il masochismo dell’onestà…

Fabio e Matilde Piselli, 2012

Il nostro è un paese strano, caratterizzato da una politica che non si è mai fatta Stato e che del senso dello Stato continua a fare una politica del consenso utile a sostenere il baricentro di un sistema che si regge sulla pancia del paese stesso e, raramente, sulle intelligenze.

Siamo perciò una collettività incapace di superare la valenza della massa per raggiungere l’elevato valore dell’insieme, ovvero di gente che individualmente sceglie con intelligenza di unirsi e di rappresentare un gruppo rispetto che un mero ammassamento di umori cooesi da una eterodirezione del consenso basato sul solo risultato della reazione ad un disagio e, mai, sull’azione per prevenirlo e risolverlo.

Siamo un paese in cui anche la libertà è precaria laddove questa si rinforza con la giustizia, perchè ove manca la giustizia è ridotta la libertà e, nel nostro paese, la giustizia non sempre rappresenta il significato dell’onestà oltre i meri tecnicismi legulei e procedurali diventando così la sola burocrazia delle leggi e non un assetto per la tutela degli onesti.

Siamo una collettività che non si è mai identificata nel valore dell’onestà perchè precaria a tal punto da doversi miscelare agli affluenti della convenienza, ai vantaggi individuali e di struttura, ai compromessi con una coscienza individuale e sociale sempre più labile quanto annullata da un diffuso “raccontarsela” che distrugge ogni capacità di porre e porsi in discussione.

In assenza di un serio e profondo confronto rimangono evidenti solo gli odiatori, gli urlatori, coloro che si camuffano da pastori di un gregge che ha perduto la strada per mantenere il pecorume strumentale alla politica dei pastori che paradossalmente si ritrovano a fare i conti con i cani ribelli, quelli che hanno la dignità del proprio ruolo e non si alleano al capo di turno finendo con l’essere isolati e descritti come deboli agnelli o lupi cattivi.

L’onestà è quindi solo una questione di coscienza individuale o rappresenta un reale valore sociale e politico oltre l’immagine e la reputazione? Mi chiedo.

La risposta la trovo nell’analisi di una massa-paese che non ha la minima consapevolezza di cosa sia un insieme-Stato, la evidenzio nel traffico del consenso che si veicola attraverso la compensazione di un disagio o tramite l’enfasi di un capro espiatorio utile ad esorcizzare il disagio ma non ad elaborarlo e risolverlo; risposta che genera fin troppre altre domande che restano senza risposte perchè private di un confronto individuale e di una discussione sociale rispetto alle dinamiche della vittimizzazione che ci rendono tutti delle vittime bisognose di un “duce” che ci possa guidare e proteggere dalle nostre stesse fughe da una realtà difficile e da un futuro che spaventa.

La paura è cosi’ la risorsa di una politica disonesta, che ne utilizza l’induzione psicologica come strumento di consenso da trarre dalla massa in cerca di un duce e non da un collettività desiderosa di essere Stato.

La paura ha sempre storicamente fatto stragi di coscienze, ucciso ogni possibilità di crescita individuale e sociale, una famelica risorsa politica cacciatrice di capri epiatori da gettare in pasto alla bramosa massa che in loro proietta ogni propria singola responsabilità.

Il partito della paura non ha colori ma trova sempre la propria bandiera nella nostra viltà.

L’onestà rimane quindi una singola scelta, non solo quella di non commettere dei reati e di rispettare la burocrazia delle leggi ma anche di riconoscere nel valore dell’onestà la vera legge che regola una collettività che forma la società in cui si vive e nella quale vi è una mutua condivisione dello stesso valore e, come tale, del tessuto sociale capace di esprimerlo senza compromessi.

Il nostro è invece un paese in cui l’onestà rappresenta un elemento di compromesso, un costante Rubicone da oltrepassare fingendo ora di essere Cesare ora Pompeo, costringendo i propri cittadini ad inseguire il male minore di fronte alla paura di perdere tutto, ove la paura rappresenta in ogni caso la guida delle coscienze.

L’onestà è una emozione che richiede coraggio, anche il coraggio di superare la burocrazia delle leggi per difenderla ed è questo il più grande paradosso di una Democrazia e di una Repubblica condizionata dal costante timore di trasformarsi inun impero o in una dittatura.

L’onesto di fronte a tutto questo sembra essere solo un masochista che soffre le pene della scelta di restare coerente con se stesso e coi propri valori, i quali non sono una bandiera ad immagine sociale oppure a difesa della reputazione, sono una emozione da donare ed offrirsi tutti i giorni per essere fedeli al valore della vita umana e della dignità di viverla tramite la libera esperessione delle proprie emozioni.

Strano paese il nostro, ove il politico ladro usa la legge come alibi sociale e la società vessata gli offre il consenso per timore di essere considerati dei pericolosi onesti, dei sovversivi di un sistema che per essere equilibrato necessita di una rivoluzione dell’onestà, quella che riporta la giustizia a tutela delle libertà e riduce l’uso strumentale della legge come scudo di una politica urlante e col dito sempre puntato.

Paese nel quale per dimostrare di essere onesto verso lo Stato, sei costretto a superare i limiti delle leggi della politica…

F.P.