“An-najdah!” Riflessioni sulla strage di Christchurch…

15 Marzo 2019 Off Di Fabio Piselli
“An-najdah!” Riflessioni sulla strage di Christchurch…

Un amico mi ha inviato il video completo del massacro di Christchurch in Nuova Zelanda, ho scelto di vederlo e dopo che ne ho osservato le lunghe immagini ho voluto poi solo ascoltarne i suoni e le voci chiudendo gli occhi, per non essere solo un osservatore dalla parte di chi ha girato il video ma ho voluto provare ad essere anche dalla parte di chi cadeva sotto i suoi colpi.

Mi è parso così di sentire una frase in arabo, il cui significato è quello di chiedere aiuto, come descrivo nel titolo.

L’assassino ha sparato nel mucchio contro sagome umane del poligono della sorte, ripercorrendo con cura i colpi già sparati contro chi ormai a terra poteva anche simulare di essere morto, per avere egli la certezza del suo agire, sicuro nello sparare ma molto meno nella gestione dell’arma; un inesperto dell’uccidere in realtà che avrebbe potuto essere fermato da chiunque avesse avuto una propria arma, il quale ha abbattuto invece senza ostacoli delle persone inermi, indifese, innocenti.

Rifletto proprio sulla parola innocenti, pensando che questa odierna strage ci offre un confronto diverso dal passato, oggi ognuno di noi potrà riconoscersi infatti sia nel tiratore che nelle vittime.

La nostra sete di inconscia vendetta contro gli islamici coltivata di fronte alle tante stragi compiute da uno dei tanti integralisti islamici che decapitano, sparano, sgozzano, bruciano le loro vittime, ha avuto una goccia di silente soddisfazione nell’osservare “uno di noi” abbatterne così tanti. Arrivo a pensare, se guardo nel profondo di chi ha visto in passato la cieca violenza della cosiddetta guerra santa contro l’occidente.

La razionalità ci aiuta invece a prendere la reale coscienza di un massacro compiuto da un altro integralista, che sarà presumibilmente descritto come un soggetto patologico, che non è affatto uno di noi, invece pronti a riconoscerci nelle vittime che ha ucciso perchè era gente comune, che stava praticando una ritualità comune anche a molti di noi, quella di recarsi in un luogo di culto e pregare, ritrovarsi.

Dovremmo porci in discussione, per comprendere quanto in realtà siamo addolorati per la morte di tutte quelle persone e quanto saremo capaci di considerarli dei soggetti che hanno perduto la vita per mano di un assassino, oppure solo degli oggetti abbattuti in nome di un contrapposto integralismo.

Attendiamoci una risposta da chi ne vendicherà la morte provocando altra morte e questa è l’unica dinamica della simpatia, niente altro che un innesco in progressione che innesca il successivo.

Leggendo quanto sopra mi evidenzia che ho avuto un pensiero armato, quell’arma che avrebbe potuto abbattere facilmente l’assassino, il cui comportamento dimostra molto tempo passato al poligono e perciò capace di sparare ma non di proteggersi, tanto che si è reso vulnerabile ad una potenziale semplice reazione laddove vi fosse stata una qualche forma di sicurezza armata.

Forse voleva solo morire anche lui, dando così senso ad una vita probabilmente segnata dai meccanismi psicologici che ora diranno essere la causa del crollo psicotico che ne ha fatto perdere la ragione.

Il videogioco della vita ha avuto un alto punteggio oggi, questo sembravano quelle immagini di morte, augurandoci che tutto questo non sviluppi la banalità dell’uccidere, dell’abbattere delle persone inermi in cerca di un record da battere.

Chi uccide dei civili disarmati colti di sorpresa è un vigliacco assassino, sempre, non è nessuno di noi, non un soldato, non un cittadino esasperato, non un credente, nulla altro che un banale vigliacco assassino…

F.P.