Farah Marouane, dal controllo del territorio al monitoraggio dei controllati…

4 Marzo 2019 Off Di Fabio Piselli
Farah Marouane, dal controllo del territorio al monitoraggio dei controllati…

Gianluca Carotti ed Elisa del Vicario sono morti, due genitori, uccisi nel corso di un incidente stradale causato da un uomo in stato di ebrezza e presumibilmente sotto effetto di droghe, tale Farah Marouane, già più volte identificato e noto alle forze di polizia e di polizia giudiziaria per aver posto in essere delle condotte penalmente rilevanti anche gravi ma non in misura tale da essere considerato un soggetto socialmente pericoloso e posto in condizioni di non nuocere.

Considerarlo un clandestino è paradossale perchè ben noto alle amministrazioni di sicurezza, clandestino ai controlli di polizia in realtà ed a quel monitoraggio dei soggetti che rappresentano un indice di rischio evidentemente fallace se non del tutto assente.

Eccoci di nuovo a discutere su questa nuova tragedia annunciata, perchè quando permetti ad un personaggio del genere di assumere il senso di impunità gli riduci anche il minimo residuale buon senso, fosse solo vincolato al timore di essere deportato e magari scontare la pena nel carcere del suo paese di origine. Paura invece sostituita dalla tipica arrogante immaturità sociale miscelata dal rinforzo chimico della droga e dall’alcol, fino a raggiungere un composto mortale come in questa occasione oltre alle precedenti di cui si è reso protagonista in passato, senza morti ma con feriti gravi.

Non intendo concentrarmi sul nome o sulla sua nazionalità bensì sul nostro sistema sicurezza, troppe volte manifestamente clandestino alle esigenze di una collettività, posta a rischio morte anche nello svolgere delle azioni del tutto ordinarie, come quella di guidare e di stare attenti ma a poco serve di fronte ad un bolide guidato da un uomo privo di controllo, e di monitoraggio.

Questo è solo l’ultimo dei tanti eventi del tutto simili nelle dinamiche e nelle cause, ovvero soggetti privi di punibilità, che nel reiterare le proprie condotte criminali raggiungono progressivamente il morto; non un caso oltre ogni forza maggiore quindi ma un fatto che poteva essere prevenuto, agendo nei confronti di questa categoria di persone le giuste regole di polizia, di legge e di giustizia.

Siamo una nazione che ha una percentuale di operatori delle varie polizie elevata rispetto al numero di cittadini sul territorio, insufficiente evidentemente per organizzare un monitoraggio operativo fedele all’indice di rischio e non solo compatibile coi protocolli standard di una istituzione di polizia, utili solo a rispettare numeri e statistiche.

Stamani parlavo di questo tragico fatto con un amico dei carabinieri e coi suoi colleghi mentre ero al lavoro consegnando i prodotti della mia gastronomia, ho ascoltato i soliti “se potessi” e l’invocare “mazzate e calci nel culo” fino a quando mi sono permesso di fare una domanda, chiedendo quanti fra carabinieri e poliziotti parlano arabo, quanti di loro sono effettivamente formati per interagire con una criminalità diffusa di origine magrebina, quanti conoscono la psicologia di questi soggetti, la loro cultura relazionale, comportamentale ed anche religiosa, proprio per avere un “cruscotto completo” degno di fede per comprendere come veicolare un messaggio diversamente dal petto gonfio o dal manganello di istituto ed entrare effettivamente in contatto con queste persone.

Piangere i morti durerà il tempo delle lacrime sociali, mentre i loro figli orfani cresceranno con un fatto che presto sarà sostituito da altri, restando un numero, una statistica dell’incapacità di uno Stato di controllare il suo territorio attraverso un monitoraggio che superi il mero appunto anagrafico (sedicente) e qualche nota da inserire nel sistema SDI.

Fra i molti operatori di polizia sommati alle altre risorse sussidiarie a loro associate, potremmo organizzare un reparto dedicato al monitoraggio dei soggetti a rischio, di questa fattispecie.

Due genitori sono morti, i loro figli orfani, l’autore del fatto sarà forse solo ora punito, il dibattito sociale fra destra e sinistra si alimenterà di questo evento e, noi, collettività meno verace che cerca di capire rimaniamo confusi nel formularci delle domande nemmeno particolarmente complesse.

Un giorno anche Farah si troverà al cospetto degli angeli Munkar e Nakir che nella fede islamica hanno il compito di interrogare la persona nella tomba e, se è un credente della sua fede, gli conviene farsi trovare sobrio….

F.P.