi di una distrazione di aragoste da parte di una flotta dedita alla pesca chiaccherata ma, mai, effettivamente dimostrata penalmente rilevante in materia di armi con una sentenza degna di attenzione, allo stesso modo, ci disegna la cornice riduzionista dei soliti sospetti contro i servizi marpioni, i militari distratti e qualche progetto viziato dalle mediazioni dei vari affaristi che girano intorno ai progetti terzomondisti per trarne un ingiusto vantaggio personale o un favore alla politica di parte, come un insieme generalizzato di eventi che chi è stato in quei luoghi può facilmente riconoscere.

Tutto assolutamente condivisibile se visto con una ottica d’insieme, da cui osservare il quadro da Lei offerto al nostro confronto con l’invito, se ho ben capito, ad accettare altresì la tesi del destino cinico e baro rispetto alla morte di Ilaria Alpi e di Miram Hrovatin senza farci condizionare da un nutrita schiera di giornalisti investigativi ed altri professionisti che invece hanno rappresentato una sorta di agenzia giornalistica del depistaggio come ho ascoltato dai lavori della commissione parlamentare di inchiesta.

Da cittadino parte di una collettività e soprattutto da persona informata sui fatti che ha preso parte ad una delle tante inchieste che hanno caratterizzato quello che ho definito essere il “fil rouge somalo” sono estremamente sensibile ad ogni opportunità che possa ridurre l’esposizione alle complicanze dell’ipotesi di un traffico di armi e di rifiuti tossico nocivi verso la Somalia stessa, verso gli altri PVS citati o addirittura nei fondali prossimi alle coste italiane come taluni pentiti recentemente hanno adombrato.

Come ho detto mi affido alla mia umile intelligenza ed alla mia esperienza laddove desidero capire questo tipo di eventi e La ringrazio per il confronto fornito nei suoi scritti, dal quale prendo lo spunto per porre in discussione non ciò che Lei ci consente di sapere ma tutto quello che non si conosce ma di cui dovremmo invece essere già edotti se la misura dei fatti nel loro complesso è riconducibile al solo destino cinico e baro o a qualche tentata truffa internazionale, posta in essere da spudorati faccendieri sponsorizzati da qualche frustrato ben introdotto negli ambienti consolari, siano essi onorari che segnatamente istituzionali.

Quel che non conosciamo, sono le ragioni per le quali nel corso di così tanti anni si sono formate delle lacune investigative idonee a lasciare lo spazio utile per essere colmato, secondo la sua teoria, proprio da un interesse complottista per allungare il brodo delle inchieste giornalistiche che certamente offrono fama e visibilità e cooptano tutto il facile seguito di una cittadinanza influenzabile e bisognosa di ragioni imputabili ad un livello di mistero superiore invece che alla banalità del male.

Lacune che, pur ben conoscendo da un lato la mediocrità diffusa negli ambienti giudiziari e di polizia giudiziaria e dall’altro l’elevata qualità di taluni investigatori e magistrati, restano tali anche forzando la misura del destino cinico e baro che tanto mi ricorda una nebbia di avvezione a me purtroppo nota…

Lacune per le quali Le chiedo e La prego di aiutarci al fine di colmarle di una verità condivisibile basata su dati di fatto indicanti i coefficienti e le variabili degli eventi di specie e non solo a riempirle con una casistica che porta ad esempio il miliziano che spara in aria per dimostrare che vi sono armi in abbondanza, rasentando in questo modo la reazioni di chiunque abbia avuto delle esperienze nei teatri bellici di quel tipo che invita proprio ad andare oltre il singolo evento di rinforzo di una tesi al ribasso.

Sono convinto della Sua buona fede e per questo invece che iniziare un confronto sterile fra noi, meglio potrebbe essere l’invito alla Sua carica istituzionale a suo tempo ricoperta per consentire di addentrarci alle dinamiche delle amministrazioni e dei fatti in cui Lei ha avuto ruolo e titolo, proprio per riconoscerne i meccanismi che, a mio umile avviso, creano quelle lacune depistanti la vista di chi ne osserva il quadro fattuale ma rimane miope del loro più ampio significato in termini di politica estera e di politica estera clandestina nella fattispecie.

In buona sostanza non credo che si possa comprendere il quadro politico e strategico di un traffico di armi e\o di rifiuti tossici avvenuto in quel periodo (1980\1994) partendo dalle mere indagini sulla morte di due giornalisti in un teatro a rischio pregno di ogni condivisibile causa, come ad esempio già accaduto nella vicenda Toni-De Palo pur in circostanze diverse ma con dinamiche simili, cercandone dei segreti e dei misteri introvabili, bensì proprio Lei e la Sua esperienza possono accompagnarci a riconoscere i segreti ed i misteri di quell’epoca in materia di politica estera e di quella politica estera clandestina che talvolta crea le ragioni per le quali, magari, qualche giornalista “inciampa” in una fonte che la impista in direzione di una ricerca che si somma alle variabili delle cause della sua morte.

Ci aiuti quindi ad analizzare foglio per foglio, documento per documento, progetto per progetto, informativa per informativa, compilatore per compilatore, analista per analista, intervento per intervento sia di natura civile che militare rispetto ad un fatto specifico fino a ricomporre il serio e preciso quadro delle persone collegate a quello degli eventi, proprio per ridurre ogni eventuale deficit mnemonico che scuda i ricordi dei potenziali testimoni dietro l’oblio o i classici confini delle competenze.

La ringrazio in anticipo per ogni Suo seguito in tal senso, che ritengo essere il miglior metodo per ridurre la nebbia e accertare il destino cinico e baro, oppure riconoscere in qualche lacuna uno stimolo di maggiore approfondimento.

Fabio Piselli