due parole su Sara, la moglie del Piselli e la Madre dei suoi figli…

28 Febbraio 2019 Off Di Fabio Piselli
due parole su Sara, la moglie del Piselli e la Madre dei suoi figli…

Stanotte, come uso fare spesso, mi sono appoggiato alla porta della stanza in cui dorme mia moglie insieme ai bambini in questa casa ancora tutta da fare, che rappresenta la base certa da cui costruire il futuro dei nostri figli.

Adoro osservare la mia Famiglia, unita, insieme, gruppo ed autonomia individuale allo stesso tempo, forza motrice di una lotta che ho dovuto combattere a lungo anche solo per ottenere il diritto di potermi appoggiare alla parete di una stanza.

Il destino è un gran burlone talvolta, perchè ti fa incontrare il tuo futuro quando nemmeno pensi che lo diventerà, infatti molti anni or sono mentre ero a Decimomannu, mi recai ad Assemini per fare la spesa ed incrociai lo sguardo di una ragazzina tanto bella quanto impattante nella sua energia vitale e in quel momento nessuno dei due sapeva che anni dopo, da quello scambio di occhi capaci di guardare e non solo di vedere, ne sarebbe nata una Famiglia e tre meravigliosi bambini, anzi quasi quattro per la verità ma lasciamolo decidere al destino ancora una volta.

Sara, laureata in pedagogia ma che ha scelto di fare la Madre dopo aver collaborato con me nelle consulenze di parte in tutela di quei minori vittime di reato, dopo aver patito essa stessa le conseguenze della mia lotta.

Una donna autonoma, indipendente, capace di ragionare con la propria testa e grazie a questo ha sconfitto in poco tempo chi ha tentato di trasformarla in una “vittima” del Piselli, rinforzando una serie di calunnie che sono state utili a trovare nel vittimismo il rifugio di alcune passate responsabilità da parte di chi si è associato al male per paura o per opportunismo.

Se le è bastato essere intelligente per ridurre le ingerenze mirate a sfruttarne la debolezza emotiva fortunatamente invece forte della sua stessa intelligenza, nulla ha potuto fare contro la paura di vedersi puntare una apparente arma in faccia mentre aveva la nostra prima figlia Matilde in braccio, episodio seguito da una ampia serie di eventi mirati ad indurre la percezione della minaccia che si sono reiterati per anni.

Sara ha scelto di essere mia moglie, ha scelto di essere la Madre dei nostri figli e soprattutto ha scelto di essere autonoma tanto da saper compiere una scelta senza altri condizionamenti se non la propria capacità di confrontarsi con la realtà, anche quella rappresentata dal terrore vissuto nel vedersi minacciare con una apparente pistola, ove apparente lo si dice perchè poteva essere anche finta ma la situazione di quel momento diceva chiaramente il contrario o tale voleva far percepire.

Sara è una donna proveniente da una evoluzione del tutto “normale” rispetto alla mia per esempio, quella come tante altre donne nate e cresciute in Sardegna, che hanno lavorato e studiato e che una volta conseguita la laurea magistrale hanno scelto di emigrare in continente, dopo aver vissuto amori e passioni, dolori e gioie all’interno di una esistenza considerata ordinaria, senza riferimenti a fatti di sangue o stragi o tali da rappresentare la “straordinarietà” di una esperienza che cambia il corso della vita.

La scelta di restarmi accanto le è costata molto sotto tanti profili, ne ha patito il fango qualificato essa stessa quando si è vista trattare come una sorta di “oggetto nelle mie mani”, dovendo faticare non poco per imporre la sua intelligenza ed autonomia di pensiero, lo stesso che le permette in ogni momento di compiere qualsiasi scelta ritenga opportuna per la sua serenità e per il benessere dei nostri figli.

Il nostro paese ha ancora la percezione della donna e della moglie come un soggetto subalterno alla cultura maschio-centrica che lascia spazio all’errato pensiero che la donna sia succube dell’uomo. Vittima forse, quando viene uccisa, ma non più un prolungamento delle scelte del maschio come poteva accadere in un passato ormai remoto.

La libertà di Sara, la sua autonomia di pensiero, la sua serenità nell’accettare la responsabilità conseguenti alle sue scelte sono l’elemento che salda le nostre personalità, coese da un sentimento e dal coraggio delle emozioni che lo rinforza ogni giorno.

