il passato di un Padre nel futuro dei figli…

23 Febbraio 2019 Off Di Fabio Piselli
il passato di un Padre nel futuro dei figli…

E’ molto difficile tornare nell’anonimato al tempo di internet, rete globale che una volta entrati nelle sue maglie ti trasporta ovunque e, per questo, ho cercato di gestirne il flusso partecipando alla globalizzazione delle informazioni con il Blog che scrivo ormai da oltre dieci anni seppur in modo discontinuo.

Ho scelto quindi di essere presente in una vetrina ampia e dispersiva ma assolutamente importante per restare collegati col mondo intero pur vivendo in una remota borgata fra mare e montagna; ho compiuto questa scelta ancora una volta col proposito di rappresentare la fonte originale delle notizie che mi riguardano e delle riflessioni che pubblico, senza mediazioni o interpretazioni terze che rischiano anche in buona fede di aggiungere un vissuto o un pensiero apocrifo rispetto agli originali.

Non ho mai, sin dal primo articolo del novembre del 2007, cercato un consenso e poco mi sono piaciuti i tifosi che hanno visto nel mio andar contro un sistema una sorta di rinforzo alle loro tesi fin troppo complottiste, preferisco invece il sereno confronto delle intelligenze con quanto ritengo di pubblicare relativamente ai fatti che mi hanno visto coinvolto e alle esperienze che ho vissuto nella mia vita.

Non nego che ho cercato più volte di ritrovare un profilo meno esposto ma sono giunto alla conclusione che fino a quando non sarà posta la parola fine su quei fatti che mi hanno riguardato, sarà sostanzialmente impossibile sperare di vivere una ordinaria esistenza di provincia, proprio perchè basta un articolo di stampa che richiama quei fatti storici in forza di qualche nuovo risultato di inchiesta oppure una mera ricerca in rete che il mio nome non è più solo riferito alle attività gastronomiche che attualmente conduco per sostenere la mia Famiglia ma lo si ritrova associato alla strage del Moby Prince, alla falange armata, a gladio e a quel periodo storico (1985-1995) sul quale occorre ancora fare chiarezza per comprenderne appieno il significato politico.

Chi mi segue da anni ha compreso il mio suggerimento ad osservare il quadro più ampio rispetto al singolo evento di interesse, a capire i riferimenti senza perdersi nel lungo viale delle mille ipotesi e per non farlo occorre proprio la serenità intellettuale contro il facile pregiudizio o le interpretazioni più semplici che rinforzano il pregiudizio stesso.

La mia Famiglia ha purtroppo patito gli eventi storici e quelli più attuali come diretta conseguenza di quanto ritenni a suo tempo di testimoniare, scelta che non fu un atto estemporaneo bensì progressivamente espressa sin dal periodo della carriera militare e che ha trovato eco di stampa solo perchè collegata agli eventi della nuova inchiesta sulla tragedia del Moby Prince.

Ricordo la voce di Sara quando mi telefonò per dirmi che era stata appena avvicinata da due uomini a bordo di una auto, uno dei quali le aveva puntato una apparente arma in faccia mentre aveva nostra figlia Matilde in braccio, nata pochi mesi prima e che oggi ha 8 anni; ricordo che ero in attesa di essere interrogato da un magistrato della Procura Nazionale Antimafia in quello che avrebbe dovuto restare un incontro segreto.

A quel ricordo se ne sono sommati altri, rappresentati da quelle ingerenze nella nostra vita privata poste in essere da soggetti ignoti e, ove identificati, tutti riconducibili a delle aree istituzionali sia come appartenenti che come collaboratori delle amministrazioni della sicurezza di quei settori oggetto di indagini relative alle stragi degli anni ottanta e novanta, oppure alle visite nelle nostre progressive abitazioni fino al trovare dei piccioni decapitati fuori la soglia di casa, dovendo spiegarne la presenza ai nostri figli dicendo che probabilmente c’era un gatto serial killer nei paraggi.

Denunce giudiziarie e lettere “politiche” sono state parte di questo difficile percorso, scegliendo sempre di restare autonomo anche da quei prospettati vantaggi di pubblicare un libro e di fare un docu-film sulla mia vita, proprio per mantenere quella percezione di indipendenza anche dalle esigenze primarie come quella di una fonte di guadagno che non provenisse da una mia diretta gestione.

I miei figli sono sostanzialmente cresciuti in questo clima di “percezione della minaccia” tale da indurre quello stress che con mia moglie Sara abbiamo sempre scelto di gestire e di non patire, offrendo ai nostri bambini un percorso evolutivo che in questi anni gli ha consentito di ottenere i benefici dell’aver viaggiato molto rispetto che le complicanze di una vita sottoposta ad una iper-vigilanza.

Figli che hanno mantenuto la purezza dell’infanzia grazie anche all’investimento che abbiamo saputo concretizzare sotto forma di serena espressione delle emozioni, grazie anche alla formazione universitaria di Sara come pedagogista ed alla mia di educatore, ponendoli in una condizione di minimo impatto con quegli eventi più impattanti come appunto il trovare dei piccioni decapitati fuori casa.

Anche questo mi ha portato alla decisione di gestire la mia “visibilità” pubblica, sommato alla piena consapevolezza che il passato se non elaborato resterà un eterno presente tale da condizionare la futurizzazione dei sogni e delle speranze, specialmente nel nostro strano paese nel quale la dimostrazione della propria innocenza richiede purtroppo il dovere di subire il pregiudizio della colpevolezza e la condanna sociale ad esso collegata.

I primi due figli sono cresciuti, ormai in seconda elementare, grandi abbastanza da percepire quelle emozioni fino ad ora meno manifestate dai loro genitori e, anche per questo, abbiamo scelto di radicarci a lungo termine su un territorio rispetto che continuare a viaggiare.

La storia giudiziaria che riguarda i grandi fatti del nostro paese sin dal primo dopoguerra è caratterizzata dalla mancata opportunità di elaborarne in passato, proprio in forza di un ricorrente mutamento delle verità prima dichiarate accertate oppure impossibili da ricercare, costringendo le autorità giudiziarie e politiche alla riapertura delle vecchie inchieste o alle commissioni parlamentari utili a far chiarezza sulle tante ombre che nascondono un passato storico difficile da considerare come tale, atteso che le conseguenze del segreto sono riconoscibili anche nella attualità.

Un Padre con un “passato” ha la scelta di camuffarlo con qualche comprensibile fregnaccia di opportunità, proprio per non dare troppe spiegazioni, oppure di affrontarne i contenuti ed ho scelto di farlo scrivendo un Blog in cui descrivo gli eventi e le ragioni per cui ne sono stato coinvolto o parte.

Mi auguro di non ritrovarmi fra altri dieci anni a dover ancora scrivere la ricerca delle mie ragioni per i fatti storici che mi riguardano e le ragioni delle mie ricerche nate proprio dall’assenza di una verità storica compatibile con quella giudiziaria e politica…

F.P.