del leggere il proprio nome sui libri…

Nel novembre del 2007 decisi di aprire questo Blog perchè il mio nome circolava nelle notizie di stampa e dei telegiornali oltre che in rete per i fatti della strage del Moby Prince, scelsi perciò di essere anche un “soggetto di notizia” e non solo un “oggetto di notizia” per esprimere liberamente ed in modo diretto il confronto che ancora oggi pubblico, non tanto sui fatti giudiziari quanto sulla psicologia e sulle emozioni di chi ha vissuto degli eventi che hanno il potere di stravolgere la vita delle persone.

I primi due anni sono stato gratificato ed anche premiato per l’attenzione dei lettori verso i contenuti del Blog, numerosi e trasversali, perchè non ho mai voluto attribuirgli un etichetta politica, militare, ideologica o “complottista” ma lasciarlo evolvere naturalmente nel confronto collettivo delle mie singole esperienze poi estese a quelle della Famiglia Piselli.

Poi nel corso di dodici anni ne ho più volte interrotto la pubblicazione, perdendo molti articoli e scrivendone altri per interrompere di nuovo il pubblicare questo Blog che nella incostanza aveva una costante, come il sostanziale hobby che rappresenta e non un prodotto editoriale, che mi ha comunque consentito di confrontarmi anche col mio scrivere.

Scrivo semplice perchè ho imparato che è molto difficile scrivere semplice, in modo diretto, tale da raggiungere il confronto con tutti rispetto che caratterizzare gli scritti con una articolata grammatica e contenuti di contorno apparentemente utile per selezionare gli attenti dai meno formati e cercare così una sorta di elite nei lettori.

Non sono infatti uno scrittore ma uno scrivente, un cronista delle emozioni che vivo e partecipo insieme alla mia Famiglia, non solo nei fatti privati ma anche negli eventi giudiziari storici che ingeriscono nella vita privata di una Famiglia che fatica a condurre una “vita normale” per le ragioni che ho descritto in alcuni articoli del Blog.

Recentemente un conoscente mi ha chiesto la conferma se quel Fabio Piselli descritto in alcune pagine di un libro che trattava il tema delle stragi fossi io, oppure un omonimo; conoscente da un lato interessato a capire e dell’altro diffidente verso un uomo che conosce come cuoco e Padre di una Famiglia numerosa, che emerge invece con un “passato” coinvolto in fatti più grandi di una farinata di ceci.

Non ho mai amato essere o essere definito un “personaggio”.

Questo sia perchè odio la de-personalizzazione che si fa della vita e della storia di una persona che per il rischio di diventare oggetto di consenso, di tifo e di odio da parte di chi attribuisce a quella persona, diventato personaggio, la sola era storica o l’attualità degli eventi a cui il suo nome è legato.

Per questo non ho mai cercato un consenso e, mai, ho coltivato quei vantaggi che pur si sono affacciati proprio dall’essere stato trasformato in un “personaggio”.

Resto un mero scrivente anche nel tentativo di trasformare prima o poi il Blog in un reale prodotto editoriale, forse appena prenderò coscienza che non mi resterà altro che scrivere per vivere e mantenere la mia Famiglia ma non sarò mai uno scrittore e fino ad allora desidero continuare a considerarmi una persona normale, ordinaria, coinvolta in fatti extra-ordinari in cui difendo con tutte le mie forze la mia semplicità di “bimbo di borgo”, come si diceva a Livorno.

Non sono un “intellettuale” perchè ho una formazione e scrivo ma perchè ragiono con la mia capoccia, uso l’intelligenza emotiva e cerco di coltivare dei confronti basati sull’analisi dei contenuti, privi di qualsiasi forma induttiva o seduttiva verso un’idea o un pensiero blindato dalla ideologia o dagli interessi personali.

In realtà non credo nemmeno di esserlo, un intellettuale, perchè ho fatto della mia ignoranza originale il motore per capire le esperienze che ho vissuto tramite il confronto con la mia storia, anche attraverso gli occhi degli altri, per poi conoscere e riconoscere le risorse residue e attuali sulle quali investo nello scrivere cosciente di essere solo uno scrivente.

Leggere il mio nome sui libri, nel bene e nel male, in modo radicato alla realtà, del tutto falso o verosimile agli eventi che ho vissuto mi confonde a tal punto da rischiare di cadere nella trappola del bisogno di identificarmi pubblicamente nella migliore descrizione che possa garantirmi un disegno sociale apprezzabile, rispetto alla diffidenza che invece incontro anche in chi ben riconosce le qualità personali e della Famiglia ma, in forza della paura, assume quella prudente comprensibile distanza che impedisce di coltivare le amicizie, le collaborazioni e dei progetti su un territorio a lungo termine.

E’ faticoso infatti restare se stessi di fronte alla tentazione del “personaggio”, il cui consenso talvolta offre dei potenziali vantaggi materiali ai quali ho sempre rinunciato, come quando mi fu proposto di scrivere un libro sul Moby Prince o fare un docu-film sulla mia vita.

Leggo di me nei libri ed in rete, nelle carte giudiziarie, nei resoconti stenografici delle commissioni parlamentari di inchiesta, nelle informative di polizia e nelle veline di intelligence e riconosco dei pezzi della mia vita ricomposti come un mosaico da parte di chi, quella vita non conosce, e ne ricostruisce una immagine strumentale, ora per parlarne bene oppure denigrarla.

Nella mia vita ho sempre investito nella indipendenza intellettuale, anche quando ero in uniforme a soli sedici anni di età e ben ricordo il commento di un superiore già anziano che mi diceva che ero “un ottimo soldato ma un pessimo militare”.

Il proprio nome citato sui libri non è un vanto per fingere di essere “importante” ma il rischio di essere oggettualizzato anche nella attualità che, coi fatti storici di un libro, non ha necessariamente un collegamento diretto ed infatti confonde il conoscente di turno che conosce solo la mia capacità nel fare un “5e5” con la farina di ceci.

A dire il vero mia moglie Sara da dieci anni mi consiglia di scrivere un libro e chissà che questo non accada ma, prima, voglio essere certo che quel libro non sia il rifugio della difficoltà di una vita normale ma un confronto futuro, per i miei figli, sulla storia del Padre, scritta anche da me…

F.