Dico questo non per elogiare mia moglie, e lo faccio felice di farlo, ma soprattutto per offrire il confronto a quelle donne che vivono o hanno vissuto una ingerenza sotto forma di una feroce pressione induttiva a mutare la propria scelta, il proprio pensiero, la propria coerenza nei valori.

Dico questo con la piena consapevolezza che Sara può, in ogni momento, agire la scelta di andarsene coi nostri figli, con la mia piena approvazione, perchè questo è il patto che abbiamo fatto dopo quella pistola puntata contro di lei e nostra figlia.

Un patto che descrive la reciproca accettazione di quella libertà nascente dall’intelligenza e non solo dal sentimento che ci lega.

Sara ha scelto di restarmi accanto quando tutto le suggeriva di andarsene come io sono consapevole che può andarsene in ogni momento senza darmi spiegazioni e nulla farò per fermarla, anche se porterà via i nostri figli e questo, paradossalmente, è un patto che ci rende sereni nella nostra unione.

Il resto, le notizie sul nostro presunto stile di vita, indirizzi sessuali e robaccia varia appartiene a quel fango qualificato proveniente da quegli ambienti in cui, progressivamente, stiamo riuscendo a dimostrarne la fanghiglia pur prendendo atto di aver pagato a caro prezzo questi anni di ingerenza, induzione a percepire una minaccia e pregiudizio sociale.

Siamo una Famiglia serena in una situazione non facile che risolviamo passo passo con la forza della serenità, lasciando l’ansia e l’angoscia e soprattutto il rancore o il senso di rivalsa fuori dalla nostra Famiglia.

Il nostro è quello strano paese in cui una professionista laureata, una donna autonoma, si trasforma in “poverina” per il solo aver sposato un uomo “chiaccherato”. Strano paese nel quale proprio la forza e l’autonomia di questa donna riesce a ridurre lo spessore del fango e non invece una seria attività proceduta da una seria autorità giudiziaria.

Sara è in attesa del nostro quarto figlio, un’altra femmina, concepita anch’essa per scelta come i suoi fratelli, felici di offrire alla vita la nascita dei nostri figli come esempio di Amore privo di quei requisiti materiali che per molti sembrano essere indispensabili per diventare genitori.

Sara ha rinunciato al benessere economico e sociale per stare con me, lo ha fatto sapendo che avremmo avuto anni difficili che non si sono risolti ma solo migliorati, ha scelto di essere Madre in una situazione che ha richiesto dei sacrifici grandi ma appaganti nelle emozioni e nelle relazione coi nostri figli.

Recentemente, dopo un periodo nel quale sono stato sottoposto ad una diagnostica i cui risultati hanno ancora spazio per ogni varia ed eventuale, le ho chiesto se fosse stato il caso di rinunciare alla lotta, abbandonare ogni pretesa di Giustizia e vivere rassegnati un presente meno condizionato dalle complicanze di quella stessa lotta.

Mi ha dato una risposta semplice ma pregna di significato, come lo è Lei in fondo; dicendo che dopo oltre trenta anni dei miei quasi 51 anagrafici, i motivi di quella lotta sono le ferite emotive che accarezza ogni giorno, che non devono rappresentare delle cicatrici di guerra ma le ferite aperte di un’anima che ha patito un trauma in prestito, che merita di essere elaborato con la verità e non con la rassegnazione, senza per questo farne uno stile di vita ma vivere con la piena consapevolezza che richiede un prezzo in termini di rinuncia e di sacrificio.

Fabio, se vuoi essere il buon Padre che sei ed il buon marito che amo, resta concentrato nella tua equilibrata lotta per la verità, senza farti cooptare nel senso di rivalsa o nel bisogno di compensare il dolore.

Questo cerco di essere, ogni giorno e soprattutto tutte le notti in cui il mio poco dormire mi porta ad appoggiarmi alla parete della stanza e restare per ore ad osservare la mia Famiglia, comprendendo che la mia storia può aver infangato il mio passato ma non le emozioni che tutti i giorni Sara mi permette di vivere insieme alla nostra Famiglia…

F.P.